“La becera società” di Ciro Caiazzo

La becera società, Ciro CaiazzoCiro Caiazzo con questo saggio ha voluto esprimere tutta la sua rabbia e il disprezzo che ha accumulato nel corso della sua vita verso quella che egli ha definito la “becera società” e che le convenienze sociali gli hanno sempre sconsigliato di esternare.

L’autore sostiene che, nonostante tutti i progressi scientifici e tecnologici di cui l’umanità ha goduto, essa è sostanzialmente formata da individui ignoranti, beceri ed egoisti, governata da governi corrotti, pavidi e imbecilli e oppressa da uno stato religioso che continua a turlupinarla con false teorie.

Caratteristica peculiare di questo saggio è il sarcasmo velenoso e l’ironia di cui è pervaso e che caratterizza la mente dell’autore rendendo, a nostro avviso, il testo più attraente.

Ciò è comprovato da quanto egli scrive circa l’utilità degli “stupidi”, di cui è formata la maggioranza dell’umanità, giungendo a chiedersi: ”Se non ci fossero gli stupidi, come potrebbero i normali emergere?“

Il saggio inizia con una feroce ma sarcastica critica verso quella che egli definisce “una società di imbecilli” il cui emblema è il “peone”, altrimenti definito “cazzone giulivo”, personaggio emblematico della moderna società che in lui trova un degno rappresentante.

Seguono alcuni brevi articoli sulla condizione femminile, la cui emancipazione è tuttora contrastata da un atteggiamento maschilista irrazionale e autolesionistico, proprio di una “becera società”. L’uomo, sostiene Caiazzo, purtroppo non ha ancora raggiunto quel grado di maturità da convincerlo che la donna è il regalo più grande che la natura poteva fargli che egli deve proteggere come il dono più prezioso.

Nei capitoli successivi, l’autore critica duramente la gestione della “cosa pubblica” da parte di istituzioni statali corrotte, gestione tipica di una “becera società”, che ha favorito infiniti sprechi a causa delle malefatte della pubblica amministrazione, che hanno comportato lo scempio del patrimonio ambientale, inquinamenti, appalti truccati ecc., dei quali ormai si è perso il conto, contribuendo sensibilmente al degrado della società.

Una serrata critica l’autore rivolge alla classe dei giornalisti definiti “pennivendoli”. A detta dell’autore il loro comportamento dimostra che la stampa non è indipendente. I giornalisti subiscono l’influenza non solo da parte dell’editore che impone, pena il licenziamento, la sua linea politica ma in molti casi, essendo schierati politicamente, anche da parte dei partiti politici. Il giornalista così tradisce il nobile mandato che il popolo gli ha affidato: essere portavoce della libertà di opinione. L’autore afferma che il degrado della categoria dei giornalisti che, nell’immaginario collettivo dovrebbero essere garanzia di libertà, possa abbrutire ancor più la nostra già “becera società”.

L’autore stigmatizza inoltre l’operato di quei magistrati politicizzati che approfittano del loro ruolo per influenzare la politica tradendo il loro mandato e il popolo. Una magistratura politicamente corrotta e arrogante, asservita al potere sia di destra che di sinistra o clericale o monarchico o dittatoriale che sia, spiana la via al degrado civile e morale della nazione. L’autore comunque dichiara di sentirsi ancora ottimista auspicando che quanto da lui scritto si applichi solo ad una minoranza di magistrati e non alla stragrande maggioranza costituita da onesti servitori della Repubblica.

Caiazzo insomma vuole dimostrare come, nonostante tutti i progressi sociali, scientifici e tecnologici che hanno caratterizzato l’ultimo secolo e di cui l’umanità ha goduto, essa sia rimasta sostanzialmente formata da individui ignoranti e beceri, governata da governi corrotti, pavidi e imbecilli e oppressa inoltre da uno stato religioso, la Chiesa cristiana, che continua imperterrita a sfruttarla e a turlupinarla con false teorie.

L’autore sostiene che l’Istituzione ecclesiastica ha contribuito moltissimo con le sue menzogne, false teorie, inganni e soprattutto con il suo oscurantismo a ritardare lo sviluppo e l’autonomia intellettuale dell’uomo rendendo la società umana ancora più becera e imbecille.

Caiazzo infine, da buon napoletano orgoglioso della sua storia, si sofferma in particolare su alcuni aspetti della storia napoletana relativi alla sconfitta del Regno delle Due Sicilie che è stata la vera causa che ha fatto piombare il Sud d’Italia nella più assoluta miseria favorendo l’esplosione di quella categoria sociale che l’autore ha definito “becera”.

L’autore sostiene che l’abbrutimento e il degrado in cui è piombato il sud Italia sia stato provocato dalla guerra di conquista coloniale condotta dal regno sabaudo che defraudò il popolo del sud di ogni sua ricchezza trasformando il Sud in una colonia. La crisi che da sempre attanaglia il sud ltalia ha quindi radici profonde.

Caiazzo infine attacca duramente i secessionisti padani definendoli vigliacchi e disonesti traditori della Patria che contribuiscono a rendere ancora più “becera” la nostra società, augurandosi e ipotizzando provocatoriamente una separazione dal Nord Italia del Sud che potrebbe confluire nella federazione degli Stati uniti di America con i quali mantiene da sempre forti legami dovuti all’immigrazione di centinaia di migliaia di meridionali.

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER
Non perderti le novità!
Mi iscrivo
Niente spam, promesso! Potrai comunque cancellarti in qualsiasi momento.
close-link