“La biblioteca di Dostoevskij. La storia e il catalogo” di Lucio Coco

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Prof. Lucio Coco, Lei è autore del libro La biblioteca di Dostoevskij. La storia e il catalogo edito da Olschki: cosa ci resta della biblioteca dello scrittore russo?
La biblioteca di Dostoevskij. La storia e il catalogo, Lucio CocoVolendo dare una rappresentazione schematica della biblioteca di Dostoevskij secondo un ordine tematico, è possibile raggruppare il patrimonio del fondo librario in quattro sezioni così suddivise (tra parentesi è indicato il numero dei volumi): 1. Letteratura. Filologia. Storia della letteratura. Critica. Folklore (214); 2. Teologia. Filosofia. Storia (103); 3. Sociologia. Diritto. Scienze naturali. Medicina. Arte. Letteratura per ragazzi. Dizionari. Varie (140); 4. Libri e periodici in lingua straniera (92), per un totale di 549 libri. Anche se risulta essere poca cosa di fronte, per esempio, ai più di ventiduemila volumi della biblioteca di Tolstoj, si tratterebbe comunque di un lascito cospicuo, se non fosse che a noi oggi della biblioteca di Dostoevskij rimangono meno di una trentina di volumi (29 per l’esattezza), di altri diciassette restano solo alcune copertine, dei frontespizi, degli occhielli oppure dei fogli di sguardia conservatisi perché vi era una dedica o un pensiero dell’autore e del donatore, reperti questi che danno l’idea di uno smembramento e anche del trattamento violento che toccò in sorte alla biblioteca dello scrittore.

Quali testi componevano la biblioteca dello scrittore russo?
Facendo riferimento all’ordine con cui sono classificati i libri tra gli immaginari scaffali l’ambito letterario è certamente quello più rappresentato. Perciò per quel che concerne la letteratura russa si possono citare i libri di Gogol’, Herzen, Lermontov, Leskov, Nekrasov, Puškin, Saltykov-Ščedrin, Turgenev, Tolstoj. Anche il folklore russo era ben rappresentato attraverso le Fiabe popolari russe di Afanas’ev, i Canti popolari russi di Kireevskij, il Il libro degli eroi di Kiev di Avenarius e la Poesia degli slavi di Gerbel’. La classicità greco-latina figurava con le letture delle opere di Aristofane, Eschilo, Omero, Platone, Senofonte, Giulio Cesare, Plinio, Tacito, Virgilio. Le letterature straniere anch’esse sono ben rappresentate. In area anglosassone si registra la presenza di Lord Byron, Cooper, Walter Scott e Dickens, un romanziere particolarmente apprezzato e amato da Dostoevskij nel corso della sua vita. Tra gli autori tedeschi sono presenti Goethe, Hoffmann e Schiller mentre tra gli spagnoli c’è Cervantes con il Don Chisciotte. Tuttavia il gruppo più numeroso tra i libri stranieri è quello degli autori francesi con Balzac, Bernardin de Saint-Pierre, Chateaubriand, Corneille, Lesage, Molière, Racine, Sand, Sue, Voltaire, Zola e diversi altri tra i quali occupa un posto speciale Victor Hugo, nei confronti del quale Dostoevskij serbava una particolare ammirazione.

Tra gli scaffali di questa biblioteca un numero significativo di volumi è rappresentato dalle opere di storia sia relative alla storia in generale che a quella russa. Per la prima i nomi sono quelli di Buckle, Guizot, Jäger, Carlyle, Lamartine, Thiers, Prescott, Schlosser, mentre nell’altro gruppo si annoverano le opere di Karamzin, Kotošichin, Pogodin, Sergeevič, Snegirev, S. Solov’ev, Zabelin. Tra i filosofi si contano i libri di Chomjakov, Čičerin, Danilevskij, Kuno Fischer, Schopenauer, V. Solov’ev, Strachov. Inoltre la presenza di un significativo gruppo di opere di argomento religioso testimonia la familiarità di Dostoevskij con questi testi come è dimostrato anche dalla corrispondenza del periodo dell’esilio. Dei circa seicento libri della biblioteca di Fedor Dostoevskij censiti dalla moglie Anna Grigor’evna la sezione dei volumi di argomento religioso comprende una sessantina tomi in lingua russa e altri sei in francese. Più o meno essi costituiscono circa un decimo dell’intero fondo librario dello scrittore. Materialmente se ne sono conservati solo otto. Sette di essi sono presso l’IRLI (“Istituto di Letteratura russa”) di San Pietroburgo. Invece il famoso Vangelo di Tobol’sk, nella versione della “Società biblica russa” (1823), donatogli dalla moglie del decabrista Armenkov, che accompagnò Dostoevskij durante i quattro anni di lavori forzati a Omsk in Siberia e che egli sottolineò e graffiò con le unghie durante quella terribile esperienza, è conservato nella “Sezione manoscritti” della “Biblioteca di Stato russa”. Se si pensa che in tutto i libri superstiti della biblioteca non superano la trentina di volumi insieme a poco più di una dozzina tra copertine, frontespizi e fogli di sguardia, anche in questo caso, si tratta di una cifra significativa attestandosi intorno al trenta per cento circa del materiale librario superstite.

Quali perdite aveva subito la biblioteca già durante la vita dello scrittore?
Durante il viaggio in Europa di Fedor Dostoevskij (1867-1871), Pavel Isaiev, il figlio della sua prima moglie, Marija Dmitrievna, aveva venduto diversi volumi ai librai di San Pietroburgo. Così Anna Grigor’evna descrive nei suoi Ricordi l’increscioso episodio: «Possedeva una magnifica biblioteca, della quale aveva rimpianto la mancanza all’estero. Essa conteneva una grande quantità di ibri avuti in regalo dagli autori stessi, con dediche autografe: molte opere storiche, alcuni trattati sulle antiche cerimonie ortodosse, a cui mio marito si interessava molto. Alla nostra partenza Pavel Aleksandrovič pregò mio marito di lasciargli la biblioteca, affinché potesse usarla per ampliare la propria cultura e gli promise che l’avrebbe conservata intatta fino al suo ritorno; ma poi, avendo bisogno di denaro, vendette tutto a diversi librai. Ai rimproveri rispose con insolenze, affermando che il torto era nostro, perché non gli avevamo inviato puntualmente il denaro. La perdita della biblioteca addolorò molto Fedor Michailovič, sia perché non aveva più la possibilità di riacquistarla, sia perché c’erano alcune opere rare e introvabili» (cito dall’ed. Castelvecchi).

Cosa accadde al patrimonio librario dostoevskiano dopo la sua morte?
Post mortem, oltre alle donazioni per la biblioteca di Staraja Russa e per il «Museo alla memoria di Dostoevskij» a Mosca, un’altra parte della biblioteca dello scrittore finì nella libreria personale di Anna Grigor’evna. Un’altra quota era passata nella proprietà del figlio Fedor Fedorovič», il secondo figlio superstite, insieme alla maggiore Ljubov’, dei quattro avuti dallo scrittore. Si tratta di un’annotazione significativa perché dà conto di un altro rivolo che prende il patrimonio librario dei Dostoevskij e segna un ulteriore momento del suo processo di dispersione. Al figlio secondo la volontà paterna sarebbe dovuto andare anche il «Vangelo della Siberia», che di fatto però rimase nelle mani di Anna Grigorev’na. In seguito il volume passò nell’Appartamento-museo dello scrittore aperto nel 1928 a Mosca in quella che era stata la casa della sua infanzia alla Božedomka, per essere successivamente trasferito (dal 1939) nel “Fondo manoscritti” della Biblioteca di Stato Russa (ex Biblioteca “Lenin”) dove oggi è conservato come una reliquia, probabilmente la più preziosa, di quella che un tempo era stata la biblioteca di Dostoevskij.

Lucio Coco è curatore di importanti edizioni di testi dei Padri della Chiesa quali Giovanni Crisostomo, Evagrio Pontico, Gregorio di Nazianzo e Gregorio di Nissa. Si è inoltre interessato alla storia della spiritualità cristiana, approfondendo quella russa, nel cui ambito ha curato la prima edizione del Meterikon nella versio russica di Feofan Zatvornik (Mondadori) e dedicando particolare attenzione al fenomeno dello jurodstvo nella sua declinazione femminile con l’edizione delle Sante stolte della Chiesa russa (Città Nuova). Per i tipi di Olschki sono sue diverse prime edizioni di testi letterari bizantini, come gli Erotopaignia, le Sentenze Morali e l’epistola sulla Formazione del principe di Fozio, l’Elogio del cane dell’umanista Teodoro Gaza e l’Elogio del vino di Michele Psello.

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