“L’unico e la sua proprietà” di Max Stirner

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L'unico e la sua proprietà, Max StirnerL’unico e la sua proprietà
di Max Stirner
a cura di Sossio Giametta
Bompiani

«Max Stirner è malfamato, ma anche esaltato, e spesso le due cose insieme in uno stesso autore. […] Ora, quando in generale su qualcosa o su qualcuno i giudizi sono così divaricati, è perché gli elementi contrastanti sono colti isolatamente e in modo irrelato, non nella loro connessione organica, non nella loro variegata e divergente unità e continuità. Ed è questo che noi dobbiamo qui cercare di appurare, per farci un’idea chiara di Max Stirner e della sua opera principale e quasi unica, L’unico e la sua proprietà. […]

Ebbene, l’atteggiamento di Stirner è quello della ribellione, della ribellione a tutte le astrattezze e universalità che si traducono in ossessione e oppressione per l’individuo, specialmente per l’individuo nudo, povero, inerme, senza voce sociale, qual era egli stesso. Un tale individuo, oltre a ignorarsi e a calpestarsi da sé, con simili ossessioni, è bellamente ignorato e calpestato da quanti, all’insegna di nomi, istituzioni e ideali altisonanti, scaricano su di lui gli effetti del loro potere e della loro prepotenza, asservendolo e derubandolo di quello che gli appartiene, della sua proprietà, anche se questa violenza e rapina sono a loro volta esercitate non per una decisione libera ed autonoma, ma per effetto di forze storiche, di cui i portatori sono perlopiù incarnazioni e strumenti inconsapevoli.

La ribellione, precisa Stirner, non è la rivoluzione. La rivoluzione “consiste in un rovesciamento delle condizioni sociali, dello stato esistente o status, dello Stato o della società, è quindi un’azione politica o sociale”; invece la ribellione muove “dalla scontentezza degli uomini con se stessi, non è una levata di scudi, ma una sollevazione degli individui, un venir fuori ribellandosi senza pensare alle istituzioni che ne possono scaturire”. Dunque la ribellione “non è politica o sociale, ma egoistica, in quanto rivolta solo a me stesso e alla mia individualità propria” (p. 775). […]

Con la sua difesa dell’individuo anarchico unico e irripetibile, Stirner si iscrive nella generale reazione dei giovani-hegeliani all’universalismo di Hegel, che aveva preteso di dissolvere e negare l’individuo. Dunque L’unico e la sua proprietà non è il prodotto anarchico di un eccentrico, anche se sarà alla base dell’anarchismo, ma un’estrema conseguenza della costruzione storica universale di Hegel […]. Per attuare la sua rivoluzione, Stirner ritorna al “nulla creatore” e traccia la storia dell’antichità, per la quale il mondo era una verità sensibile; poi del cristianesimo, che con la sua fede nell’aldilà sostituì il paganesimo; e infine della modernità, nella quale lo spirito diventa la verità sovrasensibile. L’ultima metamorfosi dello spirito cristiano è il liberalismo politico, sociale e umanistico degli hegeliani di sinistra. Stirner lo supera teorizzando l’“unione degli egoisti”. […]

Concepito come Ego, l’individuo genera appunto l’egoismo. L’egoismo indica la possibilità dell’appropriazione più personale possibile di se stesso e del mondo. È questo il senso dell’egoismo di Stirner, non il vizio, cioè il male che, nel linguaggio comune, si oppone all’altruismo e non ha senso se non in coppia e in alternanza con esso. Ciò tuttavia non significa che questo egoismo “scientifico” non si macchi abbondantemente, per la sua stessa radicalità e assolutezza, di egoismo morale (immorale), dato che finisce col legittimare il ladrocinio, contro il quale Stirner dichiara di non trovare subito ragioni valide, e l’omicidio, allo stesso modo che lo legittima in vari casi lo Stato. L’unico dovrebbe costituire l’inizio di una nuova epoca, in cui l’Io unico di ognuno diventi signore del mondo proprio di ognuno. […]

Con la sua ribellione, fatta non coi pensieri ma con l’assenza di pensieri (e di scrupoli, la Unbedenklichkeit), l’unico mira al dissolvimento della società gerarchica, ordinata e organizzata, che per lui è lo stato di natura, e dopo di esso non concepisce, come forma di associazione, che la libera unione, a cui l’individuo può aderire, ma che poi può lasciare come e quando gli pare e piace, a seconda dei vantaggi e svantaggi, dei piaceri e no che ne ritrae. L’“unione” (Verein) può nascere solo dalla ribellione dell’individuo mirante ad abolire ogni costituzione politica. L’individuo viene dal nulla creatore e ritorna nel nulla creatore, dopo aver goduto e consumato la vita. Niente è al disopra di lui. Egli è all’origine e al disopra di tutto, anche del pensiero, della coscienza o autocoscienza. La libertà non è libertà se non ha come centro l’Io. Il contenuto della sua libertà è la sua proprietà, tutto quello che cade sotto il suo potere di appropriazione. Egli non è tenuto a rispettare niente e nessuno, né a sacrificarsi per nessuno, ma può amare e sacrificarsi per gli altri, se e quando ciò gli fa piacere, e però trattando sempre gli altri, anche amati, come oggetti. Lo strumento principale della sua libertà è la sua volontà, con la quale si appropria delle cose, dei pensieri e dei sentimenti contro il resto del mondo.»

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