Prof. Francesco Casolo, Lei è autore del libro L’uomo e il movimento. Lineamenti di teoria e di metodologia edito da Vita e Pensiero: quale importanza riveste il movimento per l’evoluzione e il mantenimento della salute e del benessere psico-fisico dell’uomo?
L'uomo e il movimento. Lineamenti di teoria e di metodologia, Francesco CasoloMai come in questo momento storico, dominato dalla pandemia, si sta verificando una forte preclusione alle attività di movimento e sportive che, al contrario, dovrebbero essere incentivate e potenziate in ambiente naturale, in forma individuale e con l’opportuno distanziamento. Questa indicazione è valida per tutte le età dell’uomo (evolutiva, adulta e anziana) in quanto concorre al raggiungimento della salute attiva.

Il movimento è per l’uomo una tra le più importanti funzioni organiche. La nostra vita si manifesta attraverso il movimento non solo quando ci spostiamo nello spazio (camminiamo, andiamo in bicicletta, corriamo ecc.), ma anche quando provvediamo ai nostri bisogni essenziali come il mangiare, il bere, l’andare in bagno. Spesso ci muoviamo anche nel sonno, e quando non lo facciamo il nostro battito cardiaco ed i nostri atti respiratori non conoscono stasi o interruzioni. Possiamo addirittura affermare che vi è movimento anche nel mantenimento di posizioni statiche che apparentemente non lo denotano. Quando siamo ‘fermi’ in stazione eretta o seduti lo possiamo fare grazie a contrazioni statiche di alcuni nostri distretti muscolari che, per consentirci di mantenere quella posizione, esprimono una tensione sufficiente per opporsi alla forza di gravità. Il benessere individuale e la qualità della vita dell’uomo dipendono da diversi fattori e la corretta gestione delle attività di movimento è uno di questi, in quanto il nostro corpo è concepito e strutturato per muoversi nell’ambiente. L’ equilibrio tra attività mentale ed attività fisica è una condizione essenziale per il benessere individuale. Gli effetti positivi del movimento su tessuti, apparati e organi del nostro corpo, sull’umore e sul cervello sono noti ormai da anni, e le ultime ricerche condotte in Italia ed in America ribadiscono e consigliano di scegliere uno stile di vita che tenga in massima considerazione l’attività fisico-motoria e sportiva.

In sintesi, le attuali linee-guida dell’Organizzazione mondiale della sanità raccomandano:

  • Per infanzia e adolescenza (5-17 anni): almeno 60 minuti al giorno di attività fisica di intensità da moderata a vigorosa prevalentemente di carattere aerobico. Benefici maggiori sulla salute possono essere ottenuti se praticata attività fisica > 60 minuti al giorno. Inoltre, dovrebbero essere inclusi anche esercizi di forza e potenza muscolare di intensità vigorosa almeno 3 volte alla settimana. L’attività fisica in questa fascia di età dovrebbe essere basata su attività sportive, giochi di movimento, attività ricreative, educazione fisica o esercizio strutturato.
  • Per l’età adulta (18-64 anni): almeno 150 minuti alla settimana di attività aerobica di intensità moderata o, in alternativa 75 minuti di attività fisica vigorosa (o combinazioni equivalenti delle due). L’attività aerobica dovrebbe essere eseguita in sessioni di almeno 10 minuti ciascuna. In aggiunta, dovrebbero essere praticati esercizi di forza o contro resistenza per il rafforzamento dei maggiori gruppi muscolari, almeno 2 volte alla settimana.
  • Per l’età anziana (> 65 anni): per questa popolazione, le raccomandazioni sono circa le stesse degli adulti, con l’avvertenza di svolgere anche attività orientate al miglioramento della flessibilità, mobilità articolare ed all’equilibrio per prevenire le cadute. Per chi fosse impossibilitato a seguire tali forme di esercizio per problemi di salute, è raccomandato il mantenimento di uno stile di vita attivo, in relazione alla propria condizione.

Cosa rivelano riguardo il movimento umano gli ultimi studi e le più recenti evidenze e conoscenze scientifiche negli ambiti neuroscientifico e delle scienze umane?
Le ultime ricerche scientifiche di ambito biomedico si concentrano sugli effetti legati alla ipocinesi intesa come carenza di movimento e all’analfabetismo motorio visto come l’incapacità di muoversi. L’inattività fisica è al quarto posto tra le principali cause di morte dovute a malattie croniche non trasmissibili (noncommunicable diseases) quali disturbi cardiovascolari, ictus, diabete e cancro e contribuiscono a oltre 3 milioni di morti evitabili all’anno a livello mondiale. La mancanza di attività fisica contribuisce ad aumentare i livelli di sovrappeso e di obesità infantile e adulta. La carenza di movimento è uno dei principali fattori di rischio per la salute: ogni anno, in Europa si verificano un milione di decessi (il 10% del totale) dovuti all’inattività fisica. Si stima che all’inattività siano imputabili il 5% delle affezioni coronariche, il 7% del diabete di tipo 2, il 9% dei tumori al seno e il 10% dei tumori al colon. Sempre in Europa, tra le persone di età superiore ai 15 anni, 6 su 10 non praticano attività motorio-sportiva. In questo quadro rientra anche la popolazione italiana che vede oltre il 60% degli adulti classificabili come sedentari contro il 42% della media europea e in ogni caso ben lontano dal primato della Svezia con solo il 9% di adulti che non praticano regolarmente attività fisica. Sono altresì allarmanti i dati riferiti alle popolazioni più giovani: soltanto il 34% degli adolescenti europei di età compresa tra i 13 e i 15 anni risulta fisicamente attivo e rispetta le raccomandazioni della WHO (World Health Organization). Inoltre, dall’analisi Childhood Obesity Surveillance Initiative condotta dalla WHO in Europa emerge che in alcuni paesi addirittura il 50% dei bambini di otto anni di età risulta in sovrappeso e il 25% è obeso. Oggi esiste una moltitudine di evidenze scientifiche che supporta il ruolo di una regolare attività fisica nella prevenzione di alcune malattie non trasmissibili e dei rispettivi fattori di rischio in tutte le fasce di età.

Come si articola una proposta sul territorio di e­ducazione attraverso le attività motorie?
Trasferire le evidenze scientifiche nel contesto reale è sempre difficile ma non impossibile. Quello che serve è un intervento sinergico e coordinato da un tavolo comune – ove le Scuole di ogni ordine e grado, la Regione, gli Enti di promozione sportiva, le Federazioni sportive, il CONI regionale e tutti gli Enti privati che vorranno collaborare – che possa operare con risorse economiche e intellettuali per:

  1. CREARE UNA SOCIETÀ ATTIVA

Creare un cambio di paradigma in tutta la società migliorando la conoscenza, la comprensione e l’apprezzamento dei molteplici benefici dell’attività fisica regolare sulla salute, in relazione alle diverse abilità ed alla fascia di età di riferimento;

  1. CREARE AMBIENTI ATTIVI

Creare e mantenere ambienti che promuovano e tutelino i diritti delle persone di tutte le età di avere un accesso equo a luoghi e spazi sicuri, nelle loro città e comunità, in cui intraprendere attività fisica regolare, in base alle rispettive abilità; questa indicazione va resa operativa nella programmazione della viabilità cittadina da potenziare con piste ciclabili e percorsi pedonali protetti, con la valorizzazione dei percorsi naturali circostanti e con il potenziamento dell’edilizia scolastica in quanto servono più palestre più centri sportivi all’aperto.

  1. CREARE PERSONE ATTIVE

Creare e promuovere l’accesso a opportunità e programmi in molteplici contesti, per aiutare persone di tutte le età e abilità ad impegnarsi in attività fisiche regolari come individui, famiglie e comunità; è il ruolo educativo delle famiglie, delle scuole e delle federazioni.

  1. CREARE SISTEMI ATTIVI

Creare leadership, governance, partnership multisettoriali, capacità della forza lavoro, advocacy e sistemi di informazione in tutti i settori per raggiungere l’eccellenza nella mobilitazione delle risorse e attuazione di un’azione coordinata nazionale e subnazionale per aumentare l’attività fisica e ridurre il comportamento sedentario.

La combinazione di questi 4 obiettivi strategici fornisce una chiara e dettagliata immagine dell’approccio pratico e concreto promosso dall’OMS per formare una società che dia la priorità agli investimenti politici nell’attività fisica come parte regolare della vita quotidiana.

Quali diverse funzioni assume il movimento nelle tre età dell’uomo, evolutiva, adulta e anziana?
L’analisi delle funzioni del movimento per l’uomo sull’uomo può percorre i binari delle tre età dell’uomo: evolutiva, adulta e anziana al fine di focalizzare come, a seconda del periodo evolutivo, il movimento apporti benefici alle strutture ed agli apparati del corpo umano. Gli effetti delle attività motorie sull’uomo sono qualitativamente e quantitativamente differenti a seconda dell’età:

  • stimolano lo sviluppo delle principali funzioni organiche in età evolutiva;
  • favoriscono la conservazione dell’efficienza fisico-motoria nell’età adulta;
  • aiutano a protrarre nel tempo e a ritardare il processo di involuzione delle strutture e degli apparati nella tarda età adulta e nell’età anziana.

Lo schema che segue aiuta a chiarire questi concetti:

 Età evolutivaEtà AdultaEtà anziana
Apparato scheletricoSviluppo in lunghezza ed in spessoreStimolazione della nutrizione del tessuto osseo e mantenimento delle condizioni funzionaliRitardo dell’invecchiamento osseo e prevenzione dell’osteoporosi
Apparato articolareMantenimento della mobilità fisiologica funzionaleMiglioramento della mobilità articolare e mantenimento dell’elasticità muscolarePrevenzione delle artrosi, mantenimento e recupero funzionale delle escursioni articolari
Apparato muscolareSviluppo muscolare generalizzato e sviluppo del tono posturale e funzionaleMantenimento del tono posturale e della funzionalità dell’intero apparato

Ipertrofia muscolare

Aumento della resistenza localizzata

Recupero e mantenimento del tono posturale
Apparato cardiocircolatorioSviluppo e potenziamento del muscolo cardiaco e di tutto l’apparato circolatorio perifericoMiglioramento e mantenimento della funzionalità cardiocircolatoriaPrevenzione delle trombosi, recupero e mantenimento della funzionalità cardiocircolatoria
Apparato respiratorioScoperta, conoscenza e miglioramento della funzionalitàMantenimento della funzionalitàRecupero e mantenimento della funzionalità respiratoria

 

Come si riverberano le attività motorie sullo sviluppo dei dominii di crescita intellettivo, comunicativo, motorio e socio-affettivo?
Lo schema che segue risponde pienamente a questa domanda:

Benefici delle attività motorie sullo sviluppo intellettivo, comunicativo, motorio e socio-affettivo

Quali sono gli effetti dell’e­ducazione attraverso le attività motorie sulla globalità della persona?
Le attività motorie sono oggi un mezzo di formazione globale della personalità umana.

La componente motoria è infatti parte di una unità biologica che comprende anche gli aspetti intellettivo, emotivo-affettivo e socio-relazionale. In età evolutiva è evidente come lo sviluppo della personalità proceda a stadi, o tappe, nei quali avviene una evoluzione che tocca tutti gli aspetti di crescita, maturazione e sviluppo. La conseguenza è semplice e di importanza estrema: l’educatore fisico o il futuro laureato in Scienze motorie possono utilizzare le forme di movimento (attività sportiva, ginnastica, esercizi, giochi ecc.) per conseguire non solo fini legati alla crescita motoria ma anche correlati allo sviluppo di competenze di altri ambiti della personalità.

Lo sviluppo motorio non può e non deve essere trattato in modo disgiunto dagli altri aspetti della personalità del bambino quali l’intelligenza, la socialità e l’affettività. Favorire in modo appropriato la crescita delle capacità e delle abilità di movimento significa agire direttamente ed in modo efficace anche sulla disponibilità verso gli altri, sulla capacità di saper operare scelte intelligenti e sulla conoscenza di sé che porta alla consapevolezza ed all’autocontrollo. Di questo concetto importante dovrebbero far tesoro tutti gli enti preposti all’educazione dei bambini ed in modo particolare la scuola di ogni ordine e grado che ha programmi ministeriali più che validi in questo senso ma, al contrario, dirigenti e insegnanti che continuano a sottovalutare l’educazione psicomotoria, l’educazione motoria e l’educazione fisico-sportiva.

Francesco Casolo è docente ordinario di Metodi e didattiche delle discipline motorie presso il Corso di laurea in Scienze motorie e dello sport dell’Università Cattolica di Milano ove ricopre la carica di Coordinatore del corso di laurea e dirige un corso Master di primo livello. È titolare degli insegnamenti di: Teoria e metodologia del movimento umano e di Didattica e metodologia delle attività motorie per l’età evolutiva. Tra le sue pubblicazioni: L’uomo e il movimento: lineamenti di teoria e di metodologia del movimento, Vita e pensiero, Milano 2020; Didattica delle attività motorie per l’età evolutiva, Vita e pensiero, Milano 2011; Teoria tecnica e didattica dei giochi di movimento e dell’animazione motoria. Libreria dello Sport, Milano 2005 (con Maurizio Mondoni); Educazione motoria e sportiva. Brescia, La Scuola 2003 (con Luigi Calcerano).

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