Prof. Glauco Maria Cantarella, Lei è autore del libro L’Europa e il suo fantasma pubblicato dalle Edizioni La Vela: quando nasce l’idea di Europa?
L’Europa e il suo fantasma, Glauco Maria CantarellaEuropa è un’espressione geografica più che un’idea, un’invenzione degli antichi Greci. E nel corso dei secoli, o meglio sarebbe dire millenni, è stata una dimensione a geometria variabile, diciamo così.

Dove si possono dunque collocare le nostre radici di europei?
Radici è un termine molto impegnativo e molto generico. Nel secolo XV Enea Silvio Piccolomini, poi papa con il nome di Pio II, legava l’essere europei all’essere cristiani; nei secoli precedenti, soprattutto a partire dal XIII e con la fondazione delle Università, si era diffusa una comune e generalizzata formazione intellettuale e burocratica… Ma se proprio vogliamo parlare di radici credo che esse affondino nei processi continui di conquista e migrazione e nei loro meccanismi; e. ciò che è fondamentale, di assimilazione e revisione della medesima cultura romano-ellenistica d’età classica: questo vale in primo luogo e soprattutto per il cristianesimo, basti pensare alle grandi interpretazioni teologiche e ai loro protagonisti. Nel libro non ne parlo in modo specifico perché ritorno abbastanza diffusamente su questo aspetto (un accenno più esplicito solo a proposito di san Colombano e di Gregorio Magno), ma insomma, basti pensare a san Massimo di Torino, sant’Ambrogio, sant’Agostino… eccetera.

Quale concezione del continente europeo era diffusa nell’antichità?
Che, diversamente da quanto si usa dire nei tempi nostri, non era un continente ma un sub-continente, quale in realtà l’Europa è, intimamente connesso con l’Asia di cui era la porzione occidentale, dove il sole va a morire; e tutto da scoprire e da decifrare. Niente di meno generico, insomma. Per i Romani, va da sé, da conquistare, sfruttare ed assimilare a maggior gloria di Roma…

Come si è evoluta nel Medioevo la visione europea?
È proprio per il Medioevo che vale soprattutto la dimensione a geometria variabile cui facevo cenno prima: l’Europa dell’impero carolingio non è la stessa di quella del successivo impero germanico dei secoli X-XII e del Sacro Romano Impero a partire dal secolo XIII, le isole britanniche verranno inserite a pieno titolo nell’Europa solo nel secolo d’oro del regno normanno (il XII) mentre la Scandinavia e le isole a nord della Scozia erano già state assimilate all’Europa dalla Sede Apostolica di Roma, nel XIV secolo fiorentino Giovanni Villani disegna una specie di spazio dei commerci e delle transazioni e Giovanni Boccaccio parla di un non meglio precisato mar Europico… Tutto sulla base delle partizioni d’età classica e includendo, naturalmente, la parte dell’Impero romano d’Oriente che era di qua dal Bosforo

Come si è sviluppata la parabola dell’eurocentrismo?
Secondo me l’eurocentrismo è una fondazione romana. Mi spiego: il grande impero dei Romani era euro-mediterraneo e proiettato verso l’Oriente, lo sappiamo noi e lo sapevano ancor meglio loro; ma il centro dell’impero era Roma, in Italia, in piena Europa, e Roma era il centro del mondo e il modello per tutto il mondo (romano, ovviamente): più di così! Ma l’eurocentrismo così come possiamo intenderlo noi, in senso proprio, decolla solo in età moderna, quando gli europei si rovesciano fuori dall’Europa alla conquista degli Oceani e del mondo: Madrid, Lisbona e successivamente Amsterdam e Londra erano i centri nevralgici di imperi che si estendevano da Occidente a Oriente, conquistavano, sottomettevano, sterminavano e assimilavano; per non parlare, dal XVIII secolo in poi, di San Pietroburgo. Insomma, per essere schematici e grossolani, l’eurocentrismo è tipicamente coloniale, è quello dell’egemonia dell’Europa e quanto si decideva in Europa era e doveva essere valido per il resto del mondo; il che vale anche per la Francia (si pensi ai grandi principii della Rivoluzione), e poi per la Germania. Lo sviluppo dell’Europa e dell’idea di Europa costituì il modello per l’invenzione della Frontiera americana, non dimentichiamolo mai.

E non dimentichiamo mai che, nei fatti, l’eurocentrismo era già in crisi nel XIX secolo con il nuovo protagonismo degli Stati Uniti d’America, in proiezione coloniale a loro volta… anche se furono necessarie guerre catastrofiche e crimini senza nome contro l’umanità e il crollo di tutti gli imperi europei ed euroasiatici perché se ne prendesse atto. (E chissà fino a qual punto…).

Quale futuro, a Suo avviso, per l’Europa?
Se avessi la palla di vetro potrei rispondere… non per niente ho gigioneggiato citando nell’ultima pagina la canzone di Iva Zanicchi. Non sono un politologo, e dunque non ho le tipiche pretese dei politologi – ma direi che il futuro mi sembra del tutto aperto. I sovranismi sono stabilmente e ufficialmente insediati in almeno un paio di Stati anche se adesso si esprimono sottovoce perché vogliono attingere alle enormi, inimmaginabili risorse del Next Generation, si è già visto che qualcuno ha provato ad alzare la voce ora che la Commissione ha deciso di modificare il sistema di Dublino e altri la alzeranno ancor più se per caso tra le condizioni imprescindibili verrà posta quella del rispetto dei diritti civili (non faccio nomi, non ce n’è bisogno). Ma le tentazioni/tendenze sovraniste non mancano nemmeno all’interno degli Stati fondatori dell’Unione: penso all’Italia ovviamente ma anche all’Olanda e alla Francia; e alla Germania, dove quel che si è visto qualche settimana fa con l’assalto al Reichstag da parte dei cosiddetti negazionisti (che, detto en passant, usurpano un nome che fino alla pandemia era riservato a coloro che negavano gli sterminii nazisti e fascisti) sotto le bandiere della Germania guglielmina o, peggio, con l’esibizione di slogans del III Reich di Hitler e Goebbels, è molto preoccupante. Non lo dico solo dal punto di vista politico, ma storico: la nostra Europa è nata da un progetto antifascista e antinazista, dalla distruzione fisica, materiale, dell’Europa storica che, vogliamo dirlo una buona volta?, si è gettata volontariamente nell’ (inaspettato!) olocausto di se stessa: quei negazionisti del covid non negano solo l’esistenza del virus ma l’esistenza dell’Europa attuale in quanto tale, in quanto progetto, e ancora a geometria variabile.

E quanto al virus, beh, vengano a parlare con me: io l’ho avuto…

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