“L’intelligenza non è artificiale. La rivoluzione tecnologica che sta già cambiando il nostro mondo” di Rita Cucchiara

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Prof.ssa Rita Cucchiara, Lei è autrice del libro L’intelligenza non è artificiale. La rivoluzione tecnologica che sta già cambiando il nostro mondo edito da Mondadori: quale importanza riveste l’Intelligenza Artificiale per lo sviluppo tecnologico?
L'intelligenza non è artificiale. La rivoluzione tecnologica che sta già cambiando il nostro mondo, Rita CucchiaraL’intelligenza artificiale (IA) è stata riconosciuta da tutti i paesi del mondo come una delle tecnologie alla base dell’attuale quarta rivoluzione industriale e della trasformazione digitale della nostra società, a supporto della transizione ambientale, della salute e dell’educazione delle generazioni future. Queste considerazioni nate da alcuni anni prima del COVID, a partire dal documento “Ai for Europe” della Commissione Europea 2018, e dal World Economic Forum del 2019, sono diventate ancora più stringenti in questo periodo pandemico e di conseguente grande crisi economica e sociale. Grandi speranze sono rivolte alla ricerca per le soluzioni derivate dalle nuove tecnologie IA, capaci di innovare profondamente settori portanti della economia, quali l’industria e manifattura, l’agricoltura, l’ambiente, la salute, il mondo finanziario e soprattutto l’industria informatica e del Web, e dei grandi colossi IT di cui l’IA è il prodotto più dirompente.

L’intelligenza artificiale ha avuto solo negli ultimi dieci anni la sua consacrazione come tecnologia informatica abilitante e pervasiva nel mondo digitale con tutte le diverse sotto-discipline (dal Natural Language Processing, alla Computer Vision, al Planning, all’Intelligent IoT) e soprattutto con il Deep Learning, la disciplina che si occupa di sistemi di apprendimento automatico basati su reti artificiali profonde. La forza del Deep Learning sta quella di poter integrare in modelli computazionali generali la conoscenza e la competenza del dominio di applicazione, apprendendo dai dati e dal contesto e potendo realizzare sistemi capaci di classificare, ragionare, prevedere ed organizzare la conoscenza stessa.

La portata e l’impatto dell’Intelligenza artificiale è testimoniata dal fatto che ogni paese del mondo ha definito la propria strategia; l’Europa ha scritto il “White Paper on AI: an ecosystem of excellence and trust” in Febbraio 2020. L’Italia ha lavorato alacremente negli ultimi due anni prima con il documento programmatico “Ai for Future Italy” del Lab AIIS del CINI il Consorzio Interuniversitario Nazionale per l’Informatica, poi con la Strategia Italiana in intelligenza artificiale del MISE (licenziata nella prima formulazione nel settembre 2020), poi con il PNR2021.-2027 licenziato nel dicembre 2020, in cui l’AI è uno degli Ambiti indicati dal piano nel Grande ambito “Informatica, Industria ed Aerospazio”.

Quali benefici può apportare alla qualità della nostra vita l’Intelligenza artificiale?
L’Intelligenza artificiale, altro non è che una (potente) tecnologia informatica e può e potrà portare tutti i benefici connessi alla digitalizzazione, a superamento del gap tecnologico nella società, alla ottimizzazione dei processi decisionali, e sperabilmente della Pubblica Amministrazione, molto più di quanto non abbia fatto l’ICT nel passato grazie alla sinergia tra l’intelligenza umana e quella del calcolatore. Lavorando assieme davvero in modo cooperante l’esperienza umana e la memoria e le capacità di calcolo e di inferenza di un calcolatore potranno sicuramente portare benefici generalizzati nella società. Un esempio chiaro è l’impiego dell’intelligenza artificiale nella medicina, ad ausilio del medico nei processi di diagnosi e di prognosi, in ausilio delle case farmaceutiche per la creazione di nuovi farmaci, e nella robotica assistita. La Società significa anche sostenibilità ambientale ed energetica ed anche in questo caso le soluzioni AI possono e potranno fare molto se saranno impiegate con buon senso e da personale competente. È importante che se ne parli, anche in termini semplici e “per tutti” perché credo sia fondamentale che si comprenda, da parte dei giovani, dei genitori, dei professionisti ed imprenditori e degli anziani, quanto sia importante investire nel futuro.

Quali sfide pone alla nostra società l’AI?
Tante sfide. La prima è sulle competenze. L’IA ha ottenuto questa caratterizzazione di “rivoluzione tecnologica” grazie ai risultati concreti ottenuti dalla concomitante disponibilità di tre fattori abilitanti: l’immensa quantità di dati, anche annotati da esseri umani per permettere un apprendimento supervisionato dall’essere umano, l’immensa potenza di calcolo dei computer attuali, dai supercomputer ai sistemi embedded a basso consumo integrabili in ogni macchina o robot; e non meno importante l’immensa nuova conoscenza algoritmica ed architetturale apportata negli ultimi anni dalla ricerca informatica che ha trasformato radicalmente la nostra disciplina. In tutti i tre ambiti, gli ultimi due più tecnologici, il primo più legato al dominio applicativo servono competenze profonde. Sono strumenti difficili da usare, in quanto non sono strumenti esatti e i risultati vanno impiegati da esperti. Mai come in questo momento abbiamo bisogno di giovani che vogliano studiare e fare ricerca, possibilmente in Italia.

La seconda sfida è quella della fiducia e della regolamentazione: proprio perché sono strumenti potenti devono essere regolamentati per poter essere impiegati nel miglior modo possibile, senza fraintendimenti ma anche senza un dual-use fraudolento. Serve una grande opera di regolamentazione e di assunzioni di responsabilità.

Una terza sfida è quella del colmare il gender balance anche tra chi progetta l’Intelligenza artificiale. L’Intelligenza non è artificiale ma fatta da esperti umani. Questi non possono essere solo uomini…

Da più parti si levano voci autorevoli sui rischi di un’Intelligenza artificiale forte: sono fondati a Suo avviso?
L’Intelligenza artificiale forte o generale è ancora una materia di studio molto lontana dalla realtà. Abbiamo ancora un buon decennio per trovare soluzione per l’Intelligenza artificiale “debole” che significa finalizzata a compiti specifici. Io mi concentrerei su questa, intanto, che ha già insita le sue energie positive ed i suoi pericoli.

Lei dirige il Laboratorio Nazionale di Intelligenza Artificiale e Sistemi Intelligenti del Consorzio Interuniversitario Nazionale per l’Informatica: qual è lo stato della ricerca sull’AI nel nostro Paese?
Lo stato della ricerca italiana è incredibilmente in salute. In grande salute se si pensa che secondo le classifiche di pubblicazione scientifiche da sempre l’Italia si pone tra i primi 10 paesi nel mondo e negli ultimi due anni anche nei primi 7 od 8 paesi per produzione di risultati autorevoli (e numero di citazioni). Sottolineo incredibile perché l’Italia lo sta facendo l’immensa quantità di dati, anche annotati da esseri umani per permettere un apprendimento supervisionato dall’essere umano do con un investimento infimo in ricerca fondazionale in Intelligenza Artificiale e nel personale e nei giovani che vogliono far ricerca in Italia. Sono fiduciosa che l’aria stia cambiando. O almeno lo spero.

Quale futuro, a Suo avviso, per l’Intelligenza artificiale?
Voglio davvero credere ad un futuro radioso, nel senso di sviluppo positivo della tecnologia a favore dell’uomo, non antropomorfa (non si deve imitare l’intelligenza umana) ma sicuramente antropocentrica, centrata sui valori e sull’etica umana e in ausilio ed interazione con noi.

Rita Cucchiara è Professore ordinario di Ingegneria informatica all’Università di Modena e Reggio Emilia. Svolge ricerca in Computer Vision ed intelligenza artificiale, coordinando a Modena il Lab. di ricerca AImagelab, il Lab. “Red Vision” con Ferrari e l’NVIDIA AI Technical Center. Dal 2017 è membro del comitato direttivo dell’Istituto Italiano di Tecnologia. Dal 2018 è Direttore del Lab. Nazionale CINI AIIS. Nel 2019 ha collaborato con il MISE per la “Strategia italiana in IA” e dal 2020 coordina il gruppo di lavoro sull’Intelligenza Artificiale del Piano Nazionale delle Ricerche 2021-2027 del MUR. Ha all’attivo più di 450 pubblicazioni scientifiche su riviste e conferenze internazionali.

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