“L’italiano dei testi costituzionali. Indagini linguistiche e testuali tra Svizzera e Italia” a cura di Filippo Pecorari, Angela Ferrari e Letizia Lala

Dott. Filippo Pecorari, Lei ha curato con Angela Ferrari e Letizia Lala l’edizione del libro L’italiano dei testi costituzionali. Indagini linguistiche e testuali tra Svizzera e Italia pubblicato dalle Edizioni dell’Orso: cosa si indica con l’espressione “italiano istituzionale svizzero”?
L'italiano dei testi costituzionali. Indagini linguistiche e testuali tra Svizzera e Italia, Filippo Pecorari, Angela Ferrari, Letizia LalaL’italiano istituzionale svizzero è la varietà di italiano usata nella comunicazione (prevalentemente scritta) dalle autorità della Confederazione svizzera, a livello nazionale o cantonale. Si tratta di una varietà composita: ne fanno parte principalmente testi normativi (costituzioni, leggi, ordinanze, ecc.), materiali legislativi (pareri, rapporti, messaggi ecc.), testi informativi (comunicati stampa, pagine web ecc.) e testi delle autorità giudiziarie (sentenze dei Tribunali federali e cantonali); ma anche testi che – per varie ragioni – possiedono uno statuto più ibrido tra scritto e parlato, come i post pubblicati sui social media istituzionali (ad es. sui profili Facebook e Twitter della Confederazione e dei suoi Dipartimenti) e i discorsi scritti per essere letti (ad es. in Parlamento o in occasione delle feste nazionali).

Tenendo sullo sfondo questa ampia tipologia di testi, i saggi raccolti nel nostro libro si focalizzano su un singolo genere testuale, quello dei testi costituzionali, e più precisamente su un singolo, rilevantissimo, testo: la Costituzione svizzera, che occupa una posizione apicale nella gerarchia del diritto elvetico. Il volume, composto da ben 28 saggi a opera di 18 autrici e autori, sviluppa un paragone ad ampio raggio tra la Costituzione svizzera in lingua italiana e la Costituzione italiana: questo consente da un lato di individuare le specificità linguistiche del testo costituzionale elvetico, e dall’altro di cogliere alcune tra le caratteristiche comuni ai due maggiori testi costituzionali in lingua italiana.

Quali caratteristiche linguistiche e testuali presenta l’italiano dei testi costituzionali?
La peculiarità del nostro volume sta nell’adottare, in buona parte degli articoli raccolti, una prospettiva testuale e comunicativa: nell’analizzare, cioè, le caratteristiche linguistiche dei testi costituzionali che producono una ricaduta sul piano della trasmissione del messaggio. In effetti, ragionando in quest’ottica, le analisi hanno restituito numerosi dati rilevanti. Si è visto, ad esempio, che la Costituzione svizzera privilegia l’uso di una sintassi lineare, ricca di strutture a elenco, mentre la Costituzione italiana presenta una maggiore complessità sintattica: un dato, questo, che influisce sulla leggibilità e sulla comprensibilità dei due testi. Un altro aspetto interessante – e, almeno in parte, inatteso – è la quantità di contenuti che entrambi i testi trasmettono in maniera implicita, con l’obiettivo comunicativo di precisare lo sfondo delle norme e il loro campo di applicazione. E ancora, si può osservare che nei testi costituzionali non sono comuni i movimenti argomentativi, come la motivazione e la concessione, a tutto vantaggio di movimenti concettualmente più “semplici” come quelli di aggiunta o di specificazione. Non mancano infine nel volume studi su caratteristiche linguistico-testuali più puntuali dei due testi costituzionali, come ad esempio la curiosa predilezione della Costituzione svizzera per l’uso del connettivo di stile burocratico nonché, che è invece rarissimo nella Costituzione italiana.

Cosa rivela l’analisi diacronica di tali testi?
L’ottica diacronica, nel nostro volume, ha riguardato essenzialmente il confronto tra le ultime due versioni della Costituzione svizzera: quella attualmente in vigore, approvata nel 1999, e quella precedente, datata 1874. Le differenze tra i due testi sono sensibili, e riguardano tutti i livelli di analisi. D’altro canto, va considerato che uno degli obiettivi che ha mosso i costituenti elvetici nell’attività di revisione è stato proprio l’ammodernamento della lingua, in direzione di una maggiore chiarezza. Il nostro libro mostra che questo obiettivo è stato sostanzialmente raggiunto: il testo del 1999 elimina o sostituisce opzioni linguistiche auliche e parole non più comuni ai giorni nostri, e al tempo stesso costruisce il testo in maniera più agile e vicina all’italiano comune, privilegiando ad esempio il soggetto sottinteso rispetto al pronome esso. Un aspetto particolarmente interessante è poi quello relativo alla strutturazione logica dei due testi, nettamente diversa: se nel 1874 si privilegiava un andamento più argomentativo, che puntava a spiegare ai cittadini le ragioni della norma, nel 1999 si sceglie invece uno stile più secco e lineare, che si limita a prescrivere senza motivare. Questo naturalmente non significa che le norme attuali siano arbitrarie: semplicemente, la motivazione trova spazio in altri testi, collaterali rispetto al testo normativo, come i messaggi del Consiglio federale.

Quale importanza riveste l’analisi pluri-comparativa dei testi costituzionali?
L’ipotesi che guida i nostri lavori sull’italiano istituzionale svizzero è che, per capire quali siano le sue caratteristiche distintive, non si possa prescindere dall’adozione di una prospettiva pluri-comparativa. Il confronto con altre varietà comparabili è un passo fondamentale per collocare la nostra varietà di interesse nel suo contesto sociale, politico e culturale. Come termini di paragone, occorre naturalmente tenere conto dell’italiano istituzionale usato nella vicina Italia, ma anche del tedesco e del francese istituzionali impiegati in Svizzera, nonché dell’italiano scritto nelle sedi politiche e amministrative dell’Unione europea. Il nostro volume, restringendo lo sguardo ai testi costituzionali, si è soffermato per il momento sui primi due termini di confronto: italiano elvetico vs. italiano d’Italia e italiano elvetico vs. tedesco e francese elvetici.

Quali influssi del francese e del tedesco è possibile rilevare nei testi analizzati?
Come detto, il confronto con le versioni della Costituzione svizzera nelle altre due lingue ufficiali – in particolare quella tedesca – è al centro dell’interesse di alcuni degli articoli che compongono il nostro volume. La questione è cruciale, dal momento che l’italiano in Svizzera vive una situazione in qualche misura paradossale. Si tratta di una lingua ufficiale a tutti gli effetti, adottata in testi normativi che sono considerati come autentici e vincolanti alla pari dei testi in tedesco o in francese; tuttavia, i testi di legge in italiano – Costituzione compresa – sono tipicamente il risultato di un’attività di traduzione, che vede impegnate figure professionali altamente qualificate come quella del giurilinguista.

Nel volume si osserva, ad esempio, come tanto la versione italiana quanto quella tedesca prediligano una sintassi semplice e un uso molto limitato della subordinazione, ma non nella stessa misura: il testo tedesco si rivela, in questo senso, più propenso all’uso di strutture nominali e meno orientato verso l’impiego di frasi subordinate rispetto al testo italiano. Un’altra tematica rilevante in prospettiva contrastiva è quella – particolarmente scottante nel dibattito linguistico recente – del gender: mentre la versione tedesca della Costituzione elvetica è solita optare per lo sdoppiamento (es. die Arbeitnehmerinnen und Arbeitnehmer ‘le lavoratrici e i lavoratori’, art. 28), la versione italiana preferisce usare le forme maschili inclusive (es. i lavoratori), con una presenza non trascurabile di termini neutri come Popolo o persona. Queste osservazioni pongono problemi di non facile soluzione sulla visibilità delle donne e delle persone di genere non binario nei testi di legge.

Non mancano neppure, nel volume, osservazioni che incrociano l’analisi comparativa tra lingue diverse con l’analisi diacronica: un dato interessante, ad esempio, è quello che riguarda l’ancora imperfetta autonomia del testo costituzionale del 1874 in lingua italiana, che a tratti rimanda tra parentesi alle versioni tedesca o francese per favorire la chiarezza dei riferimenti, dichiarando così implicitamente la sua natura di testo tradotto, dal valore accessorio rispetto all’originale.

Il linguaggio giuridico-amministrativo d’Italia è noto per la sua inintelligibilità: quali caratteristiche presenta, quanto a chiarezza, l’italiano istituzionale svizzero?
Nel complesso, la situazione dell’italiano istituzionale svizzero sul piano della chiarezza è buona. Le nostre ricerche sull’italiano della Costituzione svizzera restituiscono un quadro che in generale è decisamente confortante. La lingua della Costituzione è attenta a evitare le oscurità lessicali, a selezionare parole di uso comune, a usare frasi brevi e non troppo complesse sul piano sintattico, a esprimere in maniera trasparente le progressioni da un tema all’altro e i movimenti logici che legano le frasi. La leggibilità e la comprensibilità, come detto sopra, raggiungono valori alti, che assicurano anche a cittadini con un livello di istruzione medio-basso una buona comprensione del testo.

L’ottica testuale, specialmente in prospettiva comparata con la Costituzione italiana, ci porta tuttavia a individuare anche qualche chiaroscuro. Si osserva ad esempio che la struttura rigidamente elencativa della Costituzione svizzera, basata sulla giustapposizione di argomento ad argomento, può sfociare in una certa artificiosità, poiché comporta l’assenza di gerarchie e la collocazione sullo stesso piano di informazioni con un diverso grado di rilevanza comunicativa. In questo senso, la Costituzione italiana – a dispetto della sua età anagrafica – sembra più efficace sul piano comunicativo: la sua complessità sintattica, relativamente maggiore rispetto alla Costituzione svizzera, è pienamente riscattata dall’impeccabile gerarchizzazione dei contenuti. Insomma, chi legge la Costituzione italiana è guidato in modo più rigoroso, nel percorso costruito dal testo, a distinguere i contenuti più importanti da quelli secondari.

La questione della chiarezza comunicativa è centrale, naturalmente, non solo nei testi normativi, ma anche – e forse soprattutto – in quelli informativi, che si rivolgono in maniera più diretta al grande pubblico o ai media. A questo proposito, mi permetto di rinviare a una ricerca che Angela Ferrari e io abbiamo appena pubblicato (A. Ferrari/F. Pecorari, Le buone pratiche redazionali nei testi istituzionali svizzeri in lingua italiana, Firenze, Cesati, 2022), dedicata ai testi informativi svizzeri in italiano e al loro complesso rapporto con gli originali in tedesco. In questo nuovo studio ci siamo concentrati proprio sulle “buone pratiche redazionali”: sui punti del testo in cui la traduzione funziona particolarmente bene sul piano della comunicazione perché il traduttore ha avuto la capacità di sganciarsi dall’originale, e di produrre un testo che, per vari motivi, in italiano risulta più naturale. Nell’ambito dei testi informativi, il quadro che emerge sul piano della felicità comunicativa è molto positivo: i traduttori sono molto attenti alla chiarezza e alla naturalezza espressiva, e sono in grado di raggiungere questi obiettivi con attenzione (anche) ad aspetti sfuggenti e sottili come quelli legati alla testualità.

Filippo Pecorari è collaboratore scientifico del Fondo nazionale svizzero presso l’Università di Basilea. Da ottobre 2020 partecipa a un progetto di ricerca dedicato all’italiano istituzionale svizzero e diretto da Angela Ferrari. Ha al suo attivo numerose pubblicazioni incentrate principalmente su tematiche di linguistica del testo e linguistica delle varietà, tra cui le monografie Quando i processi diventano referenti (Edizioni dell’Orso 2017) e Le buone pratiche redazionali nei testi istituzionali svizzeri in lingua italiana (con A. Ferrari, Cesati 2022).

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