Le analogie tra le imprese eroiche di epoche passate e quelle dei fumetti dell’era moderna sono davvero numerose. Un tempo si decantavano le gesta di divinità onnipotenti e di semidei dalla forza straordinaria, mentre i protagonisti dei racconti odierni indossano calze a maglia vistose e combattono il crimine coi loro invidiabili superpoteri. Cambiando l’ordine degli addendi il risultato non cambia. Infatti, le profonde connessioni che legano gli eroi omerici coi personaggi della Justice League sono lampanti. Ma come nei fumetti è sempre presente un personaggio schernito o ignorato dall’opinione pubblica, anche l’Iliade cela un’ingloriosa ingiustizia. Questo breve articolo vuole essere un omaggio a un eroe greco in particolare che, come la sua controparte fumettistica, è stato oscurato ingiustamente dall’ombra prepotente di altri eroi che hanno conquistato la gloria eterna.

Il suo nome è Diomede, il figlio di Tideo, a mio giudizio l’unico vero eroe dell’Iliade. Ora, se non sei un filologo greco, uno studioso o un appassionato del mondo pre-ellenistico la tua reazione potrebbe tranquillamente essere simile a questa: chi ca**o è Diomede?

Domanda legittima, infatti ecco perché, a malincuore, sono costretto a paragonare Diomede a Robin, il partner di Batman. Ma facciamo un passo indietro cercando di arrivare a un punto fermo dal quale partire e fare qualche associazione. Gli eroi dell’Iliade che tutti conoscono sono: Achille, Ulisse, Ettore e Paride. Dato che i membri della Justice League sono supereroi schierati nella stessa squadra, per comporre il nostro team di eroi greci dobbiamo fare a meno di Ettore e Paride.

Achille, il primo eroe che riaffiora alla mente di tutti, lo si può facilmente associare a Superman. Figlio di Peleo e della dea Teti, Achille viene approssimativamente ritenuto un semidio, perché non si tiene conto che era nipote di Eaco, che a sua volta era figlio del possente Zeus, quindi Achille è tecnicamente più forte di un semidio. Poi abbiamo Ulisse o Odisseo dalla mente accorta, dotato dell’ingegno pari a quello di Zeus, che possiamo paragonare a Batman in quanto essere umano più intelligente del mondo della DC. Per sostituire le figure di Acquaman, di Flash e Wonder Woman, possiamo usare rispettivamente gli dei: Poseidone, Hermes e Atena che, in più di un’occasione, aiutano gli Achei sulla spiaggia e attorno alle mura di Troia. Adesso siamo pronti a ripercorrere velocemente l’Iliade e a imbatterci nelle sue epiche ingiustizie.

L’ira di Achille segna l’inizio di questo calvario e si protrae in maniera infantile per tutto il racconto sino alla morte di Patroclo. Dato che Agamennone gli ha sequestrato Briseide, la donna che “ama”, Achille decide di non muovere un dito per tutta la durata dell’assedio. Giusto per aggiungere un particolare utile a delirare meglio il profilo del personaggio, Briseide non è né la sua sposa né la sua promessa, rappresenta il bottino di una guerra precedente che ha ridotto in schiavitù.

Provando a sorvolare quest’enorme monolite di maschilismo, Achille – il semidio – si scontra con Ettore per vendicare la morte di Patroclo. E come lo affronta? Indossando un’armatura, uno scudo, una lancia e una spada forgiati da Efesto in persona. Non gli bastava essere un semidio, gli sono servite armature e armi divine per uccidere un uomo stanco e stremato, che ha difeso come un leone la sua patria per giorni interi senza riposo. Non contento, lega il cadavere di Ettore al suo carro e lo trascina fuori dalle mura di Troia vantandosi delle sue grandi gesta. La domanda che sorge spontanea è: perché lo reputiamo un eroe? Che meriti ha in quanto persona? Meritava davvero di essere ricordato soltanto per il suo aspetto e la forza di un dio?

Ma parliamo di Odisseo dalla mente accorta. Nell’Odissea si racconta la cronaca della guerra di Troia, del famoso cavallo di legno e tutto quel che ne consegue, ma nell’Iliade Ulisse fa ben poco, ora che ci penso. Agamennone mette alla prova la sua astuzia e gli affida un compito molto semplice, ovvero persuadere Achille nel placare la sua ira e cominciare a combattere, ma fallisce miseramente. Riesce ad uccidere qualche troiano in battaglia, come molti altri guerrieri, ma a metà racconto viene ferito e si ritira nella sua nave con le pive nel sacco. Questo è ciò che le 500 e rotte pagine dell’Iliade raccontano di Odisseo.

Adesso possiamo finalmente paragonare le gesta di questi due grandi “Eroi” con le fatiche di Diomede, quello che per noi sarebbe un uomo comune, il Robin della situazione. Fuori dalle mura troiane regna il caos più totale, l’aria è satura di sudore e di sciabordii di lame lucenti, mentre gli eroi cadono al suolo l’uno dopo l’altro, sepolti dal sangue nero e dal fango. Ai piedi di Diomede troviamo Enea sul punto di soccombere sotto la lama dell’eroe. Dunque interviene in soccorso sua madre, Afrodite, che lo porta in salvo, mentre il possente Diomede la ferisce al braccio con la sua lancia gloriosa. La dea perde sangue e torna sull’Olimpo per farsi curare da Zeus. Capita lo stesso ad Ares, il grande dio della guerra che, mentre si diverte a schiacciare gli Achei come mosche, viene ferito al ventre dalla lancia scagliata da Diomede. Ares, dopo aver fatto vibrare la terra con un urlo, torna anch’esso sull’Olimpo a piangere da Zeus come un moccioso. Cosa c’è di più eroico che dare la vita per una battaglia in cui si crede e ferire addirittura due divinità, una delle quali lo stesso dio della guerra?

Molte volte le cose non sono quello che sembrano e le persone non vanno giudicate per ciò che sono ma in base a quello che fanno in un dato momento. Nell’Iliade, Achille è un bimbo prepotente e capriccioso che ha avuto la fortuna di essere un semidio e nient’altro, un po’ come Clark Kent che si ritrova sul pianeta Terra con poteri eccezionali, ma su Kripton sarebbe una persona normale come le altre. Mentre ciò che rende Ulisse il personaggio più astuto concepito da Omero, lo si percepisce nitidamente nel suo viaggio di ritorno ad Itaca e non nell’Iliade, in cui è chiaramente un personaggio secondario. Non so se questo articolo servirà a riabilitare la figura di Robin, ma auspico possa servire a rivalutare un grande personaggio come Diomede, un uomo comune che ha saputo compiere delle gesta straordinarie.

Piersilvio Volpato