Dott. Giovanni Vazzana, Lei è autore del libro L’ultimo muro d’Europa. Cipro, disputa al centro del Mediterraneo pubblicato da Paesi Edizioni: in che modo l’analisi della questione turco-cipriota aiuta a comprendere i limiti del progetto di integrazione europea?
L’ultimo muro d’Europa. Cipro, disputa al centro del Mediterraneo, Giovanni VazzanaBuongiorno, innanzitutto, quando si parla di Cipro, è bene fare riferimento alla popolazione dell’isola intesa come insieme di cittadini greco-ciprioti e turco-ciprioti, le due parti che la compongono e che, nonostante la differente cultura, le diverse tradizioni e un credo religioso non univoco, condividono lo stesso attaccamento al proprio territorio, alla propria patria. Tuttavia, in merito alla sua domanda, la Questione Cipriota è l’esempio lampante di quanto i principi di integrazione tanto evocati dai Padri Fondatori dell’Unione Europea non siano ancora del tutto stati applicati. Si tratta di un’isola divisa in due, in cui la cosiddetta Green Line separa la Repubblica Turca di Cipro Nord dalla Repubblica di Cipro. Capisce bene che stiamo parlando di linea di demarcazione, ma, le chiedo, lei l’ha mai vista in una cartina geografica tale divisione? Da sud a nord e da nord a sud si passa solo attraverso dei check-point dislocati proprio sulla linea di confine, mostrando il proprio documento d’identità. Confine? Eppure l’UE, la NATO, tutti i Paesi del mondo, eccezion fatta per la Turchia, lo considerano uno Stato unico. Ma com’è possibile? Per di più, a sud c’è l’euro, a nord no. Credo questi elementi possano già bastare come risposta alla sua domanda.

Nel libro, la divisione dell’isola in due parti viene paragonata al muro di Berlino: qual è la situazione dei rapporti tra Unione Europea e Turchia?
Sì, così com’era stato per le due “Germanie”, anche a Cipro le due entità, greco-cipriota e turco-cipriota, cooperano e convivono da sempre, come già detto. Per fare un esempio, e ne parlo in un capitolo dedicato nel libro, due trentenni, conosciutisi durante i loro studi universitari, un ragazzo turco-cipriota e uno greco-cipriota, hanno aperto un’azienda che produce olio di qualità lavorando i terreni di entrambe le Repubbliche. Credo che questo sia sintomatico di quanto le comunità abbiano il desiderio di vivere insieme.

Per rispondere alla sua domanda, se le relazioni civili appena citate sono, se non ottime, di sicuro buone, quelle politiche fra l’Unione Europea e la Turchia sono stato oggetto di tensione negli ultimi mesi, sia per ciò che concerne gli accordi sui migranti, sia per ciò che riguarda lo sfruttamento delle risorse energetiche del Mediterraneo. Di certo, sono molto lontani i tempi in cui si parlava di ingresso nell’UE della Turchia. Poi, non ultima, la polemica sulle vignette della rivista francese da parte del leader turco Erdogan non ha di certo calmato gli animi. È un momento sicuramente molto delicato.

Quali vicende hanno segnato la Questione Cipriota, che si trascina ormai dal 1974?
Vede, le dinamiche che ho cercato di esplicitare all’interno del volume, sono complesse e per certi versi difficili da decifrare. Ci sono, però, 3 aspetti che reputo fondamentali per spiegare il perché si continui a parlare di Questione Cipriota dopo così tanti anni: il primo è l’assestamento psicologico delle due comunità post invasione turca del 1974. È chiaro che la gente che era dovuta fuggire da nord a sud lasciando le proprie case, ancora purtroppo non recuperate, guardasse con sospetto ogni tentativo di riunificazione dell’isola. Infatti, le varie risoluzioni ONU, su tutte il piano Annan del 2004, sono miseramente fallite. Poi, proseguendo in ordine cronologico, l’ingresso di Cipro nell’UE con la susseguente adozione dell’Euro (gennaio 2008). Lo status comunitario europeo, tuttavia, è stato ed è ancora affare dei soli cittadini della Repubblica di Cipro, abitanti nel sud dell’isola, per intenderci. Infine, la scoperta di giacimenti di gas naturale nelle acque del Mediterraneo, risorse a cui ambiscono numerosi attori politici non solo continentali.

Ecco, credo che questi tre aspetti aprano le porte per una riflessione più ampia.

In che modo la posizione geografica di Cipro è fondamentale per determinare le ragioni della persistenza di tali contrasti?
Crocevia strategico, punto strategico, snodo strategico. Scelga pure l’espressione che le è più consona, ma credo che da quando si studia geografia, si è sempre parlato di isole del Mediterraneo in questi termini, Cipro compresa. Non a caso fu in mano ai Veneziani che la consideravano sbocco per il commercio verso l’Oriente.

Tornando all’attualità, ciò che balza all’occhio, ed è anche oggetto delle cronache di queste settimane, io stesso ho scritto degli articoli di aggiornamento pubblicati sulla rivista online BabilonMagazine.it, sono i continui interventi e invii di navi che lavorano per sfruttare le risorse energetiche a cui accennavo prima. Le cosiddette ZEE, Zone Economiche Europee, delimitano il raggio d’azione delle stesse nel mare cipriota, ma, la Turchia, avendo in mano la parte nord dell’isola, rivendica il diritto di azione e di sovranità su parte di esse. Si tratta di un vero e proprio tira e molla continuo che ha già portato l’Unione Europea a infliggere sanzioni pecuniarie cospicue nei confronti del governo turco, il quale, tuttavia, ha da poco annunciato un nuovo intervento della nave da ricerca sismica Oruc Reis.

Quale futuro, a Suo avviso, per la Questione Cipriota?
Bella domanda, questa. Di sicuro, l’emergenza sanitaria dovuta alla pandemia da Covid-19 ci sta mettendo del suo, nel senso che sta forse distogliendo l’attenzione da quanto succede o è successo sull’isola. Per evitare ciò e, per provare a rispondere, cito il risultato delle ultime elezioni tenutesi da pochissimo nella Repubblica Turca di Cipro Nord, le quali hanno visto prevalere il candidato Ersin Tatar, da tutti annoverato fra “gli uomini di Erdogan”. Tutta la sua campagna elettorale si è fondata sulla risoluzione della Questione Cipriota con la definitiva affermazione di due Stati separati; al contrario, lo sconfitto, nonché presidente uscente, Mustafa Akincı, sembrava speranzoso e desideroso di una soluzione con un’unica entità federale.

Che sia stata sancita definitivamente la separazione? L’esito del voto potrebbe farlo intendere, ma, non ne sono così sicuro, e non lo sono perché Tatar ha prevalso per poco, 51,74 % contro il 48,26, sintomo del malcontento della gente, più che di una sicurezza nel recarsi alle urne. Il punto, però, e concludo, è: cosa farà adesso Erdogan? Quanto influenzerà le iniziative di Tatar? E questo lo scopriremo nei prossimi tempi.

Giovanni Vazzana, classe 1986, insegnante di lingua francese in Emilia-Romagna. Palermitano di nascita, a Pisa gli studi universitari. Poi assistente di lingua italiana in Lorena, Francia. Da sempre attento ai problemi delle minoranze, degli Stati divisi, in particolare Cipro. Aderisce all’Associazione italiana Giovani per l’UNESCO.

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