“La casa degli spiriti” di Isabel Allende

La casa degli spiriti, Isabel Allende, riassunto, tramaLa casa degli spiriti è un cerchio che si apre e si chiude. “Barrabàs arrivò in famiglia per via mare” è la prima e l’ultima frase del romanzo e rappresenta il passaggio di consegne fra nonna e nipote. In bilico fra meraviglia e realtà, l’opera prima dell’autrice cilena Isabel Allende si inserisce a pieno diritto nel filone del realismo magico sudamericano e nell’Olimpo della sua letteratura. Risulterebbe infatti riduttivo relegare questa narrazione nel genere della saga familiare, proprio per la presenza di elementi fantastici e tribali che richiamano una mistica del sangue. Ogni personaggio all’interno del clan è infatti legato indissolubilmente agli altri, in un gioco di corrispondenze che continua anche oltre la morte. Il dialogo con i defunti è un tema cardine della produzione della scrittrice e della sua vita personale. Questo libro infatti nacque l’8 gennaio del 1981 come una lettera indirizzata al nonno morente. Allo stesso modo anche il successivo Paula del 1995 è una delicata indagine del proprio dolore durante il coma della figlia, a cui racconta la loro storia delle proprie radici.

La trama

La casa degli spiriti segue per tre generazioni le vicende della famiglia Trueba-Del Valle e alterna il punto di vista del suo patriarca Estebàn a quello delle figure che gli orbitano attorno. Il ritmo dell’intreccio alterna una esposizione esterna in terza persona all’io narrante dei singoli personaggi. Fra questi spicca il capofamiglia che in toni a tratti elogiativi, a tratti giustificatori, fornisce la propria versione dei fatti.

Nessuno mi leverà dalla testa l’idea che sono stato un buon padrone. Chiunque avesse visto Le Tre Marie ai tempi dell’abbandono e le vedesse ora, che è un’azienda modello, dovrebbe essere d’accordo con me. Per questo non posso tollerare che mia nipote mi venga a parlare di lotta di classe perché se stiamo ai fatti, quei poveri contadini stanno meglio adesso che cinquant’anni fa.

Nonostante la sua voce infestante questo romanzo è però da considerare essenzialmente femminile. A tirare le fila degli eventi sono infatti le donne amate e bistrattate dal protagonista. Clara, Blanca e Alba rientrano in entrambe le categorie e sono rispettivamente sua moglie, sua figlia e sua nipote. Tutte e tre condividono un destino e un nome che evoca luce e candore, caratteristiche che contrastano il machismo dispotico di Estebàn. Clara non è una creatura di questo mondo: riesce infatti a comunicare con gli spettri e a prevedere il futuro. Nonostante la sua generosità e il suo affetto, risulta però aliena e sfuggente al suo stesso marito.

Estebàn si rendeva conto che Clara non gli apparteneva e che se lei avesse continuato ad abitare in un mondo di apparizioni, di tavolini a tre gambe che si muovono da soli e di carte che scrutano il futuro, la cosa più probabile era che non gli sarebbe mai appartenuta.

La loro primogenita, Blanca, è segnata da un sentimento impossibile per Pedro Terzo, un mezzadro della tenuta del padre. Il loro rapporto culmina con il concepimento di una bambina, coperto da un matrimonio di convenienza con un nobile francese. La separazione violenta dei due innamorati porterà ad un’insanabile frattura, dovuta anche dalla presa di posizione di Clara a favore della figlia.

“Pedro Terzo non ha fatto nulla che tu non abbia fatto” disse Clara, quando riuscì ad interromperlo “Anche tu sei andato a letto con donne non sposate che non erano della tua classe. La differenza è che lui l’ha fatto per amore. E anche Blanca.” Trueba la guardò, paralizzato dalla sorpresa. Per un attimo la sua ira sembrò sgonfiarsi e si sentì beffato, ma subito un’ondata di sangue gli montò alla testa. Perse il controllo e scaricò un pugno sulla faccia di sua moglie, facendola cozzare contro la parete.

Questo gesto porta ad un estraniamento di Estebàn dalla famiglia, sanato parzialmente dalla nascita della nipote. Alba diventa infatti la sua occasione di riscatto e risulta destinataria di un affetto autentico, che esula dalle dinamiche di potere tipiche dei suoi rapporti.

Il loro legame viene però messo a dura prova: il nonno viene eletto senatore nell’ala conservatrice, mentre la giovane si innamora di un guerrigliero. L’instaurazione del regime dittatoriale scompiglia le loro sorti e porta l’anziano a vacillare nelle proprie convinzioni e ad annegare nella propria impotenza. Alba viene portata via per collaborazionismo e nemmeno le sue amicizie politiche riescono a farla tornare a casa.

Il finale
Questo universo letterario sembra assumere la forma di un tribunale femminile. Molteplici donne puntano il dito contro il protagonista che sembra essere in attesa di una condanna o di un’assoluzione. Sotto le oscillazioni di una bilancia che soppesa Bene e Male, l’uomo viene punito per i suoi soprusi nel peggiore dei modi: sulla pelle della persona da lui più amata.

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Il primo motore immobile della vendetta è una figura dai contorni scoloriti dal tempo. Si tratta di Pancha, un’indigena con cui ebbe un figlio. Violentata e allontanata dalla casa padronale, nutre per anni la propria discendenza con l’odio verso i proprietari terrieri. Viene a crearsi così una linea di sangue parallela a quella ufficiale, culminata nella figura di Estebàn Garcìa. Il nipote bastardo porta il nome dello stupratore e condivide la sua sete di potere. L’ambizione lo spinge a lasciare l’ambiente rurale per arruolarsi nella polizia e diventare poi colonnello. Approfittando dei tumulti arresta Alba, l’erede legittima, e perpetua il ciclo di violenza iniziato dal loro nonno sul corpo della ragazza.

Un giorno il colonnello Garcìa si sorprese ad accarezzare Alba come un innamorato e a parlarle della sua infanzia in campagna, quando la vedeva passare lontana, per mano al nonno, con i suoi grembiulini inamidati e l’alone verde delle sue trecce mentre lui, scalzo nel fango, giurava a sé stesso che un giorno le avrebbe fatto pagare cara la sua arroganza e si sarebbe vendicato del suo destino da bastardo.

Per fortuna però anche le azioni generose di Estebàn il vecchio non passano inosservate. Transìto Soto, una prostituta a cui aveva prestato dei pesos d’oro, memore del proprio debito, riesce a liberare la prigioniera. Nel periodo di reclusione questa trova conforto nel ricordo di Clara e nello strumento da lei usato: la scrittura. All’uscita ad attenderla ci saranno i quaderni della nonna, un insieme di suggestioni e aneddoti sulle persone a lei più care. Alba ne raccoglierà l’eredità per scrivere la storia di famiglia in tutta la sua bellezza e nelle sue numerose contraddizioni.

Francesca Pozzo

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