Dott.ssa Maria Grazia Cocchetti, Lei è autrice del libro L’autore in cerca di editore pubblicato da Editrice Bibliografica: come si arriva alla pubblicazione dei propri scritti?
L'autore in cerca di editore, Maria Grazia CocchettiCome si evince anche dalle interviste ai grandi scrittori, in questa quarta edizione, i percorsi che conducono alla pubblicazione, ovvero alla condivisione pubblica di un proprio testo scritto, sono il risultato visibile e tangibile di un itinerarium mentis compiuto ancor prima in tempi e luoghi variabili. La pubblicazione può essere, infatti, il frutto naturale di un percorso di formazione oppure il risultato inatteso di un viaggio culturale intrapreso per altri motivi. O, ancora, rappresentare il punto di partenza, anche se preceduto da una fase sottotraccia, di un lungo lavoro certosino. Piace qui ricordare Giuseppe Pontiggia, che ebbi il privilegio di incontrare varie volte, il quale soleva precisare come la pubblicazione sia in verità la tappa finale di un percorso complesso che prevede anche investimenti economici da parte dell’editore. Invece, ancora oggi, resiste lo stereotipo secondo il quale è sufficiente avere scritto qualcosa di interessante per puntare alla pubblicazione. Come se un musicista, anche bravo, pretendesse di entrare da subito nell’orchestra della Scala. Premesso ciò, si deve introdurre un distinguo importante. I percorsi, le tappe, le scorciatoie et cetera, che conducono alla pubblicazione di un proprio scritto variano anche e soprattutto in relazione all’argomento e al genere di appartenenza. Volendo semplificare, pubblicare narrativa è differente rispetto a pubblicare saggistica e varia. La qualità intrinseca del testo, l’originalità dell’idea centrale e del suo sviluppo, sono il punto di partenza e la conditio sine qua non per avviare un qualunque tipo di confronto che possa poi esitare in una pubblicazione. Confronto, questa è la tappa, il punto focale comune a qualunque percorso che preveda poi una pubblicazione. Confrontarsi significa verificare con esperti, non solo la qualità intrinseca e l’originalità del proprio testo, ma anche la capacità di autonomia del proprio testo quando si confronterà con altri simili, dissimili; in parole povere il suo potere di interessare il pubblico. Un percorso condiviso da un certo punto in avanti anche e soprattutto con l’editore che ha l’onere di pubblicare e soprattutto vendere il testo. E qui si introduce l’altro distinguo che influenza il percorso e la vita di un testo, una volta pubblicato: la casa editrice.

Qual è il panorama editoriale nostrano?
Il paesaggio editoriale italiano è ricco e variegato. Sono sempre meravigliata, e anche sopraffatta, dalla quantità di editori, bravi e sconosciuti, che affollano le fiere di settore. Per semplificare si può asciugare questo sconfinato paese di editori e individuare tre tipi: i big, costituiti dai grandi marchi editoriali che inglobano anche piccole case editrici e sotto-marchi più o meno noti, un nome per tutti, Mondadori, gli editori indipendenti, piccoli, medi, medio-grandi, storici, quali, a titolo esemplificativo ma non esaustivo, Raffaello Cortina, Hoepli, Laterza, Marcos y Marcos, Sellerio, e l’editoria a pagamento che, con proprietà camaleontiche, si nasconde spesso anche tra gli editori “tradizionali”.

Come contattare l’editore?
Gli editori hanno un proprio credo, una propria visione, in merito all’autore in cerca di editore e quindi possono privilegiare o rifiutare una modalità di contatto rispetto ad un’altra. Non a caso, anche in questa nuova edizione, ho incluso un ventaglio di editori, selezionati in base al criterio della maggiore rappresentatività, per offrire al lettore uno spaccato delle possibili e diverse modalità di contatto. Si distinguono comunque alcune tendenze principali: per la narrativa gli editori preferiscono ricevere via email il testo completo corredato da una sinossi e da una lettera introduttiva con il profilo bio-bibliografico dell’autore o dell’autrice. Oppure lasciano intendere che non vi è un format specifico, rinviando alla sezione dedicata alle proposte, definite anche submission, spontanee all’interno del sito ufficiale della casa editrice. Per la saggistica, invece, si afferma la tendenza di preferire al primo contatto una sinossi, una scheda di analisi critica di eventuali testi concorrenti e qualche capitolo di esempio, oltre al profilo dell’autore o dell’autrice.

Come si decide la pubblicazione all’interno della casa editrice? 
L’alchimia che conduce al visto si stampi è il frutto, ancora una volta, di un percorso, maturato in tempi e modi variabili, che riflette anche l’organizzazione della casa editrice. Comunque è il risultato di una serie di forze, di equilibri, di sì e di no, posti in campo dai soggetti coinvolti che, sottolineo, escludono spesso l’autore, a meno che sia un nome di chiara fama. In una casa editrice piccola, il direttore editoriale si consulta e si confronta in vari momenti con l’editor, il redattore e, o, il consulente di riferimento. In una casa editrice più grande, spesso il testo è stato presentato da un agente e quindi ci sarà un confronto continuo e determinante anche con l’agenzia. Molto dipende anche se e da chi è “sponsorizzato” l’autore potenziale. Il che spiega il perché, ogni tanto, di certi libracci che fanno rimpiangere gli alberi abbattuti.

Sono davvero necessarie le agenzie letterarie?
Vexata quaestio… Dalle interviste che conduco da vent’anni ormai, ho la sensazione che taluni, molti, editori, piccoli o grandi, siano alleggeriti dal compito di cercare, selezionare, avviare un confronto con un autore potenziale. Fase questa che viene gestita dall’agente che presenta quindi all’editore una proposta dopo avere già fatto “setaccio”. Alcuni editori, tuttavia, affermano il loro dovere/diritto, e anche il piacere, di condurre scouting, interno ed esterno, e quindi di affinare, rielaborare con l’autore, il testo fin dalle sue prime fasi di lavorazione. Comunque sia, le agenzie devono essere serie, oneste, trasparenti nei confronti degli scrittori e delle scrittrici alle loro prime esperienze. Con piacere ho scoperto che molti autori, oggi professionisti a tempo pieno, hanno esordito anni fa grazie all’ Autore in cerca di editore che segnalava e intervistava appunto agenzie letterarie.

È utile per l’aspirante autore frequentare una scuola di scrittura?
Le scuole di scrittura colmano un vuoto formativo e culturale che si può creare soprattutto in questo ambito editoriale. Le scuole di scrittura si inseriscono a cuneo laddove ci sono professionisti a cui è mancata la possibilità di confrontarsi con le tecniche di scrittura in modo consapevole o di lavorare a generi di scrittura specifici come per la sceneggiatura. Raul Montanari, grande scrittore e anche direttore di una scuola da lui ideata, racconta infatti nell’intervista a questa nuova edizione de L’Autore in cerca di editore di avere tra i suoi allievi giornalisti, autori già pubblicati… Le scuole di scrittura sono inoltre una comoda passerella per entrare in contatto con le case editrici. Spesso a scuola sono invitati editor, agenti, redattori, come relatori, o gli stessi docenti sono autori professionisti. Una alleanza, questa, non sfuggita all’attenzione di Raffaele Crovi e Giuseppe Pontiggia che importarono dagli Stati Uniti l’idea di aprire anche in Italia una scuola di scrittura, sebbene sotto le vesti di un corso di scrittura narrativa, a causa delle diverse tradizioni culturali sottese, come delineo in questa nuova edizione. Le scuole sono, quindi, utili per un certo tipo di scrittore e scrittrice, che manca di un contesto specifico di confronto. Oggi, inoltre, registro la nuova tendenza da parte di talune scuole di emulare la casa editrice, alleandosi con piattaforme editoriali per pubblicare, anche solo in versione elettronica, i testi migliori dei propri iscritti, una valvola di sfogo congeniale per taluni scrittori o scrittrici.

Qual è il Suo pensiero sul self publishing?
In questi lunghi anni di osservazione del paesaggio editoriale attraversato dall’autore in cerca di editore ho cambiato idea rispetto al self publishing. Il perché è presto detto: l’editoria a pagamento si è fatta il lifting, è uscita allo scoperto, oggi è possibile pubblicare, ma anche solo stampare, a pagamento senza incorrere nelle truffe, da denuncia penale, di vent’anni fa. In Internet è possibile avere tre preventivi in una manciata di secondi. Ora, chi scrive poesie, ma anche, il primo romanzo, un saggio sull’argomento di cui è competente, e non ha il tempo, l’energia, per intraprendere l’iter lungo della ricerca di un editore, o non ha i requisiti, il self-publishing è una dignitosa soluzione. Inoltre, sembra proprio che gli addetti ai lavori, gli scout editoriali, monitorino questi bacini, come si evince da più di un’intervista in questa nuova edizione. Perfino il Premio letterario Calvino Opere prime ha dovuto “ammettere” l’esistenza di questa categoria e includere nei criteri di ammissione anche le opere già pubblicate a pagamento. Certo, un rischio esiste ancora, penso a quanti, per questioni anagrafiche, non usano internet e quindi possono ancora cadere nella trappola del piccolo editore farlocco che sopravvive in provincia o che si nasconde sotto la facies di un normale editore… Ma qui devo accennare alla verità scomoda e spesso taciuta che comunque anche taluni editori, ufficiali e blasonati, possono prevedere pubblicazioni “a pagamento” dove, il contributo economico è caricato e camuffato sotto altre voci (editing, ufficio stampa, promozione ecc.) soprattutto nel caso di opere prime dal successo incerto. Non a caso qualche editore intervistato in questa nuova edizione ha voluto con orgoglio sottolineare di essere ancora un editore allo stato puro che, quindi, prende su di se l’intero rischio di impresa.

Quale ruolo rivestono concorsi e festival letterari nell’editoria italiana?
Festival e concorsi oggi conoscono un momento di fioritura e di rivitalizzazione grazie ai nuovi format. Gli editori hanno compreso che possono incapsulare sotto queste vecchie etichette contenuti nuovi, creare l’evento nell’evento (aperitivi letterari, reading con performance musicali…), per promuovere e vendere libri innanzitutto, ma anche fare scouting. Perciò, in questa nuova edizione ho dedicato un capitolo ai concorsi e ai festival letterari perché, anche per l’autore in cerca di editore, sono ambiti soggetti a trasformazioni con esiti interessanti. I confini si espandono, i tratti caratteristici sfumano, con il risultato di avere festival e concorsi che comprendono speed date letterari, appuntamenti-incontri tra potenziali autori ed esperti di settore, agenti, editor, per abbreviare, velocizzare, comunque affiancare la faticosa, tradizionale, ricerca di un editore.

Quali consigli ritiene più importanti per farsi pubblicare?
Chiedersi innanzitutto se e perché si desidera pubblicare. Troppo spesso sono al lavoro velleità meramente narcisistiche, false speranze di ricchezza e di notorietà che si sgonfiano subito dopo la prima pubblicazione. Scrivere è infatti un lavoro faticoso, impegnativo, assorbente. Bellissimo. Pubblicare diventa quindi un’esperienza frustrante se le motivazioni sono esogene, come ha spiegato Davide Pinardi nella sua intervista, anziché endogene. Solo una minima parte di autori in Italia vive esclusivamente grazie ai guadagni sulle copie vendute (5-8 per cento sul prezzo di copertina per ogni copia). Oggi comunque, rispetto a vent’anni fa, quando uscì la prima edizione de L’autore in cerca di editore, è possibile per tutti pubblicare, il che la ritengo una grande espressione di libertà e di democrazia alla quale ha contribuito, spero, anche in parte, una corretta divulgazione di informazione e di cultura editoriale tramite strumenti quale L’Autore in cerca di editore. Ovvero chiunque può pubblicare e pubblicarsi. Soprattutto ci sono molte “aree protette” dove approdare, prima, per un confronto: le agenzie letterarie, le scuole di scrittura, i concorsi letterari, i festival letterari, le piattaforme di self-publishing on line, i service editoriali. Scegliere, semmai, questo il problema.