La bottega delle narrazioni. Letteratura, televisione, cinema, pubblicità, Giorgio Grignaffini, Stefano CalabreseProf. Giorgio Grignaffini, Lei ha curato con Stefano Calabrese l’edizione del libro La bottega delle narrazioni. Letteratura, televisione, cinema, pubblicità pubblicato da Carocci. Lo storytelling ha ormai pervaso e informato di sé i più diversi ambiti sociali: a cosa si deve tale successo
Ad avere successo in questi ultimi anni non è tanto lo storytelling da intendersi come “narrazione”, in quanto da sempre la cultura, l’economia, la politica, la religione, addirittura la vita interiore di ognuno di noi si strutturano secondo modelli riconducibili al racconto: tra gli altri filosofi come Paul Ricoeur o semiologi come Algirdas J. Greimas e Umberto Eco fin dagli anni ‘60 hanno riconosciuto infatti nella narrazione il substrato comune alla stessa conoscenza umana. Quello che è diventato “di moda” ultimamente è il termine stesso “storytelling” che viene applicato come se fosse una novità a tanti ambiti disciplinari o della vita sociale. Quando si dice che un partito politico ha trovato uno storytelling efficace non significa che fino a qualche anno fa la politica non raccontasse (o si raccontasse), ma semplicemente che nel discorso pubblico, in particolare giornalistico, non ci si era ancora accorti di quanto ogni visione del mondo e quindi ogni politica siano sempre strutturate e divulgate in forme riconducibili in profondità alla narrazione. Quello che abbiamo cercato di fare con questo testo è stato cercare di fornire una base insieme teorica e pratica a questo elemento centrale della comunicazione che finalmente è stato riconosciuto come fondamentale nella nostra società.

Il libro ospita un saggio di Sandrone Dazieri sul romanzo: quali mutamenti ha subito oggi il genere?
È difficile dare una risposta riguardo a un mondo così ampio e variegato quale quello del romanzo, dove convivono forme e generi tanto diversi. Il romanzo di genere credo che non abbia subito cambiamenti radicali negli ultimi 15/20 anni: forse la maggiore innovazione sta nell’aver risentito in qualche misura della grande esplosione della serialità televisiva di qualità, che ha ridefinito i modi del narrare e che, volontariamente o no, ha influenzato anche il modo di costruire le storie e di coinvolgere il lettore. In ogni caso, nonostante il romanzo abbia attraversato nel Novecento molteplici stili e modelli, alcuni che andavano in direzione contraria alla narrazione classicamente intesa, credo che la dimensione più tradizionalmente narrativa sia rimasta dominante.

In che modo le serie tv interpretano le forme contemporanee di narrazione?
Come dicevo prima le serie tv di qualità (ci tengo a sottolinearlo in quanto nell’enorme produzione di narrazione televisiva che sta ormai invadendo televisioni e piattaforme online solo una piccola parte è davvero innovativa) stanno in parte sostituendo nell’immaginario collettivo e nei consumi mediali altre forme di narrazione come la letteratura, il fumetto o il cinema. O meglio, più che sostituendo si stanno affermando come modelli di riferimento, sono divenute argomento di conversazione, e questo perché hanno superato i canoni tradizionali del racconto seriale televisivo mettendo in scena nuovi tipi di personaggi (ad esempio inserendo nei ruoli dei protagonisti i “cattivi”), lavorando sulle scansioni temporali (non ci sono più i modelli rigidi che dominavano fino agli anni ’80, con il classico “telefilm” con il caso giallo che si risolve in un episodio secondo uno schema fisso) e sui generi (sia rinnovando quelli classici sia aprendo alla tv anche altri mondi come il fantasy, il distopico). Quindi la narrazione delle serie tv sta mettendo in pratica una sovversione delle regole classiche del racconto tipico dell’industria culturale, codificata nella letteratura o nel cinema popolari e si candida per certi versi a diventare un modello narrativo universale.

Anche gli spot pubblicitari sono ormai divenuti vere e proprie ‘pillole’ narrative: quali strategie narrative adotta oggi la comunicazione pubblicitaria?
Anche in questo caso la narrazione è presente nella comunicazione pubblicitaria fin dagli albori: penso alla televisione italiana con Carosello che prevedeva che i filmati pubblicitari veri e propri venissero preceduti da una parte narrativa in cui era addirittura vietato citare il marchio dell’inserzionista. Ora i formati pubblicitari sono molto diversificati per realizzare campagne articolate su più media, dalla tv alla stampa, dall’outdoor al sempre più fondamentale online: la narrazione spesso assume forme differenti adattate ai diversi mezzi in cui verrà ospitata, creando così campagne molto complesse e interessanti.

Come si realizza il transmedia storytelling?
Ecco, l’esempio che ho appena fatto relativamente alla pubblicità è un buon modello di transmedia storytelling. Come dimostra in modo molto efficace Max Giovagnoli nel contributo del libro La bottega delle narrazioni, si tratta di concepire il racconto in maniera policentrica, disseminando gli elementi chiave che costituiscono la storia su diversi media e creando così percorsi differenti che il fruitore (che deve incarnare così diversi ruoli, da lettore, a spettatore a utente del web o ascoltatore della radio ecc.) può percorrere in modo diverso e non preordinato, a differenza del racconto tradizionale che accompagna, per così dire, il lettore da un passaggio all’altro della storia. È un modo di raccontare innovativo e molto interessante che Giovagnoli spiega in modo molto chiaro, e direi, avvincente.

Nel libro, al termine di ciascun capitolo, viene fornito come esempio di narrazione un possibile prequel, sequel o spin-off dell’incontro manzoniano tra don Rodrigo e Lucia: quali sono, a Suo avviso, gli esempi più riusciti?
Devo dire, e non lo faccio per captatio benevolentiae nei confronti degli amici che hanno accettato di partecipare a questa pubblicazione, che tutti i contributi sono stati sorprendentemente brillanti in sé e illuminanti rispetto all’argomento del libro. Ognuno, pur partendo dallo stesso spunto ha elaborato con intelligenza e sensibilità la materia narrativa e ha esplorato le potenzialità espressive del mezzo prescelto. E credo che aver utilizzato un testo di riferimento della nostra letteratura abbia permesso di ottenere una serie di esempi di come il mestiere del narratore vada al di là della pura e semplice capacità di creazione di una storia, ma sia appunto un “mestiere” che va affinato con tecnica e con tanto lavoro.

Giorgio Grignaffini è direttore editoriale della Taodue Film (Mediaset Group) e docente all’Università Cattolica di Milano e allo IULM, dove insegna Prodotti TV: analisi e scenari nel Corso di Laurea in Televisione, cinema e new media. È stato Vicedirettore Fiction di Mediaset e Responsabile delle Produzioni fiction di Canale5.

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