“L’uomo senza qualità” di Robert Musil: riassunto trama e recensione

L'uomo senza qualità, Robert Musil, riassunto, trama, recensione«I primi progetti, vaghi, contorti e contraddittori, di un romanzo i cui titoli passavano da I criminali a I redentori a La sorella gemella [spuntarono sul finire della Prima guerra mondiale], abbozzi e progetti che si trasformarono in capitoli, e che nel 1931, dopo dieci anni di lavoro, dopo un blocco creativo totale, dopo le sedute da un analista adleriano, dopo un crollo nervoso, dopo una forte depressione, diventarono la prima parte dell’Uomo senza qualità. Appena uscito, il romanzo incuriosì i recensori, che lo segnalarono in massa, ma fu un fallimento editoriale: in tre mesi, e con centinaia di recensioni, vendette poco più di duemila copie, e quando tre anni dopo venne pubblicata la seconda parte, che non era nemmeno minimamente vicina a concludere il romanzo, il silenzio e l’insuccesso furono completi: forse anche perché la seconda parte, incompiuta, dell’Uomo senza qualità, uscì nel 1933, l’inizio di un tempo nuovo per l’Europa. Da quel 1933 al 1942 in cui fu colpito da apoplessia cerebrale, Musil lavorò ancora e unicamente al suo romanzo incompiuto, lasciando alla morte un appunto per una possibile conclusione, e un materiale che, tra capitoli completamente compiuti, capitoli incompleti, abbozzi, riscritture e frammenti, era quasi doppio rispetto a quanto già pubblicato: L’uomo senza qualità aveva ingoiato Robert Musil nel suo ventre.

L’uomo senza qualità non è un romanzo, ma non potrebbe essere nient’altro che un romanzo: e da dove si dovrebbe cominciare a leggere qualcosa che è un romanzo solo perché non può essere altro? Semplicemente, e tradizionalmente, dal protagonista: Ulrich, un uomo giovane e colto, fisicamente dotato e senza problemi economici, che vorrebbe redigere «un inventario generale dello spirito» per stabilire se davvero tutto il lascito etico e intellettuale del passato abbia un senso nella nuova epoca. A questo Ulrich nel corso del romanzo accadono eventi; lui osserva, pensa e fa accadere eventi, incarnando come una personalità-prisma la parte del libertino, dello sportivo, del coraggioso, del matematico, dell’intelligente, del perplesso; e attraverso di lui noi entriamo nei mondi dell’Uomo senza qualità: nelle vicende che sono a volte racconti in tono epico e a volte racconti in forma di feuilleton, a volte racconti saggistici e a volte racconti dialogici da romanzo borghese, a volte racconti politici e a volte racconti espressionisti: vicende che sembrano disegnare personaggi che sono, di volta in volta e spesso in relazione tra loro, industriali e politici, mantenute e burocrati della buona società, artisti presunti e domestiche di colore, teorici sottili e psicopatici stupratori. Noi lettori, per muoverci tra questi personaggi e i loro romanzi, siamo costretti a seguire l’uomo «sperimentale» Ulrich, un uomo che è senza qualità perché non accetta l’idea comune di verità, e che vorrebbe fare della possibilità, sotto tutte le sue forme, la propria guida: «Se il senso della realtà esiste, e nessuno metterà in dubbio il suo diritto all’esistenza, allora deve esistere anche qualcosa che si può chiamare senso della possibilità. Chi ne è dotato, non dice ad esempio: “Qui è accaduto o accadrà o deve accadere questo oppure quello”, bensì: “Qui potrebbe o dovrebbe accadere un certo evento”; e se, di una cosa qualsiasi, gli si spiega che è come è, allora penserà: “Certo, ma potrebbe benissimo essere diversa”. Quindi, il senso della possibilità è addirittura definibile come la capacità di pensare a tutto ciò che potrebbe essere e di non ritenere ciò che è più importante di ciò che non è…».

È qui, in questa frase, la via teorico-pratica che porta dentro L’uomo senza qualità: la placida terza persona che racconta il romanzo non è placida, perché la sua placidità è quella della prosa di Musil, una prosa che deborda in subordinate dei periodi principali, subordinate che si allontanano sempre dal centro e che a volte creano il centro in esse stesse, in una frase lontana dalla sua origine, spesso lontanissima: non è però un artificio di stile, quello di questa prosa, ma è il movimento della possibilità portata all’estremo che si comunica alla forma stessa del pensiero romanzesco. Siamo abituati a parteggiare, nei romanzi: ma nell’Uomo senza qualità parteggiare è quasi sempre impossibile, perché nessuno sembra possedere una ragione esclusiva, e anche Ulrich stesso si lascia andare talmente all’estremismo nel suo sospendere il giudizio, e praticando alla lettera l’epochè fenomenologica di quell’Husserl che Musil studiò molto seriamente, da risultare solo uno dei tanti che vagano alla deriva nelle vicende del romanzo. […]

Era accaduto anche altro, però, perché all’improvviso l’accadere spettrale aveva accolto il suo contrario: il romanzesco puro. Nel racconto era accaduto che Ulrich, […] aveva incontrato una sorella che non sapeva di avere: l’aveva incontrata in una situazione da romanzo d’appendice, fra cassetti forzati e eredità sospette. Proprio da quell’incontro comincia nell’Uomo senza qualità uno straordinario viaggio romanzesco, che non ha in realtà né luogo né tempo: Ulrich e la sorella Agathe, in lunghe descrizioni e in dialoghi estenuanti che sembrano voler rimandare in eterno il culmine narrativo, si imbarcano nella scoperta di quello che Ulrich chiama «l’altro stato»: l’altro stato è la condizione in cui ’Aṭṭār e Angelus Silesius, Enrico Suso e santa Caterina da Genova, Meister Eckhart e Maria Maddalena de’ Pazzi, Juan de la Cruz e tutti i mistici hanno vissuto in alcuni momenti o in alcuni periodi della loro vita: è lo stato mistico di unione con un Dio che è tutto, ed è lo stato estatico che porta fuori di sé offrendo a chi vi arriva una visione completamente diversa del mondo. Ma in queste discussioni tra i due, che dovrebbero portarli verso quello che Musil chiama «il Regno Millenario», vale a dire niente di meno che il Paradiso ritrovato sulla terra, accade che Ulrich e Agathe, e lei con più coscienza, si innamorino: ma proprio mentre il romanzesco si insedia nel libro, allo stesso tempo conflagra in esso e fa arrivare al collasso ogni romanzesco, senza quasi rumore. I due fratelli iniziano per piccoli passi ad amarsi e a desiderarsi: allora tutto ciò che accade, dalle letture dei mistici al versarsi un bicchiere d’acqua, comincia a essere significativo, molteplice, totalmente aperto alla possibilità: l’amore sessuale diventa un parallelo dell’estasi mistica, e l’estasi mistica si impregna di erotismo. È morale? È immorale? La coppia di gemelli che cerca di tornare all’Ermafrodito originario è anche una coppia di fratelli borghesi realistici: di qui il divampare paradossale del ritardando narrativo, il rimandare che Musil fa di ciò che ormai lui stesso desidera attraverso Ulrich: l’incontro con la sorella gemella che lo conduca al Regno Millenario.

A un tratto le infinite possibilità che reggono L’uomo senza qualità si sono bloccate: ce n’è una sola, l’eros che salva e che, come Dio secondo Juan de la Cruz, non si può definire né buono né malvagio, perché dove c’è l’amore non c’è la legge. È a questo punto che nel romanzo, in un pulviscolo musicale densissimo, avviene una scena madre: i due fratelli si stanno preparando per andare a una serata mondana; sono così abituati a stare insieme, che si vestono l’uno in presenza dell’altro; e ecco, in un fruscio di sete e sottovesti e calze, accade che Ulrich morde la spalla di Agathe: un morso che non ha paragoni erotici nella letteratura del Novecento, perché nulla si è consumato tra i due fratelli ma lo spossamento che li prende dopo il morso è lo spossamento totale di dopo l’amore. Ed è inutile provare a spiegare o raccontare ancora, qui: bisognerebbe che il lettore andasse a verificare di persona, per accettare o rifiutare di persona il brivido. Ciò che soprattutto è sorprendente nel vuoto o nella pausa abnorme che si apre nell’Uomo senza qualità nei capitoli che dovrebbero portare verso il Regno Millenario, è l’ingresso nel romanzo dell’elemento autobiografico, che arriva travestito secondo la legge romanzesca: Musil racconta l’amore di Ulrich e Agathe attingendo, nel tempo reale in cui la vive, alla sua storia d’amore con la moglie, ma, allo stesso tempo, scrive quella storia d’amore come se evocasse e costruisse il luogo fantasmatico per vivere la sua vicenda reale con Martha su un altro piano, nell’altro stato. E sorge una domanda: ma anche ciò che avviene nella storia di Ulrich e Agathe è l’accadere spettrale che ammala ormai tutti, o è il dissennato tentativo di sottrarsi all’accadere spettrale in una vita vera? […]

L’uomo senza qualità è un’opera fallita, incompiuta e senza sbocchi. Musil aveva scritto: «Anche quel che si ama bisogna pensarlo così a fondo e così padroneggiarlo da farlo apparire satirico»: e se non concludere fosse stato il risultato inconsciamente satirico del non poter dire direttamente ciò che per diventare vero poteva solo essere vissuto? I due fratelli che si completano l’uno con l’altra non fanno l’amore tra loro perché lo rimandano a quando uno sfiorarsi di dita sarà una tempesta erotica, nel tempo in cui Eros benedirà non i fratelli incestuosi, ma i fratelli nello spirito che vanno verso il Regno Millenario: ma il Regno Millenario non c’è, non è possibile qui, e non ci sarà se non quando la parola quando non significherà più nulla. Sì, alla fine Musil ha pensato a fondo ciò che si ama: ma pensarlo a fondo ha fatto crollare le impalcature e le fondamenta, e tutto L’uomo senza qualità è rimasto in una forma perennemente provvisoria, indeciso tra l’offrirsi come una sopravvissuta rovina e come un lavori in corso: da quel luogo nessuna fuga è concessa, ma ogni parola e trasalimento che ne proviene chiede unicamente l’uscita da questo mondo e l’ingresso nell’altro stato: il romanzo fallito, incompiuto e senza sbocchi, è ciò che testimonia della verità dell’altro stato esattamente perché è mancato, interminabile e senza vie d’uscita: ma se così è, allora ciò che chiamiamo compiuto, e che invochiamo come scampo, è solo una forma della spettrale morte in vita che ci siamo scelti, e nulla più.»

tratto da Lettori selvaggi. Dai misteriosi artisti della Preistoria a Saffo a Beethoven a Borges la vita vera è altrove di Giuseppe Montesano

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