“La Bibbia raccontata da Eva, Giuditta, Maddalena e le altre” di Marilù Oliva

Dott.ssa Marilù Oliva, Lei è autrice del libro La Bibbia raccontata da Eva, Giuditta, Maddalena e le altre, edito da Solferino: che rilevanza assumono le donne della Bibbia?
La Bibbia raccontata da Eva, Giuditta, Maddalena e le altre, Marilù OlivaDipende dai passaggi. In generale le donne, come hanno rilevato anche celebri biblisti e bibliste, erano spesso considerate ai fini della procreazione, accettavano la disuguaglianza imposta – men­tre sul campo di battaglia imperversano gli eserciti (di maschi) e incombeva la minaccia di un pericolo – e nel chiuso dei villaggi si srotolava la loro vita vera, fatta di quotidianità, carestie, gravidanze, parti, difficoltà. Esse subivano ogni sorte preparandosi al peggio, vale a dire la schiavitù, l’esclusione o la morte. Non partecipavano al potere, anzi: penso a Gezabele, moglie di Acab, potente regina d’Israele che tentò di introdurre divinità fenicie: fu coperta d’infamia, defenestrata e per spregio il suo corpo, dapprima schiacciato dai cavalli, venne dilaniato dai cani e infine usato come concime. Conosciamo poi spo­se costrette ad accettare i recinti in cui sono state con­finate, come Sara, ossessionata dalla sua presunta infertilità. O altre che tendono per tutta la vita le mani verso un miraggio che non potranno mai toc­care, come Micol. Tranne rare eccezioni, le donne san­no che sono intercambiabili, che possono essere sosti­tuite da un momento all’altro, perché la poligamia lo permette, assieme a un sistema patriarcale che prevede, solo per un uomo, la possibilità di giacere anche con le schiave pur di riprodursi. Non mancano voci fuori dal coro come Miriam, che prende grandi decisioni assieme ai suoi fratelli Mosé ed Aronne e sceglie il nubilato. Ma è un caso più unico che raro.

Nel libro le protagoniste della Bibbia prendono voce e narrano in prima persona le loro vicende: cosa accomuna le figure da Lei scelte?
In comune, le donne a cui do voce, possono esprimersi, dar voce alle loro paure, alle loro dissidenze, ai loro aneliti: il fuoco è su di loro, ho cercato di intrufolarmi nei meandri del loro animo. Per secoli le narrazioni sono state maschiocentriche e hanno riportato la sensibilità e i pensieri di sovrani, guerrieri, viaggiatori, fondatori rigorosamente uomini: ecco perché mi è venuta l’idea di una narrazione incentrata su una prospettiva differente. Se invece si intendono le donne bibliche in generale, più che elementi in comune, direi che tutte assieme, spesso tra loro diverse, formano una galleria interessante sul femminile nell’antico mondo orientale-giudaico. Abbiamo le matriarche che attraversano grandi distese territoriali, affrontano situazioni precarie e vivono riflesse nei loro desideri (spesso desideri di maternità). Poi incontriamo donne ribelli come Miriam, che suscita persino la rabbia di Dio, il quale la punisce (nella mia interpretazione, per il sano quanto inedito impulso di lei all’autodeterminazione). Susanna, invece, assurge a simbolo delle vittime di molestie che crollano a seguito di una tentata violenza. Donne incolpate, soffocate dalla vittimizzazione secondaria, dai sensi di colpa, dove il desiderio della donna non era contem­plato, anzi: con l’andare dei secoli verrà palesemen­te condannato. È vero che la figura di Susanna ven­ne riscattata grazie all’intervento del profeta Daniele, così come è vero che lo stesso Gesù salvò la fedifra­ga che stava per essere lapidata: due nobili esempi, indi­ce di un pensiero rivoluzionario, che però non furo­no poi così emulati.

Eva è l’archetipo di ogni sua figlia: ishà, donna, femminile di ish, uomo; in che modo la sia vicenda abbraccia quella di ogni donna venuta dopo di lei?
Eva, la prima donna, è calata in un contesto paradisiaco dove l’abbandono alla tentazione, per noi oggi un peccato così leggero e scontato, allora poteva costituire in precipizio verso l’abisso. Eva vive stupita e assorta nell’Eden, cercando con Adamo la sua identità. Ha saltato l’età dell’infanzia e l’ingenuità che colpisce sia lei che il suo compagno si evince soprattutto da come rimbalzano la colpa, durante il confronto con Dio, al momento della resa dei conti: in realtà, se avessero avuto conoscenza ed esperienza, forse avrebbero fatto notare all’Immenso che la loro disobbedienza era stata non una mancanza di riguardo, ma una grande dimostrazione d’amore verso il creato. Tuttavia su Eva pende una colpa che costerà cara a lei e a tutte le sue discendenti, perché, come ha dichiarato la sto­rica e teologa Adriana Valerio: «Le tre inferiorità – fi­siologica, morale e giuridica – che hanno costituito nei secoli la condizione femminile, hanno tratto argomen­tazione, oltre da alcune correnti della filosofia greca e da specifiche indicazioni della giurisdizione romana, anche, e soprattutto, da alcuni brani tratti dai testi bi­blici, scritti e compresi all’interno di culture androcen­triche e patriarcali».

L’unica donna dei Vangeli a prendere la parola è Maria Maddalena, che confessa riguardo a Gesù: «Lui era il mio amatissimo e io forse la sua prediletta»; è un Gesù estremamente umano, quello che traspare dal suo racconto.
Gesù è molto umano già nella Bibbia, tant’è vero che ariani e cristiani si sono poi scontrati per secoli sulla questione: Cristo era di natura umana o anche divina? Il mio Gesù è stato ricostruito sulla base dei vangeli ortodossi, non apocrifi, quindi ne descrivo miracoli e mirabilie, ma soprattutto il messaggio d’amore, la portata rivoluzionaria, l’effetto che procurava in chi gli stava accanto. Il mio metodo, quindi, è lo stesso già utilizzato nei precedenti poemi, a partire da “L’Odissea raccontata da penelope, Circe, Calipso e le altre”: fedeltà all’originale, con pochissime licenze che non alterino però la struttura e le vicende.

Per quanto riguarda Maria Mad­dalena, ho seguito soprattutto il Vangelo di Luca e non ho accolto la versione di alcuni scritti apocrifi che la qualificano come moglie di Gesù. Nel Vangelo che propongo è lei a raccontare perché è la più vicina a Gesù, è lei sotto alla croce sul Golgota, assieme a Maria. È a lei che lui si rivela, il giorno della resurrezione. Eppure anche questa donna ci viene detto pochissimo. Nonostante Gesù mostri una gentilezza particolare verso le donne – e un atteggiamento accogliente, per nulla maschilista – le presenze maschili superano di gran lunga quelle femminili anche per quanto riguarda i dati: pensiamo che i dodici apostoli erano sposati e che non ci è mai giunto il nome delle loro mogli!

Quali sono, a Suo avviso, tra quelle narrate, le figure femminili più significative?
Non saprei scegliere, sono tutte significative, perché la Bibbia è un libro immenso. Un universo, come ha dichiarato la professoressa Benedetta Rossi, grande studiosa delle profetesse bibliche. Ciascuna ci fa conoscere un risvolto sociale o storico o psicologico, aprendo un varco su un’epoca lontana che tanta influenza ha avuto però nel nostro immaginario. Ciascuna ci mostra le difficoltà di un cammino impervio, quanto quei tempi fossero feroci per gli uomini (pensiamo alle guerre che imperversavano) e duri per le donne. Alcune ci indicano invece quanto potesse essere rischiosa la ribellione, come Ester e Giuditta, che eroicamente salvano il loro popolo e splendono di una luce struggente.