L'Europa delle banche, Massimiliano AffinitoDott. Massimiliano Affinito, Lei è autore del libro L’Europa delle banche edito da Laterza: perché si parla tanto di banche?
Anche se con delle differenze tra i paesi, le banche svolgono più o meno le stesse attività in tutto il mondo, e giocano un ruolo molto rilevante, talvolta imprescindibile, nell’economia di tutti i sistemi. Gestiscono gran parte del risparmio di una nazione, favoriscono e monitorano gli investimenti, consentono le connessioni finanziarie dei loro clienti, che sono le famiglie e le imprese. Le banche sono soggetti molto particolari: sono strettamente interconnesse tra loro e strettamente interconnesse con il resto del sistema, per la loro attività sono intrinsecamente fragili e sono soggette a molti rischi, sono sottoposte a regole come in nessun altro settore, sono vigilate da autorità specifiche, sono spesso criticate.

Quale ruolo svolgono le banche nell’economia contemporanea?
Le banche svolgono un ruolo fondamentale per la crescita e il benessere economico della collettività. Realizzano almeno quattro funzioni essenziali. In primo luogo, le banche favoriscono l’incontro tra risparmio e investimenti. Il risparmio e gli investimenti sono entrambi cruciali perché un’economia possa prosperare e perché il benessere si diffonda. Le banche accumulano il risparmio da alcuni, che hanno liquidità, e lo allocano ad altri, che hanno necessità o voglia e idee per investirlo. In secondo luogo, le banche trasformano le scadenze. Da un lato, chi versa il denaro presso la banca ha la garanzia di poterlo ottenere indietro in ogni momento; dall’altro lato, chi lo riceve dalla banca ha la garanzia di poterne usufruire per molto tempo. Questa asimmetria viene definita “trasformazione delle scadenze”: le banche trasformano la durata del risparmio. La trasformazione delle scadenze è una funzione essenziale per l’attività economica. Chi risparmia spesso non vuole rinunciare alla liquidità del proprio risparmio, cioè ad averlo a disposizione quando gli serve; mentre chi investe ha bisogno di un lungo orizzonte per poter ottenere il ritorno del proprio investimento e per rimborsare il debito. In terzo luogo, le banche trasformano il rischio. Poiché i depositi presso le banche possono essere ritirati e utilizzati in ogni momento, costituiscono per il depositante una forma di risparmio pressoché sicura. Non molto remunerativa, ma sicura (è una regola aurea che all’aumentare del rendimento, aumentano i rischi). Eppure al contempo le banche investono in prestiti rischiosi, a volte molto rischiosi. Con la loro attività quindi le banche, così come trasformano la durata del risparmio, ne trasformano il rischio, garantendo bassi rischi ai risparmiatori e finanziando investimenti rischiosi delle imprese. Un grande vantaggio per la collettività. In quarto luogo, le banche permettono i pagamenti e quindi gli scambi e il lavoro. A differenza del risparmio raccolto da altri soggetti (imprese, altri intermediari, lo Stato), quello raccolto dalle banche è l’unico che può continuare ad essere usato dai risparmiatori come moneta. Anzi, per essere precisi, i depositi delle banche sono moneta. Le banconote e le monete metalliche rappresentano solo una piccola frazione del denaro che usiamo quotidianamente; nelle economie moderne la gran parte della moneta è rappresentata dai depositi bancari. Tutti noi infatti possiamo utilizzare gli importi depositati in banca sotto forma di conto corrente per effettuare pagamenti mediante strumenti quali assegni, bonifici bancari, carte di debito, bancomat. La certezza dei pagamenti è essenziale al sistema economico. Se i pagamenti non fluissero o se non fossero certi, nessuno potrebbe più vendere e comprare beni o servizi; addirittura nessuno lavorerebbe, perché non verrebbero più pagati gli stipendi.

Cos’è e cosa fa una banca centrale?
Le banche di cui abbiamo parlato finora vengono a volte chiamate “banche commerciali”, per distinguerle dalla banca centrale. Rispetto alle banche commerciali, che sono un’invenzione antica, la banca centrale è un’invenzione relativamente recente ed è “una” in ogni sistema (è, come si dice, monopolista nella sua attività). La maggior parte delle banche centrali dell’Europa nasce nel corso del XIX secolo. La Banca d’Italia è istituita nel 1893. La banca centrale americana, la Federal Reserve (o FED), viene fondata nel 1913. La Banca centrale europea (la BCE) nel 1998. Oggi tutti i paesi o sistemi economici del mondo hanno una banca centrale. Di solito hanno il nome del paese (come per la Banca d’Italia) oppure aggiungono l’appellativo centrale (come per la BCE). Nell’immaginario collettivo la banca centrale è spesso identificata come l’istituzione che stampa le banconote. Effettivamente è così. Per dirla solo in modo più completo: la banca centrale emette moneta. La sua funzione non si esaurisce però nello stampare le banconote. La banca centrale gestisce l’offerta complessiva di moneta di un paese (o nel caso della BCE di un’area valutaria comune). Tale funzione – che è la funzione principale di una banca centrale – si chiama “politica monetaria”. Il controllo dell’offerta di moneta serve alla banca centrale per raggiungere il suo obiettivo primario, che è la stabilità dei prezzi, ovvero il mantenimento di un basso livello di inflazione. La stabilità dei prezzi è l’obiettivo primario della banca centrale, per due motivi. In primo luogo, perché la stabilità dei prezzi è un obiettivo raggiungibile dalla banca centrale, in quanto, come la teoria economica e l’evidenza empirica hanno da tempo dimostrato, l’inflazione è un fenomeno monetario: nel lungo periodo i prezzi dei beni e servizi dipendono dalla quantità di moneta. Quindi, siccome le banche centrali hanno il potere di influenzare la quantità di moneta, hanno anche il potere di influenzare la stabilità dei prezzi. In secondo luogo, la stabilità dei prezzi è l’obiettivo della banca centrale perché essa comporta una serie di benefici sia per il benessere e la prosperità sia per l’equità dei sistemi economici.

Quali rapporti ci sono tra le banche e la banca centrale?
I legami tra banca centrale e banche sono molti. Alcuni riguardano l’attività delle banche. Altri le funzioni della banca centrale. In molti paesi del mondo le attività di banche e banca centrale si intrecciano perché la banca centrale vigila sulle banche. Ma soprattutto banche e banca centrale incrociano i loro destini proprio nella politica monetaria. Ho detto infatti che la banca centrale vuole bassi livelli di inflazione perché questi consentono di raggiungere livelli più elevati di attività economica e di occupazione e una distribuzione più equa delle risorse. Per influenzare l’inflazione, la banca centrale influenza la quantità di moneta. Le principali componenti della moneta sono due: le banconote con le monete metalliche e la moneta bancaria, ovvero i depositi bancari, che sono utilizzabili per effettuare pagamenti tramite bonifici, assegni e il bancomat. Le banche centrali hanno il potere e il compito di influenzare la quantità complessiva di moneta, di un paese o di un’area, di tutte le forme di moneta, compresa quindi quella bancaria. Già questo spiega quanto sia stretto il legame tra banche commerciali e banca centrale. Nel libro descrivo molto di più: come le banche svolgono un ruolo decisivo in quello che viene chiamato il “meccanismo di trasmissione della politica monetaria”. Spiego cioè, in modo accessibile a tutti, come la banca centrale “sfrutti” i bisogni delle banche a vantaggio della collettività. Le banche infatti, mentre prestano liquidità a famiglie e imprese, hanno esse stesse bisogno di liquidità. La banca centrale dispone della liquidità e la presta alle banche alle sue condizioni per ottenere minore inflazione e maggiore crescita economica.

Quale ruolo hanno giocato le banche nella recente crisi?
È stato notato che la cosiddetta crisi delle dot.com della fine degli anni Novanta e la crisi finanziaria globale iniziata del 2007-2008 hanno avuto una perdita inziale molto simile. Eppure lo scoppio della bolla dot.com rimase un episodio isolato che ebbe effetti minimi sull’economia reale e sul sistema finanziario nel suo insieme, mentre la crisi del 2007-2008 ha scatenato la crisi finanziaria globale. Perché effetti tanto diversi? La differenza tra i due episodi sta nel fatto che la crisi dot.com non coinvolse le banche, mentre la crisi finanziaria globale sì. Dal 2007 si sono succedute in realtà due crisi consecutive, forse tre. La prima è “la crisi finanziaria globale”. La seconda crisi è “la crisi dei debiti sovrani”, che comincia nel 2010, appena l’altra sembra chiudersi, e riguarda quasi esclusivamente l’area dell’euro. Dopo il 2013, nell’area dell’euro si aggiunge un nuovo problema, che può essere identificato come una terza crisi, che potrebbe essere chiamata “la crisi del rischio di deflazione”. Per l’Italia la crisi è gravissima. È la peggiore crisi economica della storia italiana, ben più grave di quella del ‘29. Le tre crisi hanno un impatto molto forte sulle banche e sulla banca centrale. La crisi finanziaria globale scaturisce proprio dalle banche, soprattutto da quelle americane, e si propaga poi ai sistemi bancari di tutto il mondo. La crisi dei debiti sovrani non nasce dalle banche, ma coinvolge fortemente le banche. Il rischio di deflazione coinvolge le banche perché aumenta i debiti dei loro clienti e crea recessione. Il coinvolgimento della banca centrale è invece diretta conseguenza del coinvolgimento delle banche. In particolare le banche centrali devono intervenire perché le crisi pongono seri limiti alla loro capacità di trasmettere impulsi e di perseguire i loro obiettivi proprio tramite le banche. La capacità di trovare strumenti nuovi è stata notevole; valeva la pena parlarne.

Perché l’Europa si occupa così spesso di banche?
La crisi finanziaria globale e la crisi dei debiti sovrani sono stati eventi traumatici, anche con momenti e risvolti drammatici. Gli effetti negativi purtroppo ancora persistono, e forse lo faranno ancora per tanto tempo. Nel campo dell’attività delle banche e della banca centrale, le due crisi hanno prodotto una discontinuità imponente, che ha dato impulso a un profondo processo di revisione di regole e autorità, che è avvenuta sia a livello globale sia a livello europeo. Le stelle polari di questo processo sono state essenzialmente tre: la necessità di meglio garantire la stabilità del sistema finanziario, il contenimento dei rischi assunti dalle banche e dagli altri intermediari e la volontà di minimizzare gli aiuti di Stato agli intermediari in crisi. Sono stati apportati cambiamenti radicali alla regolamentazione e sono adottati meccanismi comuni di vigilanza e di risoluzione, che costituiscono l’Unione Bancaria. Nell’Unione europea la risposta è stata cercata in misura significativa nella banca centrale. Alla BCE sono stati affidati nuovi poteri e funzioni. La rapidità con la quale i nuovi meccanismi europei si sono sviluppati è sorprendente, soprattutto se confrontati con quanto accadde negli anni Novanta con il varo dell’Unione monetaria. Sul perché fu deciso di istituire l’area dell’euro e la Banca Centrale Europea si è scritto tantissimo. Sono state condotte analisi approfondite, da molteplici punti di vista. Le risposte sono state di solito cercate nell’economia. Eppure, l’area dell’euro e la BCE, così come la stessa Unione europea, sono, ben prima che una scelta economica, il risultato di un progetto politico. Un progetto di lungo termine, che è iniziato subito dopo la seconda guerra mondiale, con un intento chiaro: un’ideale di pace. L’integrazione europea si è sempre basata su un approccio pragmatico e progressivo. Ha riguardato ciò che poteva riguardare. È stato estesa quando era possibile farlo. Ha spesso creato le condizioni per avanzamenti successivi. La grande crisi degli anni scorsi, da un lato, ha confermato che la politica monetaria unica non è sufficiente, dall’altro, ha confermato i benefici di quella scelta. Era un esito in gran parte atteso, che conferma il metodo europeo dell’integrazione progressiva. La politica monetaria unica era fin dall’inizio, al tempo stesso, una scelta di maggiore integrazione e una scelta che generava l’esigenza di nuova integrazione. Durante la crisi, la politica monetaria ha svolto un ruolo impareggiabile, spesso di supplenza. Le misure eccezionali adottate dalla BCE e dall’Eurosistema hanno tamponato gli effetti peggiori ed evitato il collasso. Hanno compensato con il successo della moneta unica, i limiti ancora esistenti nell’attuale Unione europea. La BCE e l’Eurosistema hanno permesso di guadagnare tempo, dando alla politica tempo di agire, evitando che la sua risposta, necessariamente sviluppata su intervalli lunghi, potesse essere compromessa. Ma la risposta della politica è rimasta necessaria.

Possiamo fidarci delle banche?
Le banche sono imprese intrinsecamente fragili. Non è una scelta della singola banca o del singolo banchiere. È l’essenza stessa dell’attività bancaria. Poi la singola banca o il singolo banchiere commettono a volte atti di cattiva gestione o anche illegali; questi comportamenti sono materia della magistratura. La stessa vigilanza, se si imbatte in illeciti o frodi, non può far altro che informare la magistratura. Invece, la fragilità intrinseca dell’attività bancaria è materia della supervisione. Ho spiegato che le banche sono soggetti talvolta imprescindibili. Gestiscono gran parte del risparmio di un paese, favoriscono gli investimenti, permettono di effettuare i pagamenti e quindi gli scambi, sono strettamente interconnesse, tra loro e con il resto del sistema finanziario ed economico, consentono le connessioni finanziarie di famiglie e imprese. Gli stessi motivi però che spiegano perché le banche esistono e sono utili possono essere utilizzati anche per descrivere perché le banche sono fragili. Ad esempio, quando trasformano le scadenze oppure quando trasformano il rischio, le banche svolgono attività essenziali per il funzionamento dei sistemi economici, ma al tempo stesso svolgono attività che sono alla base della loro fragilità. Secondo dati della Banca Mondiale, tra gli anni settanta e i primi anni del 2000, prima quindi della recente crisi finanziaria globale, ci sono state nel mondo 117 crisi bancarie sistemiche, che hanno coinvolto l’intero sistema bancario di un paese o di un’area. Per di più, se fallisce una banca, non è come se fallisse un’altra impresa. Le banche sono intrinsecamente e strettamente interconnesse tra loro e col resto del sistema finanziario ed economico perché tutti (altre banche, altri intermediari finanziari, risparmiatori, depositanti, imprenditori) utilizzano e hanno bisogno dei servizi delle banche. Se il fallimento di una banca si proroga ai soggetti con cui la banca è connessa la sua crisi può coinvolgere tutto il sistema bancario e tutti i clienti del sistema bancario. Quindi tutta la collettività. Di fronte a tali rischi, ci si potrebbe chiedere perché le banche vengono lasciate agire, perché viene loro permesso di raccogliere depositi a vista e di fare prestiti, perché le loro passività sono moneta, perché viene loro consentito di trasformare le scadenze e il rischio, perché non sono state bandite una volta per tutte? Domande come queste non sono una novità del nostro paese o dell’ultima crisi, ma sono ricorrenti nella storia ogni volta che ci si trova di fronte a fallimenti bancari e sono state affrontate dalla storia e dalla teoria economica. Nel libro provo a spiegare come viene affrontata la fragilità intrinseca delle banche Oggi si parla moltissimo di educazione finanziaria. Fa parte del processo di cambiamento in corso.

Massimiliano Affinito lavora presso la Banca d’Italia. Ha conseguito la laurea a “La Sapienza” e il dottorato di ricerca a “Tor Vergata”. Ha trascorso un periodo di formazione al MIT e al NBER. Entrato al Servizio Studi della Banca d’Italia nel 2000, ha lavorato per alcuni periodi presso la BCE e la BRI. È autore di numerosi studi su temi di banca e finanza pubblicati su riviste scientifiche internazionali. È coautore di due libri sul sistema finanziario italiano e sulle privatizzazioni. Ha tenuto corsi e lezioni di economia dell’intermediazione finanziaria presso diverse università.