Dottoressa Greison, Lei è autrice del libro L’incredibile cena dei fisici quantistici edito da Salani. Albert Einstein, Marie Curie, Niels Bohr e poi ancora Arthur Compton, William Bragg, Irving Langmuir, tutti riuniti attorno ad un tavolo: dove sono e perché?
L'incredibile cena dei fisici quantistici Gabriela GreisonSi tratta della cena avvenuta subito dopo lo scatto della fotografia al V Congresso Solvay di Bruxelles, la foto più famosa della storia della scienza, il più grande ritrovo di cervelli della storia. Io sono scrittrice, fisica e giornalista e nel mio lavoro contenuto all’interno di questo romanzo ci sono tutte e tre queste mie passioni. Sono stata diverso tempo a Bruxelles e ho fatto ricerca sul posto, ho trovato il menù della serata e la disposizione degli uomini a tavola, e così è nato il romanzo. La foto del 1927, riprodotto in parte sulla copertina del libro, mi ha ossessionato per tanti anni, perché la guardavo spesso da piccola, e poi anche dopo, durante i miei anni di laurea in fisica, e poi anche dopo ancora, durante il mio lavoro all’ecole polytechnique di Parigi, e così finalmente tre anni fa mi sono decisa di affrontarla. Nessuno lo aveva fatto fino ad ora, per questo il romanzo ha avuto così tanto successo, tante ristampe e le condivisioni nel web e sui social network sono andati alle stelle. Sul mio sito GreisonAnatomy.com ho messo diversi post che raccontano tutto il percorso per arrivare alla storia contenuta nel romanzo, e tantissime foto inedite.

L’antefatto della cena che dà il titolo al Suo libro è il V Congresso di Fisica: diciassette premi Nobel passati e futuri riuniti nel medesimo luogo. Un consesso unico nella storia.
Sì, è in questo Congresso che Niels Bohr ha raccontato ad Einstein e a tutti i presenti (questi in parte già lo avevano ascoltato a Como, poche settimane prima) la sua interpretazione della fisica quantistica, l’interpretazione di Copenaghen, con Heisenberg e Pauli a dargli supporto nelle argomentazioni. Einstein risponde a Niels Bohr, e tra i due i litigi continuano, a causa dei diversi punti di vista. Alla cena poi, scoppieranno ancora le risse verbali, e la mia ricostruzione tiene conto di tutto questo. Ho creato anche un monologo teatrale, che porto in giro nei teatri di tutta Italia da due anni e ogni volta è sold out (le date della tournée di quest’anno sono sul mio sito GreisonAnatomy.com), si chiama “1927 Monologo Quantistico”, e in maniera romanzata porto in scena questi dialoghi, la cena, i dibattiti, le vite di questi premi Nobel presenti a Bruxelles che con le loro teste hanno creato la fisica quantistica e segnato il mondo di oggi.

Tra Einstein e Bohr era accesa una acerrima discussione: su quali argomenti?
I litigi tra Bohr e Einstein riguardano i due approcci differenti alla fisici quantistica, che stava nascendo proprio da loro. Niels Bohr sosteneva la natura probabilistica di questa teoria, mentre Einstein quando sentiva parlare di probabilità gli andava il sangue alla testa e portava controesempi e paradossi per contrastarla.

Quale tra le figure raccontate l’affascina di più e perché?
Mi affascina Paul Dirac, il più silenzioso del gruppo. Mi piace Erwin Schroedinger, lo sciupafemmine, il più umano del gruppo. Vado pazza per Werner Heisenberg, il più ambizioso. Mi incuriosisce Wolfgang Pauli. Mi attrae Niels Bohr. Di ciascuno di loro ho letto tra le 3 e le 5 biografie di ognuno. Di Einstein 9, il più figo di tutti. E poi c’è Marie Curie, la grande scienziata, come l’ha definita Einstein, l’unica donna presente. A lei ho dedicato il mio nuovo monologo, che debutterà il 7 novembre 2017 al Teatro Sala Umberto di Roma, su Ticketone sono presenti già i biglietti, il titolo è “Due donne ai Raggi X”: è il giorno dei 150 anni dalla nascita di Marie Curie, vi aspetto a teatro.

Il Suo libro si incentra sulla fisica quantistica: da cosa deriva la scelta di dedicarle un romanzo?
La fisica quantistica è nella nostra vita di tutti i giorni. Senza la fisica quantistica non esisterebbero i computer, i chip al silicio, le tac, i lettori cd e dvd. Grazie alla fisica quantistica viviamo nel nostro mondo oggi. Se venite al mio spettacolo “1927 monologo quantistico” scoprirete quanto è affascinante.

Quanta finzione vi è nel Suo romanzo?
Il mio romanzo è in parte vero, in parte romanzato, e in parte veritiero. Ci sono delle prove sulle ricerche che ho fatto, ho pubblicato foto e parti di archivi che ho consultato. Ma questa domanda, se uno arriva alla fine del romanzo, non se la fa più.

Qual è l’importanza della fisica quantistica?
La fisica quantistica se raccontata da fisici, e non da cartomanti, veggenti, erboristi, è la cosa più importante che esista al mondo. Ma come diceva Niels Borh: “Se uno pensa di aver capito al fisica quantistica allora non ha capito niente”. Diffidate da chi cerca di farvi lezioni sulla fisica quantistica. L’unica cosa che la fisica quantistica, dopo tanti anni di studi, mi ha dato in cambio è il meraviglioso dubbio che mi crea.