L'Unione Europea e il Mediterraneo. Relazioni internazionali crisi politiche e regionali (1947-2016), Maurizio RidolfiProff. Maurizio Ridolfi e Sante Cruciani, Voi avete curato l’edizione del libro L’Unione Europea e il Mediterraneo. Relazioni internazionali crisi politiche e regionali (1947-2016) pubblicato da Franco Angeli: quale nuova rilevanza hanno assunto nel contesto attuale le dinamiche geo-politiche, socio-economiche e culturali sviluppatesi tra Europa e Mediterraneo?
Le dinamiche geopolitiche tra Europa e Mediterraneo sono ormai al centro delle relazioni internazionali e dell’attenzione dei mass – media. Sono dinamiche che amplificano i nodi irrisolti della guerra fredda, le contraddizioni globali successive all’11 settembre 2001, la crisi politica dell’Unione Europea.
Limitandoci agli elementi più eclatanti degli ultimi quindici anni, l’illusione del Presidente Usa George W. Bush di difendere il mondo occidentale dal terrorismo di al Qaeda attraverso la «guerra preventiva» contro l’Iraq di Saddam Hussein ha messo in discussione l’autorevolezza dell’ONU, ha diviso l’UE, ha alimentato l’ascesa dello Stato Islamico ed ha contribuito all’instabilità del Mediterraneo e del Medio Oriente.
Nonostante il ripristino di un approccio multilaterale da parte del Presidente Obama, l’intervento francese contro la Libia di Gheddafi e quello russo nella guerra civile in Siria hanno accresciuto le tensioni nell’intera area ed hanno mostrato l’incapacità dell’UE di parlare con una voce sola sulla scena internazionale.
Dobbiamo ricordare l’affermazione del regime di Al Sisi in Egitto, la vicenda drammatica di Giulio Regeni, il bilancio controverso delle primavere arabe. Il flusso ininterrotto di migranti dall’Africa all’Europa e le tensioni interne all’UE completano il quadro e confermano l’impressione che lo spazio geopolitico tra Europa e Mediterraneo sia una area più che nevralgica del sistema internazionale.

Quali vicende hanno caratterizzato la politica europea nel Mediterraneo e in Medio Oriente durante gli anni della guerra fredda?
Come ha rimarcato Arno Westad nel volume del 2000 Reviewing the Cold War. Approaches, Interpretations and Theories, le dinamiche della guerra fredda si sono intrecciate da subito con l’integrazione europea e la decolonizzazione nello spazio del Mediterraneo e del Medio Oriente. Proviamo a fare alcuni esempi. La crisi di Suez del 1956 e la guerra d’Algeria hanno avuto una forte influenza sui negoziati che dalla Conferenza di Messina del 1-2 giugno 1955 hanno condotto il 25 marzo 1957 alla firma dei Trattati di Roma, con la nascita della CEE e dell’Euratom. La crisi petrolifera del 1973 seguita alla guerra del Kippur ha costretto la CEE a confrontarsi con modelli di sviluppo sostenibili ed ha stimolato i primi passi delle politiche europee nel settore dell’ambiente. Negli anni ottanta, l’ingresso di Grecia, Spagna e Portogallo ha rafforzato la vocazione mediterranea della CEE e la sua proiezione verso la sponda sud del Mediterraneo. Gli esempi potrebbero continuare.  È evidente che il rapporto tra Europa e Mediterraneo è in qualche modo costitutivo della nascita della CEE e della sua evoluzione nel quadro della guerra fredda.

Cosa ha significato per la politica europea l’allargamento ai paesi dell’Europa orientale e a Cipro, Malta?
L’allargamento dell’Unione Europea ai paesi ex comunisti dell’Europa orientale e ad altri paesi del Mediterraneo come Cipro e Malta è sembrato un passo obbligato per ritrovare l’unità politica del continente e garantire il ruolo dell’UE sulla scena internazionale. Le modalità dell’allargamento e soprattutto la bocciatura del progetto di Costituzione europea nei referendum francese e olandese del 2005 hanno tuttavia privato le istituzioni europee degli strumenti necessari per il governo di una Unione di 27 paesi, con la differenza non trascurabile tra i paesi della zona euro e quelli che non hanno aderito alla moneta unica. Il Trattato di Lisbona del 2007 è stato un compromesso al ribasso non all’altezza delle questioni aperte per il futuro dell’Europa. Il risultato è stato uno squilibrio del baricentro politico dell’Unione e un sensibile ridimensionamento della sua vocazione mediterranea, non compensato da una maggiore coesione politica dell’Europa. Le posizioni nazionaliste del cosiddetto Gruppo di Visegrad (Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria) sono significative di quanto accaduto.

Come si sono articolate le politiche dell’Unione Europea nei confronti dei paesi terzi della sponda sud del Mediterraneo?
Come hanno rimarcato Giuliana Laschi e Elena Calandri, le politiche della CEE e dell’UE verso i paesi della sponda sud del Mediterraneo hanno scandito la storia dell’integrazione europea ed hanno condensato potenzialità e limiti della loro azione sulla scena internazionale. Dalla Convenzione di Yaoundé del 1963 alla Convenzione di Lomé del 1975, fino alla Convenzione di Coutonu del 2000, le politiche di aiuto allo sviluppo dei paesi ACP (Africa – Caraibi – Pacifico) sono state un esempio concreto del ruolo svolto dalla CEE e dall’UE nelle relazioni esterne, con l’obiettivo di contribuire a un sistema internazionale più giusto nei rapporti tra il Nord e il Sud del mondo. I risultati sono stati altalenanti e contraddittori nel tempo. Sicuramente, si sente oggi la mancanza di una azione più efficace dell’UE in un settore così strategico nei rapporti tra Europa e Mediterraneo.

Cosa ha rappresentato il partenariato euro-mediterraneo per la politica mediterranea dell’Unione Europea?
Come ha sottolineato Maria Eleonora Guasconi, il partenariato euro – mediterraneo promosso dalla Conferenza di Barcellona nel novembre 1995 ha rappresentato il tentativo più ambizioso dell’UE di inserire le relazioni con i paesi della sponda sud del Mediterraneo, con modalità multilaterali e reciprocamente condivisi per metodi ed obiettivi principali. Sul suo fallimento hanno purtroppo pesato la mancata risoluzione della questione israeliana – palestinese e in misura ancor più determinante l’implosione dei rapporti tra Stati Uniti, Europa e mondo arabo dopo l’11 settembre 2001. Il modello del partenariato euro – mediterraneo è stato soppiantato nel discorso pubblico internazionale dalle parole d’ordine della «guerra di civiltà», con conseguenze nefaste per la comunità internazionale. Il prezzo pagato è stato alto, ma probabilmente l’Unione Europea dovrebbe ripartire proprio dall’ispirazione di fondo della Conferenza di Barcellona.

Quali prospettive per lo spazio euro-mediterraneo?
È difficile fare previsioni sul tempo presente. Le possibilità in campo sembrano essere di due tipi. La crisi irreversibile dell’Unione Europea e la penetrazione senza freni nel Mediterraneo delle rivalità tra Stati Uniti, Cina, Giappone e Russia, in un quadro internazionale dominato dalla politica di potenza e della estrema debolezza delle istituzioni sovranazionali. Un difficile rilancio dell’integrazione europea e una sua azione più articolata nel Mediterraneo, in un quadro internazionale caratterizzato da maggiore multilateralismo e da una graduale ripresa delle istituzioni sovranazionali. I rapporti di forza sembrerebbero andare nella prima direzione, ma la partita è aperta e sottoposta a molte variabili di tipo internazionale. Lo vedremo da qui ai prossimi decenni. Anche per questo, come storici ci è parso utile riattraversare i rapporti tra Europa e Mediterraneo, con attenzione particolare per le crisi politiche e regionali prima e dopo la guerra fredda e per le categorie dell’interdipendenza politica e delle rappresentazioni mediatiche. Speriamo di implementare ancora tali percorsi di ricerca, con il contributo di tutti gli studiosi che hanno partecipato ai convegni della Cattedra Monnet dell’Università della Tuscia alla base dei due volumi.

Maurizio Ridolfi è Professore Ordinario di Storia Contemporanea presso il Dipartimento di Economia, Ingegneria, Società e Impresa dell’Università della Tuscia di Viterbo.
Sante Cruciani è Ricercatore a tempo determinato (B) di Storia delle relazioni internazionali presso il Dipartimento di Economia, Ingegneria, Società e Impresa dell’Università della Tuscia di Viterbo
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