L'insostenibile leggerezza dell’essere, Milan Kundera, trama, recensione«Se l’eterno ritorno è il fardello più pesante, allora le nostre vite su questo sfondo possono apparire in tutta la loro meravigliosa leggerezza.»

Ispirandosi alla filosofia nietzschiana dell’eterno ritorno, Milan Kundera dà vita a uno dei suoi più grandi capolavori letterari, L’insostenibile leggerezza dell’essere. Scritto nel 1982 e pubblicato in Italia tre anni dopo dalla casa editrice Adelphi, questo libro si presenta fin da subito sotto la forma del romanzo-saggio, fornendo all’autore una valida alternativa ai tradizionali modelli narrativi del passato.

Capitoli saggistici si alternano di conseguenza a capitoli prettamente narrativi all’interno di una cornice filosofica costruita ad hoc dall’autore, per indurre i personaggi ad intraprendere un percorso di autoanalisi della propria esistenza. Senza rispettare l’ordine cronologico degli eventi, attraverso continui salti nel passato o nel futuro e a ripetizioni di scene già narrate, Kundera rivela come quello che abbiamo già vissuto in precedenza possa tornare nuovamente a presentarsi un domani.

«Soltanto il caso può apparirci come un messaggio. Ciò che avviene per necessità, ciò che è atteso, che si ripete ogni giorno, tutto ciò è muto.»

È proprio il caso il vero motore dell’intera vicenda. I personaggi stessi si conoscono tra di loro in seguito a una serie di coincidenze, un’inaspettata concatenazione di eventi che vedrà le loro vite intrecciarsi costantemente in un ginepraio di sentimenti nati in sordina. In questo modo l’autore boemo vuole descrivere uomini e donne comuni, con i loro pregi e difetti, colti nel loro continuo divenire, mettendo a nudo anche le loro più celate contraddizioni.

Ambientato alla fine degli anni Sessanta,  tra  la Primavera praghese e l’invasione sovietica, il romanzo presenta una struttura circolare: si apre e si chiude con una coppia, quella formata da Tomas e Tereza. Il loro amore, nato da una serie di casualità, non sempre procede in maniera lineare: lui, medico con un matrimonio fallito alle spalle, non riesce a legarsi a una sola persona per la sua inclinazione ad avere relazioni con diverse donne, che lui stesso apostrofa come “amicizie erotiche”. Benché Tereza sia l’unica donna a cui abbia aperto le porte della sua casa e del suo cuore, Tomas è incapace di rinunciare alle altre donne.

Vittima consapevole di questi triangoli amorosi, Tereza preferisce mettere a tacere il suo grido di ribellione per godersi in silenzio quel sentimento d’amore che il marito a suo modo le dimostra. Desiderosa d’affetto com’è, nonostante la gelosia, Tereza arriva al punto tale da instaurare un’amicizia con una delle tanti amanti del marito: una pittrice di nome Sabina.

Incarnazione dell’amante distaccata e incapace di amare, anche Sabina vorrebbe trovare stabilità all’interno di una relazione, ma i suoi tentativi falliscono sistematicamente. La storia intrapresa con un altro uomo sposato, Franz, termina nel momento in cui l’uomo trova il coraggio di confessare alla moglie il proprio adulterio.

Lo sviluppo delle vicende e la situazione politica del Paese indurranno successivamente i quattro personaggi a fuggire da Praga. Franz intraprenderà una missione umanitaria durante la quale troverà la morte, mentre Sabina si trasferirà in America dove potrà esprimere senza costrizioni la propria libertà sentimentale. Tomas e Tereza, invece, troveranno in una località di campagna la giusta soluzione per condurre una vita appartata e lontana da qualsiasi forma di tentazione o di distrazione.

«I personaggi del mio romanzo sono le mie proprie possibilità che non si sono realizzate: ciascuno di essi ha superato un confine che io ho solo aggirato.»

La complessità di questo romanzo risiede tutta nella costruzione dei personaggi. Persone ordinarie, colte ciascuna nella propria individualità, in equilibrio perfetto tra la pesantezza e la leggerezza di un’esistenza in continuo mutamento. Persone normali colte all’interno di un quotidiano perfettamente riconoscibile, dove identificarsi con le loro velleità, con i loro idealismi o con le loro debolezze non è poi così impossibile.

Federica Nitti