Mons. Prof. Marco Ballarini, Lei ricopre il ruolo di Prefetto della Veneranda Biblioteca Ambrosiana, un’istituzione che da più di quattrocento anni si occupa di promuovere l’amore del Vero e del Bello per il bene delle persone, della Chiesa e della società: come si declina oggi questa missione?
Il primo compito è naturalmente quello di conservare lo straordinario patrimonio ricevuto in eredità dal Cardinale Federico Borromeo e accresciutosi lungo i secoli, affinché non solo oggi ma anche in futuro se ne possa pienamente usufruire.
Fin dall’inizio, poi, il Fondatore volle che non ci fosse soltanto una raccolta di libri e di quadri, ma un “Collegio di Dottori” che si dedicasse allo studio del materiale raccolto: una biblioteca senza qualcuno che ordini, studi, e cataloghi è semplicemente un deposito di carte sepolte, incapaci di parlare anche oggi.

L’Ambrosiana rappresenta uno scrigno che racchiude in sé una Biblioteca, una Pinacoteca e un’Accademia: tre realtà tra loro complementari volte a promuovere l’amore per le lettere, le arti, la scienza e il bello. Quali sono le attività istituzionali delle tre realtà?
Per quanto riguarda la Biblioteca l’attività fondamentale è quella di mettere quotidianamente a disposizione degli studiosi (dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 17) i preziosi materiali, spesso unici, da noi conservati. Ma la Biblioteca deve anche continuamente aggiornarsi nei suoi strumenti di studio, deve mantenere rapporti con studiosi di tutto il mondo e anche con altre Biblioteche, in Italia e all’estero. Particolarmente stretti sono, ad esempio, i legami con l’Università Cattolica di Milano e con quella di Nôtre-Dame nell’Indiana.

La Pinacoteca, oltre all’apertura al pubblico (martedì-Domenica, 10-18) deve curare l’allestimento di mostre, in sede e fuori sede. Particolarmente intensa è questa seconda attività nell’anno del Centenario leonardiano tutt’ora in corso. L’Ambrosiana ha partecipato all’allestimento di mostre a Roma (Scuderie del Quirinale), a Firenze (Palazzo Vecchio e Uffizi), ma anche in Arabia Saudita, e scambi significativi sono in corso con il museo del Louvre.

L’Accademia è costituita da diverse Classi (Borromaica, di Sant’Ambrogio, Asiatica, del Medio Oriente, di Italianistica, di Studi greci e latini, di Slavistica, Africana) e ogni classe organizza annualmente il proprio Dies academicus, con studiosi provenienti da ogni parte del mondo. Oltre al Dies ci sono decine di altre attività: Scuole di Filologia, Incontri Danteschi, Giovedì letterari, Presentazioni di codici, Settimane per studenti stranieri, Summer School per studenti liceali, Letture di nuovi classici…

Quali sono i tesori bibliografici più preziosi conservati dalla Biblioteca Ambrosiana?
Domanda davvero imbarazzante, meglio sarebbe estrarre a sorte. Iniziamo dai più antichi: L’ Ilias picta, del V-VI sec., 52 frammenti con testo e illustrazione di scene dell’Iliade; le Antiquitates Iudaicae di Giuseppe Flavio del VI sec; il Canone muratoriano del VII-VIII; la Bibbia di Ulfila e la cosiddetta Siro-esaplare (contiene la traduzione in siriaco della Quinta Colonna dell’Esapla di Origene) del sec. VIII… Altri sono meno antichi ma forse altrettanto, e più, preziosi, come il celeberrimo Virgilio appartenuto a Francesco Petrarca, con sue note autografe (tra cui quella “obituaria” riguardante Laura); il De divina proportione di Luca Pacioli, con disegni acquarellati di 60 solidi di mano di Leonardo; il Codice Atlantico di Leonardo, 1119 fogli; il Libro degli animali di Al Gahiz, arabo, del sec. XV, illustrato; i cosiddetti “libri d’ore” in particolare il Libro d’ore Borromeo (sec. XV), riccamente miniato da Cristoforo De Predis… Naturalmente sono infinitamente di più quelli che potrebbero comparire in questo elenco, tenendo presente che la Biblioteca Ambrosiana possiede circa 40.000 manoscritti.

La Biblioteca Ambrosiana, fondata dal cardinale Federico Borromeo nel 1607, fu tra le prime a consentire l’accesso a chiunque fosse in grado di leggere e scrivere: come si traduce oggi l’impegno a favore della diffusione della conoscenza?
La grande inaugurazione, con apertura al pubblico, avvenne il giorno dell’Immacolata (8 dicembre) del 1609 e Federico volle che a quanti vi entravano fossero offerti “carta, penna e calamaio”, cioè tutto quanto era necessario allo studio. Oggi la maggior parte degli studiosi si porta ovviamente il proprio P. C., ma sono, come allora, gratuitamente accolti e accompagnati nelle ricerche. Ci sono inoltre moltissime pubblicazioni “targate Ambrosiana”: le varie serie dei Dies academici delle diverse classi; i cosiddetti Fontes Ambrosiani, più antichi ma non morti, la collana più recente Studi e testi giunta al 27° volume. Inoltre i dottori tengono corsi e conferenze in Italia e all’estero.

Quale proiezione internazionale ha l’attività dell’Ambrosiana?
Credo che molto si possa immaginare a partire da quanto detto a proposito dell’Accademia, in particolare delle Classi dell’estremo e del vicino Oriente e di Slavistica. Si sono stipulati accordi con Università degli Stati Uniti, Cinesi e Russe; alcuni Dottori si recano regolarmente in Cina, Russia e Giappone per lo studio della Lingua e per intrattenere nuovi rapporti; a volte si fanno insieme operazioni culturali di alto livello come la traduzione di opere di Sant’Ambrogio in cinese e russo; abbiamo fatto mostre a Tokio, Pechino, Singapore… . E poi tutto un flusso di turisti e di studiosi provenienti dai paesi più disparati.

L’Ambrosiana ha intrapreso la digitalizzazione dell’intero catalogo e di molte sue risorse bibliografiche: come affronta l’Istituzione un futuro dominato sempre più dalla tecnologia?
L’Ambrosiana ha a cuore l’aggiornamento costante e il dialogo proficuo con le nuove tecnologie e con le risorse che offrono. In particolare, ha avviato un grande progetto per la realizzazione di una ‘biblioteca digitale’, ossia la possibilità di consultare in rete il proprio patrimonio manoscritto. Il progetto si avvale delle tecnologie più avanzate nel panorama mondiale e si basa sulla cooperazione con istituzioni culturali statunitensi ed europee. Sembra facile, detto così, ma in realtà tutto questo comporta uno sforzo quotidiano da parte dei tecnici per la conoscenza e la sperimentazione delle tecnologie migliori, nonché per la ricerca di modalità operative snelle, efficaci e promettenti per il massimo arco temporale futuro possibile, insieme ad un dialogo serrato con gli studiosi per saper corrispondere in modo adeguato alle loro esigenze.