“L’umorismo nei Vangeli” di Terri Bednarz

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L'umorismo nei Vangeli, Terri BednarzNel suo fortunato romanzo Il nome della rosa, Umberto Eco dedica ampio spazio alla diatriba tra frate Guglielmo da Baskerville e il monaco Jorge da Burgos sulla liceità del riso: «”Mi chiedo,” disse Guglielmo, “perché siate tanto contrario a pensare che Gesù abbia mai riso”», domanda alla quale l’anziano monaco risponde con sicumera: «”L’animo è sereno solo quando contempla la verità e si diletta del bene compiuto, e della verità e del bene non si ride. Ecco perché Cristo non rideva”» ribadendo anche successivamente la sua ferrea convinzione che “Cristo non rideva”.

Ma è davvero così? È possibile rintracciare dell’umorismo nei Vangeli? È quanto si incarica di fare nel suo documentato saggio, pubblicato in inglese da Lexington Books col titolo Humor in the Gospels: a sourcebook for the study of humor in the New Testament, 1863-2014, la prof.ssa Terri Bednarz, docente di Studi neotestamentari nella Loyola University di New Orleans.

Passando in rassegna più di un secolo e mezzo di studi in materia, l’Autrice sviluppa un compendio delle diverse posizioni assunte dagli studiosi relativamente alla presenza e alle forme dell’umorismo nei Vangeli.

Certo, per comprendere l’umorismo biblico è necessario abbandonare una prospettiva ristretta, in cui l’umorismo si riduce alla frivolezza, per una più ampia, dal momento che l’umorismo biblico spazia dalle battute non serie alle battute satiriche più serie nonché il concetto di umorismo nell’Antichità prestando attenzione al contesto culturale e sociale nel quale i Vangeli furono redatti.

L’Autrice risponde dunque a domande importanti come: “Quali dispositivi retorici e letterari gli autori antichi avrebbero associato all’umorismo?” o “Quali elementi segnalavano la presenza dell’umorismo nei testi scritti?” E ancora: “Quali forme assumeva l’umorismo e quali erano la funzione e l’effetto dell’umorismo in questi testi?” e “Come riconoscere l’umorismo nelle fonti antiche?”

Il risultato è la scoperta di una forte presenza di umorismo tendenzioso (secondo la distinzione dei “motti di spirito” operata da Freud) negli scontri verbali narrati dai Vangeli sinottici. Come sottolinea la Bednarz, ogni autore evangelico ha enfatizzato particolari tipi di elementi umoristici, forse a causa dei diversi contesti. Ad esempio, nel Vangelo di Matteo troviamo giochi di parole in aramaico, umorismo didattico ed epiteti altamente dispregiativi, mentre nel Vangelo di Luca sono presenti una comicità di tipo aristofaneo ed elementi comici di shock.

Un esempio di come debba intendersi l’umorismo evangelico ci viene dato dall’analisi di Dudley Zuver che, nel suo libro, edito del 1933, Salvation by Laughter offre uno studio filosofico approfondito sulla religione e l’umorismo. Egli spiega l’umorismo non come la narrazione di barzellette e sostiene che a Gesù va riconosciuto il merito di aver usato un’arguzia intelligente, ma aggiunge che non riesce a immaginare che Gesù abbia mai strappato risate. Egli sottolinea che, col tempo, le battute di Gesù si trasformano in luoghi comuni e perdono la loro forza retorica e satirica.

Zuver mette in discussione l’enfasi dei suoi colleghi studiosi che discutono se i detti di Gesù debbano essere interpretati “in senso letterale o figurato” e si chiede invece se i detti di Gesù debbano essere presi “con umorismo o con serietà”. Egli sostiene che prendere sul serio i detti di Gesù li trasforma in blandi luoghi comuni. Piuttosto, questi detti dovrebbero essere visti come lampi di luce che smascherano le ipocrisie e costringono gli ascoltatori ad andare al cuore dei problemi sociali ed economici. Come esempio, Zuver cita l’incontro di Gesù con l’uomo ricco in Matteo 19:16-24. Lo scambio consiste in rapide battute di spirito con cui Gesù risponde all’uomo che dovrebbe “osservare la Comandamenti”, compreso l’ultimo, ma non meno importante: “Ama il prossimo tuo come te stesso” (Mt 19,17.19). Il giovane presume di averlo fatto e Gesù aggiunge: “Se vuoi essere completo, va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri” (Mt 19,21). Zuver suggerisce che Gesù intende scuotere il ricco in questo scambio per mettere a nudo la sua ipocrisia e farlo tornare in sé. L’uomo sceglie di persistere nella sua ipocrisia e la risposta tagliente di Gesù è rivolta ai suoi discepoli: «In verità vi dico: difficilmente un ricco entrerà nel regno dei cieli. Ve lo ripeto: è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno dei cieli». (Mt 19,23-24).

Zuver identifica altri detti scioccanti di Gesù che sono stati ridotti a banalità. Che dire della frase: “Dio fa sorgere il sole sui cattivi e sui buoni, e manda la pioggia sui giusti e sugli ingiusti” (Matteo 5:45)? Questo dettame sconvolge l’aspettativa prevalente che i peccatori e i malvagi siano puniti e che i giusti siano protetti e benedetti da Dio”.

Nella sua discussione sull’umorismo evangelico, Zuver solleva un interessante punto esegetico: come cambierebbe la nostra prospettiva se guardassimo i dettati e le parole di Gesù con una lente di umorismo invece che con una lente di serietà?

Nel 1946, Warner Fite considera le forme più leggere di umorismo di Gesù: i suoi indovinelli, i paradossi e i detti ironici. Gesù pone ai suoi avversari indovinelli quale «Davide stesso lo chiama Signore: come dunque può essere suo figlio?» (Marco 12:37). I suoi paradossi includono frasi come: «Tra i nati di donna non è sorto uno più grande di Giovanni il Battista; tuttavia il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui.» (Matteo 11:11) e «Chi trova la sua vita la perderà, chi perde la sua vita… la troverà» (Matteo 10:39). C’è ironia, per Fite, nel detto di Gesù: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua» (Matteo 13:57).

Nel suo libro del 1960 Hypocrisy and Humor, Edward J. Oliver offre una serie di esempi di umorismo matteano che smascherano il comportamento ipocrita, come “Ogni volta che fate l’elemosina, non suonate la tromba” (Mt 6,1-2) e “Ogni volta che digiunate, non fate la faccia triste come gli ipocriti, che si deturpano il volto” (Mt 6,16). Egli fornisce anche esempi di umorismo lucano che deridono l’ipocrisia, tra cui “Voi date la decima della menta, della ruta e di ogni genere di erbe, e trascurate la giustizia e l’amore di Dio” (Lc 11,42).»

Lo studio dell’umorismo biblico deve ancora affrontare importanti sfide così come una definizione condivisa dell’umorismo stesso. Gli studiosi biblici hanno sinora evitato i tentativi di definire l’umorismo perché si tratta di un compito molto complesso. Pur essendo disposti a includere forme tendenziose e non tendenziose sotto l’ombrello dell’umorismo, preferiscono non riferirsi ad esse come all’umorismo. Sebbene gli scrittori antichi non usassero il termine ‘umorismo’, comprendevano l’effetto umoristico di dispositivi come l’ironia, i giochi di parole, gli epiteti e l’arguzia.

Gli studi che sottolineano gli usi agonistici dell’umorismo nel mondo romano e i tipi di umorismo profetico nella Bibbia ebraica aiutano a collocare l’umorismo evangelico nel suo antico contesto retorico; attraverso queste lenti, l’umorismo evangelico potrebbe esser così visto nel suo ruolo più solenne, servendo così a smascherare le assurdità, a sovvertire le convenzioni e a intensificare le critiche alle oppressioni sociali ed economiche che affliggevano il mondo biblico e che continuano ad affliggere la società contemporanea.

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