“La Città del Sole” di Tommaso Campanella

La Città del Sole, Tommaso Campanella«A distanza di circa tre anni dagli eventi calabresi, recuperata la salute dopo sei mesi dallo strazio della tortura, in uno stato d’animo di rinnovata fiducia per essere riuscito a conservare la vita superando prove terribili, Campanella compone la sua operetta più famosa, la Città del Sole, che, come è stato acutamente detto, si configura al tempo stesso come il programma di un’insurrezione fallita e la sua idealizzazione filosofica. […] Su una carta ancora bianca egli traccia la mappa, dalle linee al tempo stesso semplici e minuziose, della città che non c’è, «idea filosofica di repubblica» e «dialogo poetico», per suggerire criteri e norme di una comunità possibile in cui gli uomini possano vivere una vita più giusta e armoniosa […].

La città sarà tanto più compatta e felice quanto più sarà un «corpo di repubblica». […] la ‘repubblica’ è un organismo vivente, che deve mirare a preservare e incrementare la propria salute, anche fisica, e che come ogni organismo è composta da membra molteplici e diversificate per compiti e funzioni, ma tutte coordinate al benessere dell’insieme, condizione e orizzonte di quello delle singole parti.

Protetta e difesa da sette cerchia di mura, in cui sono accorpati i palazzi delle abitazioni, la città è collocata in un luogo dal clima ideale, che favorisca la sua salute fisica, e sulle pendici di un colle, perché l’aria sia più leggera e pura. Uno degli aspetti di maggior rilievo della comunità solare è la concezione e la distribuzione del lavoro. […] Per i Solari nessuna attività è vile o bassa, e ognuna ha pari dignità – anzi, sono più lodate quelle che richiedono maggior fatica, come la professione del fabbro e del muratore. Tutti devono conoscere ogni mestiere e poi ognuno pratica quello per cui mostra una più spiccata attitudine, e anche chi ha menomazioni fisiche contribuisce secondo le sue possibilità. I Solari non hanno schiavi, bastano a se stessi e nessun servizio è ritenuto indegno […].

Grazie all’equa suddivisione del lavoro, è sufficiente che ognuno dedichi all’attività lavorativa quattro ore al giorno: ma è fondamentale che lavorino tutti, perché l’ozio degli uni si ripercuoterebbe sullo sfruttamento e la fatica degli altri […]. Quanto ai beni e alla proprietà, i Solari non posseggono nulla, ma tutto è comune, dai pasti alle abitazioni, dall’apprendimento delle scienze all’esercizio delle attività, dagli onori ai divertimenti, dalle donne ai figli: vi è chi è preposto alla distribuzione di ogni cosa e sorveglia che ciò avvenga secondo giustizia, ma nessuno può appropriarsi di alcunché. […].

Uno degli aspetti più spettacolari e immaginosi della Città del Sole, che colpì da subito i suoi lettori, è quello delle mura dipinte. I gironi non sono solo cerchi per racchiudere e proteggere la città, ma anche le quinte di uno straordinario teatro e le pagine di un’enciclopedia illustrata del sapere. […] Le pareti dei loggiati dei palazzi sono «istoriate» con le immagini di tutte le arti e le scienze: a partire dal muro che regge le colonne del tempio e via via scendendo nei vari gironi, secondo l’ordine dei pianeti, da Mercurio a Saturno, incontriamo la raffigurazione del cielo e delle stelle, delle figure matematiche, di ogni paese della terra «con li riti e costumi e leggi loro», e quindi tutte le meraviglie e i segreti del mondo minerale, vegetale ed animale, per giungere agli uomini. Nel muro interno del sesto girone sono rappresentati «tutte l’arti meccaniche e l’inventori loro». […] Nel muro esterno sono rappresentati «tutti l’inventori delle leggi e delle scienze e dell’armi» – ed è qui che il Genovese, in «luogo molto onorato» (ma insieme a Mosè, Osiride, Giove, Mercurio e Maometto) riconosce Cristo e i dodici apostoli.

Il sapere non è racchiuso in libri conservati in luoghi separati come le biblioteche, ma è tutto squadernato sotto gli occhi di tutti: visualizzazione che favorisce un apprendimento più rapido (i Solari imparano in un anno quello che da noi si impara in dieci o quindici anni), più agevole e più efficace, in quanto connesso con l’arte della memoria, che insisteva sulla forza evocativa ed emotiva delle immagini. Fin dalla più tenera età i bambini percorrono, opportunamente guidati e seguendo corretti ritmi e itinerari, questo teatro del sapere e imparano gioiosamente, come per gioco, senza fatica e pena. Il Metafisico, capo politico e spirituale, deve essere il più sapiente di tutti. […]

Oltre alla comunità dei beni e alle pareti dipinte, un altro aspetto caratterizza la città solare, ed è quello più difficile e sconcertante, che Campanella stesso presenta come cosa «dura e ardua»: la comunità delle donne. La soluzione adottata dai Solari riguarda un problema specifico, che è quello della generazione. […] L’atto generativo comporta un’enorme responsabilità da parte di chi genera, e se viene esercitato in modo scorretto può dar luogo a una lunga catena di sofferenze. […] La generazione dovrà pertanto rispettare precise norme, e non essere affidata al caso né ai sentimenti individuali. I Solari infatti distinguono tra amore ed esercizio della sessualità. L’attrazione tra gli uomini e le donne (che è basata sull’amicizia e il rispetto più che sulla «concupiscenza ardente») si esprime in modi non privi di gentilezza, ma estremamente pudichi e molto lontani dalla sessualità. […] La sessualità generativa (è contemplata, ma a un livello inferiore, anche quella esercitata «per delizia o per servire alla necessità», e in ogni caso «a nullo manca il necessario quanto al gusto») deve rispettare tutta una serie di disposizioni, concernenti soprattutto la combinazione di ‘accoppiamenti giudiziosi’ per doti fisiche e morali e la scelta dell’ora favorevole, stabilita dall’astrologia – che nella città solare gioca un ruolo di primo piano, in quanto è una sorta di orologio cosmico, che segnala i tempi opportuni per mettere in sintonia gli eventi umani con le adeguate figure celesti. […].

Oltre che quello di generatrici, le donne hanno un ruolo importante nella città solare. Liberate dal peso della cura e dell’educazione individuale dei figli, esse esercitano le stesse attività pratiche degli uomini, evitando solo quelle più faticose, apprendono le scienze speculative e possono dedicarsi alle arti, come la pittura e la musica. Campanella non le esclude neppure dall’esercizio delle armi, a scopi ausiliari e difensivi. […]

La religione solare (che pur riconosce princìpi fondamentali del cristianesimo quali l’immortalità dell’anima e la provvidenza divina) è una religione naturale che stabilisce una specie di osmosi con il cielo e gli astri. Il tempio è aperto e non circondato da mura […]. Sulla volta della cupola del tempio sono raffigurate le stelle con le loro corrispondenze con gli enti terrestri; l’altare, che è unico e sul quale vi sono, affiancati, solo i due globi del cielo e della terra, è a forma di sole; le preghiere sono rivolte al cielo; il compito dei ventiquattro sacerdoti che vivono in celle collocate nella parte più alta del tempio – che è così anche una sorta di osservatorio astronomico – è quello «di guardar le stelle e notare con astrolabi tutti li movimenti loro e gli effetti che producono»: essi «dicono l’ore della generazione e li giorni del seminare e raccogliere, e serveno come mezzani tra Dio e gli uomini». […]

La città del sole
  • Campanella, Tommaso (Autore)

Già in queste pagine Campanella ha imboccato quella strada che percorrerà nel tempo, comunicando quell’intuizione che andrà sviluppando e perfezionando: fra natura e religione non c’è conflitto e antagonismo, ma continuità e armonia […]. Il problema più delicato riguarda il rapporto fra cristianesimo e religione naturale. Anche a questo proposito, Campanella non esita ad affermare che non c’è contrasto fra i due livelli: il cristianesimo, espressione della razionalità divina, non può che coincidere con la religione naturale, e l’aggiunta dei dogmi e dei sacramenti non ha il fine di distruggere la natura, bensì di perfezionarla.»

tratto da Tommaso Campanella. Il libro e il corpo della natura di Germana Ernst, Laterza

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