L’ospedale dei bambini. 1869-2019. Una storia che guarda al futuro, Andrea CasavecchiaDott. Andrea Casavecchia, Lei è autore del libro L’ospedale dei bambini. 1869-2019. Una storia che guarda al futuro edito da Rizzoli: quando e come nasce l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù?
Le origini dell’Ospedale sono molto affascinanti. Tutto inizia con il dono di un salvadanaio. Quattro bambini lo regalano alla loro mamma per il suo compleanno. Sono i figli della duchessa Arabella Fitz-James Salviati che – su suggerimento del papà – vogliono incoraggiarla a realizzare il suo sogno: creare un ospedale per i bambini.

Lei era solita andare a visitare i malati. Un giorno in una corsia del San Giacomo era rimasta sconvolta dalla vista di due bambini sistemati in un letto tra gli adulti. La duchessa con il supporto del marito Scipione Salviati raccoglie un primo nucleo di finanziatori e chiede il permesso di iniziare l’avventura a Papa Pio IX, che benedice l’iniziativa e concede la possibilità di intitolarla al “Bambino Gesù”.

Così il 19 marzo 1869 a Roma in una stanzetta di un edificio di via delle Zoccolette vengono accolte le prime quattro bambine malate. Ecco come nasce il primo vero ospedale pediatrico in Italia. Per la realizzazione del progetto la duchessa coinvolse immediatamente anche le suore Figlie della Carità di San Vincenzo de’ Paoli. Alle suore cappellone – così venivano chiamate a quel tempo dai romani – era affidato il coordinamento delle attività del Bambino Gesù. Durante questi 150 anni i loro compiti sono cambiati, ma il loro servizio è rimasto costante.

L’ospedale si sosteneva attraverso donazioni. Contribuivano al suo finanziamento le famiglie nobili, l’alta borghesia, eminenti monsignori, ma tante offerte provenivano dalle raccolte diffuse nelle parrocchie romane. “L’ospedale per i piccoli infermi” riceve subito un riconoscimento diffuso e radicato in tutto il popolo e diventa subito un simbolo per la città di Roma.

Quali vicende segnano la storia dell’ospedale?
In 150 anni di storia le vicende che tracciano il percorso dell’ospedale si riescono a contare. Penso, però, che si possano individuare alcune tappe significative. Sono quelle che aprono nuove stagioni. La prima è la sua fondazione, ovviamente. È un momento essenziale che si colloca nel momento in cui si sviluppa la pediatria in Italia.

Poi nel 1887 c’è il trasferimento della sede che da una zona centrale della Roma di fine Ottocento – rione regola vicino a Torre Argentina – si sposta sul colle Gianicolo – in una zona allora periferica – a causa della costruzione degli attuali argini del Tevere. Era un azzardo. Si trattava di trasformare parte dell’antico convento di Sant’Onofrio in un ospedale attrezzato di corsie, sale operatorie, gabinetti medici, la mensa. I lavori di ristrutturazione termineranno solo nel 1889. E negli anni successivi se ne realizzeranno tanti altri: i padiglioni di isolamento, il dormitorio per le infermiere, la farmacia, finché nel 1907 per la prima volta si raggiungeranno i 1000 ricoveri.

La terza stagione si apre nel 1924, quando l’’ospedale è donato a Pio XI e 5 anni dopo, con i Patti Lateranensi è inserito tra le zone extraterritoriali. Il Bambino Gesù diventa l’ospedale del Papa, una testimonianza dell’opera di carità del ministero petrino.

Segue un periodo di ripartenza al termine della Seconda Guerra mondiale, quando l’ospedale supera una grave crisi con l’intervento di Pio XII e della croce rossa americana. Il Bambino Gesù che non riusciva più a sostenere le spese per curare i bambini si rimette in piedi e inizia un nuovo periodo di ammodernamento, che si concluderà proprio con la costruzione del grande padiglione dedicato proprio a Papa Pio XII nel 1963.

Ma è negli anni successivi che l’ospedale inizia a diventare un punto di riferimento nazionale, fino a ottenere nel 1985 il riconoscimento di Istituto di Ricerca e Cura a Carattere Scientifico. Quasi contemporaneamente il Bambino Gesù introduce in Italia la forma organizzativa dipartimentale che oggi si è diffusa in tutte le strutture sanitarie.

Si apre poi una stagione di consolidamento – tra gli anni Novanta e i primi anni del 2000. Il Bambino Gesù acquista una dimensione internazionale fino a ottenere per la prima volta nel 2006 il prestigioso accreditamento della Joint Commission International che certifica a livello mondiale la tensione dell’ospedale al miglioramento della qualità delle cure. Il Bambino Gesù diventa nel 2009 anche sede universitaria della cattedra di pediatria e della scuola di specializzazione dell’Università di Tor Vergata – un passaggio importante, che prepara la stagione successiva, inaugurata con l’apertura della sede di San Paolo. La struttura oltre agli ambulatori ospita attualmente il più grande polo di ricerca pediatrico in Europa. Proprio la connessione con tra ricerca e innovazione delle cure contraddistingue questo nuovo periodo.

In che modo la storia dell’ospedale si intreccia con quella del nostro Paese?
Mi vengono in mente due esempi per rispondere a questa domanda.

Il primo è un episodio: durante l’occupazione tedesca, in seguito al frettoloso armistizio siglato dall’Italia nella Seconda Guerra Mondiale, l’ospedale diede accoglienza agli ebrei e ai dissidenti politici. Per non destare sospetti gli uomini e le donne venivano vestiti da medici e infermieri e i bambini ospitati nelle corsie. Il suono della campana della chiesa di Sant’Onofrio avvisava dell’arrivo di una perquisizione dei nazifascisti e tutti venivano nascosti nei meandri della struttura.

Il secondo esempio ci mostra la continua relazione tra il Bambino Gesù e i mutamenti della società italiana: la stretta connessione tra lo sviluppo delle politiche socio-sanitarie italiane e le risposte dell’ospedale che si adatta e cambia la sua organizzazione, le sue strutture per adattarsi ai bisogni dei cittadini in coerenza con le riforme del welfare. Se oggi il Bambino Gesù è un’eccellenza italiana a livello internazionale questo è anche dovuto alla sua capacità di trasformarsi.

Quali personalità – benefattori, medici, pazienti e uomini di Chiesa – hanno intessuto la loro nome all’ospedale?
Sono moltissime le personalità che hanno incontrato l’ospedale. Abbiamo accennato in precedenza ai coniugi Salviati, i fondatori. Sicuramente non si può dimenticare la loro figlia Maria che ha dedicato la sua vita allo sviluppo dell’opera dei genitori. Poi ci sono i Pontefici, che hanno sempre mostrato un’attenzione particolare e una vicinanza speciale fin dalla sua fondazione. Vorrei ricordare, innanzitutto, Giovanni XXIII è il primo Papa che visita l’ospedale del Gianicolo. Poi lo seguiranno Paolo VI, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI, Francesco. Proprio Papa Francesco sarà il primo a visitare la sede di Palidoro. Le loro visite sono una grande testimonianza che mostra la vicinanza della Chiesa alla sofferenza dei bambini.

Un segnale del servizio svolto all’Italia dall’ospedale sono le visite del Capo di Stato che hanno accompagnato la storia dell’ospedale. La prima è avvenuta nel 1915, quando il re Vittorio Emanuele e la regina Elena in due momenti diversi hanno voluto recarsi in ospedale, dopo l’impegno profuso nell’accoglienza dei bambini che provenivano dagli Abruzzi in seguito al devastante terremoto di Avezzano. La regina volle esprimere la sua gratitudine e il riconoscimento del buon lavoro dei medici e degli infermieri del Bambino Gesù, molto probabilmente, anche attraverso il dono della Villa Iolanda a Santa Marinella, che dal 1919 diventa la seconda sede dell’Ospedale. In seguito anche i presidenti della Repubblica Italiana hanno mostrato la loro vicinanza: Oscar Luigi Scalfaro, Carlo Azeglio Ciampi hanno visitato la sede del Gianicolo. Significativo è stato il discorso di Mattarella per l’inaugurazione delle celebrazioni dei 150 anni del Bambino Gesù che esprime a tutta la comunità dell’ospedale la riconoscenza della Repubblica.

Infine, nella memoria collettiva dell’ospedale sono impresse due figure: una è Lady Diana, che durante il suo viaggio in Italia volle conoscere la realtà dell’ospedale. Quell’evento ebbe una risonanza mondiale, divenne la prima occasione per parlare a livello internazionale di come cresceva l’ospedale arroccato su un colle di Roma. L’altra figura è madre Teresa di Calcutta, che in segreto raggiungeva l’ospedale durante i suoi viaggi nella capitale. Lei fu la fonte di ispirazione per l’allora presidente Marcello Sacchetti. Egli racconta che arrivò con due consorelle nel suo studio con due bimbi albanesi malati, li poserò sulla sua scrivania dicendo: “Prendetevene cura”. Da quel momento l’accoglienza e l’assistenza di bambini stranieri provenienti dai paesi più poveri del mondo, dove non è possibile curarli è divenuta una delle modalità da cui si esprime l’azione internazionale dell’ospedale.

Come guarda al futuro la comunità del Bambino Gesù?
Ci sono tre coordinate che hanno guidato e guidano le azioni messe in campo dal Bambino Gesù: la ricerca della cura migliore e più efficace, la proiezione verso le innovazioni tecnologiche e verso le scoperte scientifiche, infine la tensione verso la carità per i bambini. La comprensione di queste coordinate è cambiato durante i 150 anni. C’è un modo diverso nel confronto con queste stelle polari, ad esempio:

Se all’inizio la carità dell’ospedale si traduceva in “visitare i piccoli infermi”: espressione di una pratica religiosa compiuta da persone pie. Poi diventa segno di testimonianza della carità del Papa. E oggi il Bambino Gesù aspira a manifestare la misericordia di tutta la chiesa verso i bambini sofferenti e le loro famiglie. C’è un’evoluzione: si passa dall’organizzazione autonoma di alcuni fedeli, al riconoscimento istituzionalizzato dal leader della comunità religiosa, fino alla promozione come azione di tutta la chiesa universale.

Un percorso parallelo è compiuto nella ricerca delle cure migliori: si passa dai tentativi dell’uomo “d’arte” – il medico – che lotta per affermare la convinzione che un bambino non è un adulto in miniatura, fino ad arrivare alla promozione della ricerca di medicine appropriate all’età in laboratori specializzati. Si passa da un approccio centrato sulla malattia a un approccio centrato sulla persona, Si assiste nel tempo al processo di umanizzazione delle cure. Cambiano poi le tecnologie se prima l’attenzione era sul bisturi e lo stetoscopio o il gabinetto per i raggi X, oggi c’è il sequenziatore genomico che riesce a leggere il Dna o le sue parti per scoprire le origini di alcuni mali e puntare a una personalizzazione delle cure.

Carità, scienza medica e innovazione si intrecciano. Sono cambiati presidenti dell’ospedale, medici e personale sanitario, ma queste tre coordinate rimangono.

Il futuro della comunità del Bambino Gesù nasce da qui.

Negli ultimi anni l’ospedale è cresciuto molto. Qui sono presenti tutte le professionalità pediatriche. È per ora l’unica struttura sanitaria in Europa in grado di rispondere con differenti tecniche al bisogno di ogni tipo di trapianto in età infantile. È un punto di riferimento per le malattie rare e ultra rare.

L’orizzonte per il futuro è indicato dalle parole di Papa Francesco, quando chiede di diventare “ospedale dei figli del mondo”. Questo non significa – come spiega nell’interpretazione del suo mandato l’attuale presidente Mariella Enoc – intervenire direttamente ovunque, significa formare persone e promuovere la realizzazione di strutture, perché i bambini e i ragazzi possano ricevere le cure adeguate e appropriate; significa essere capaci di condividere il sapere, invece di creare barriere basate sulla competitività e sui brevetti, perché le scoperte vanno applicate per salvare le vite.

Allora, il futuro della comunità del Bambino Gesù passerà dalla capacità di individuare la traiettoria corretta per garantire sempre la qualità delle cure, la capacità di promuovere la ricerca e applicare le innovazioni, mettendo sempre al centro i bambini i ragazzi e le loro famiglie.

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