“L’astronomia con gli occhi di Dante” di Alessandro Piobbico

Prof. Ing. Alessandro Piobbico, Lei è autore del libro L’astronomia con gli occhi di Dante, edito da Il Formichiere: che ruolo svolge, nella Divina Commedia, l’astronomia?
L'astronomia con gli occhi di Dante, Alessandro PiobbicoDante era un grande curioso. Era un uomo calato nel suo tempo con una visione a 360 gradi su tutto ciò che lo circondava. Largo quindi ad etichettarlo solamente poeta, letterato, politico o anti-italiano. E ad un uomo con lo sguardo fisso in basso sulle sue carte – “sudate carte” direbbe qualcun altro, anche questi molto ferrato in Astronomia – volgere lo sguardo in alto tra stelle, pianeti e astri, era un modo come un altro per leggere l’essere umano: cioè noi stessi. Infatti l’Alighieri nel famoso incipit della Divina Commedia scrive nostra vita, e non sua vita, come per dire che ciò che dirà riguarda tutti noi. Nel Convivio Dante descrive l’Astronomia come

… e questa [l’Astronomia]
più che alcuna de le sopra dette è nobile e alta
per nobile e alto subietto, ch’è de lo movimento del cielo;
e alta e nobile per la sua certezza, la quale è sanza ogni difetto, sì come quella
che da perfettissimo e regolatissimo principio viene.

(Convivio 2, XIII, 30)

scomodando addirittura Aristotile (sic!) che la dichiarava “…altissima di tutte le altre” e anche Tolomeo che puntalizzava sul fatto che siamo noi, eventualmente, a non capirla (l’Astronomia) laddove non si realizza. Del resto l’Astronomia in quel periodo storico faceva parte di quel compendio che andava sotto il nome di arti del quadrivio in compagnia dell’Aritmetica, della Musica e Geometria, arti che costituivano la base dell’insegnamento scolastico medioevale. Se ovviamente la Commedia non è un trattato di Astronomia, è con il Convivio che Dante dà una connotazione squisitamente scientifica del suo scrivere; dichiarando fin nel proemio di voler offrire un banchetto – appunto convivium – a coloro che hanno desiderio di sapere e conoscere. Ecco che tratterà della creazione della via Lattea, di macchie lunari, di comete, stelle e pianeti, di fenomeni atmosferici e di maree. Un saggio pieno di cosmologia e di filosofia, di sapienza e allegorie, scritte con quel tratto poetico che non smetterà mai di affascinarci.

Come si struttura l’architettura cosmologica della Divina Commedia?
Dante, nell’immaginare la sua avventura in questo viaggio nei tre regni dell’oltretomba, utilizza la concezione dell’universo allora conosciuto che proviene dallo studio di commentari astronomici antichi, perlopiù di autori greci come Aristotele e Tolomeo, e si adatta al sistema tolemaico, o meglio al sistema aristotelico-tolemaico. Per questo la Terra si trova immobile al centro dell’Universo, e intorno ad essa ruotano su sfere concentriche gli altri pianeti che vanno dalla Luna (considerata un pianeta) fino a Saturno (quinto dei pianeti allora conosciuti) per poi seguire con il Cielo delle Stelle Fisse e il Cristallino. Poi c’è l’Empireo – che non è né un cielo né uno spazio – ma la residenza dei Beati. Ovviamente il Sole negli scritti danteschi è un protagonista indiscusso, in quanto già nel primissimo canto dell’Inferno (dove però è assente, dato che ancora ci troviamo nella selva oscura) lo definisce Pianeta, in quanto nella cosmologia di Dante è il Sole a “girare” intorno alla Terra, come del resto tutti gli altri astri erranti nel Cielo.

guardai in alto e vidi le sue spalle
vestite già de’ raggi del pianeta
che mena dritto altrui per ogne calle.

(Inf. I, 16-18)

Sul fatto che la Terra era considerata fissa al centro dell’Universo, rimanda alle Scritture e precisamente in Giosuè dove si legge del condottiero di Israele, che sta conquistando la terra promessa, e durante una terribile battaglia contro gli Amorrei, davanti alla città di Gabaon, lancia questo grido verso il cielo:

Sole, fermati su Gabaon!
e tu, luna, sulla valle di Aialon!
Il sole si fermò,
e la luna restò immobile.

(Giosuè, Cap. 10)

Ora questo sta scritto nella Bibbia, e lungi da Dante andare a disquisire di Inerranza, cioè quel principio dottrinale che definisce l’infallibilità da errore delle Sacre Scritture, anche perchè interferire con la Chiesa di un tempo, era fonte di seri problemi. E ci vorrà ancora del tempo prima che arrivi un certo Galileo a preoccuparsi “… di come vada il cielo, e non come si vada in cielo“.

Come si è formato l’Inferno, per il Sommo Poeta?
Sulla “formazione” dell’Inferno Dante si appoggia al sistema tolemaico, di origine greco-araba, credenza poi ripresa e rimaneggiata dalle culture cristiane, tra cui quelle ebraiche, ma anche islamiche. A seguito della cacciata dell’angelo ribelle Lucifero da parte di Dio dal Paradiso, la sua rovinosa caduta sulla Terra provocherà una buca a forma di imbuto, collocandolo al vertice di uno spazio che diventa centro fisico della Terra, e anche centro dell’Universo.

Da questa parte cadde giù dal cielo,
e la terra che pria di qua si sporse
per paura di lui, fè del mar velo
e venne all’emisperio nostro, e forse
per fuggir lui lasciò qui luogo vòto
quella che appar di qua, e su ricorse.

(Inf. XXXIV, 121-126)

Di tutta questa porzione di terra che letteralmente si apre al passaggio dell’angelo, si formerà nella parte opposta una montagna speculare denominata Purgatorio, che sarà il secondo spazio ultraterreno dei tre che formano la Divina Commedia. Il Mondo viene così suddiviso in due emisferi, quello boreale – o delle terre emerse – limitato a Est dal Gange e a Ovest dalle Colonne d’Ercole, con al centro la città di Gerusalemme. Questa parte era abitata dall’uomo e dagli animali, poiché quella australe era creduta interamente ricoperta dalle acque, e in cui si erge appunto la montagna del Purgatorio. Nel percorrere verso il basso tutto l’Inferno, Dante ne fa un viaggio iniziatico incentrato sulla redenzione dell’uomo ad opera della ragione, sulla scorta di un susseguirsi di peccati e di pene riferibili all’Etica Nicomachea di Aristotele, dove più si va verso il basso e maggiore è la punizione da espiare per il dannato con la regola del contrappasso. Su questo asse portante di direzione verticale, per Dante sarà grazie alla Virtù che l’uomo potrà raggiungere la salvezza.

In che modo Dante, nel suo capolavoro, tratta delle costellazioni?
Dante nelle sue opere con le Costellazioni ci parla! E non è uno scherzo. In un epoca come quella in cui scrive il Poeta, ci si ritrova immersi in credenze e superstizioni, dove la religione la fa da padrona, in cui Fisica e Metafisica si confondono. L’astronomia e l’astrologia vanno a braccetto – per noi moderni questo non è più concepibile – ma per molti secoli, e anche per molti scienziati, parlare di oroscopi e di come gli astri influissero sugli esseri umani, era pratica diffusa.

Nella Divina Commedia Dante cita tutte e 12 le Costellazioni dello Zodiaco, segno che per lui, e per i suoi contemporanei, forte era l’influsso degli astri sugli uomini. Ovviamente ce le descrive per orientarsi – e orientare anche noi lettori – nel percorso che si troverà a percorrere insieme ai suoi compagni di viaggio nei tre canti ultraterreni, utilizzandole proprio come una mappa. Grazie al progressivo movimento delle Costellazioni ci accorgiamo del tempo che passa tra una bolgia e l’altra, tra un canto e l’altro, tra un momento di riposo e l’incedere avanti dei protagonisti.

Nella cantica dell’Inferno Dante fa dire a Virgilio della costellazione dei Pesci per indicare l’ora del tramonto

Ma seguimi oramai, che ‘l gir mi piace;
ché i Pesci guizzan su per l’orizzonta,
el Carro tutto sovra ‘l Coro giace,
e ‘l balzo via là oltra si dismonta.

(Inf. XI, 112-115)

descrivendo che i Pesci si trovano sopra l’orizzonte e si vedono prima che sorga il sole. Qui il mantovano fa poi riferimento al Grande Carrro (Orsa Maggiore), disteso nel cielo in direzione Nord-Ovest. Queste precise collocazioni ci fanno capire subito che siamo in prossimità dell’equinozio di primavera e che sono circa le 6 del mattino. Più avanti, nel Purgatorio, richiama la costellazione dello Scorpione facendo un riferimento alla dea Aurora grazie al personaggio di Titone, che nel mito classico ne diventa la concubina.

La concubina di Titone antico
già s’imbiancava al balco dell’oriente
fuor de le braccia del suo dolce amico;
di gemme la sua fronte era lucente,
poste in figura del freddo animale
che con la coda percuote la gente;

(Purg. I, 1-6)

Scriverà poi del segno del Leone, quando nel Cielo di Saturno si troverà al cospetto di Benedetto da Norcia e gli altri Spiriti Contemplativi.

Noi sem levati al settimo splendore,
che sotto ‘l petto del Leone ardente
raggia mo misto giù del suo valore.

(Par. XXI, 13-15)

E poco più avanti, proprio al suo segno zodiacale (quello dei Gemelli) dedica alcune terzine deliziose chiamandole gloriose e riconosce loro l’influenza del suo ingegno.

O gloriose stelle, o lume pregno
di gran virtù, dal quale io riconosco
tutto, qual che si sia, il mio ingegno.

(Par. XXII, 112-114)

In che modo l’opera dantesca consente di costruire percorsi didattici multidisciplinari?
Leggere e studiare l’opera dantesca è sempre attuale. E questo lo dirà qualsiasi Docente oggi o domani ai suoi alunni, anche chi come me insegna Fisica nelle scuole superiori; una materia che rientra in quelle cosiddette “scienze dure”. Dante nella sua vasta produzione letteraria, e quindi non solo la Divina Commedia, ma anche il Convivio, la Vita Nuova e il De monarchia o le stesse Rime, tratta di tutto. Con il suo fare poetico, con un forte connotato religioso, e con vasti riferimenti alla mitologia antica e leggende storiche, si occupa di tutto lo scibile umano.

Per questo il Docente di ogni materia potrà trovare spunti da proporre in classe per costruire lezioni, o vere e proprie Unità Didattiche di Apprendimento (UDA) come si dice oggi. Riferimenti alla Storia li troviamo grazie ai tanti personaggi citati nella Commedia, come imperatori, papi o re. Oppure richiami al Mito, o se vogliamo all’Epica, con personaggi come Fetonte o Amaltea riguardo alla creazione della via Lattea. L’insegnate di Filosofia saprà trovare spunti di dialogo grazie a quanto amore per la sapienza (philo sophia) Dante ha scritto, rifacendosi anche ai suoi maestri Ovidio, Orazio, Lucano, e lo stesso Virgilio. Molti sono i rimandi alla Musica nell’opera di Dante, come il celebre “incontro” nel Purgatorio con l’anima di Casella che gli dedica il canto Amor che ne la mente mi ragiona, commentato dallo stesso Dante nel III trattato del Convivio. Di Geografia Dante ne ha per tutti i gusti, discettando di pregi e difetti di noi Italiani in lungo e largo per la Penisola. E della materia Matematica il Nostro si cimenta in sofisticati ragionamenti, spaziando dalla Logica al calcolo delle Probabilità, dalla Geometria fino alla Fisica, quando parla dell’Arcobaleno (come è fatto) e della Luna (macchie lunari).

Anche chi si occupa di materie trasversali come l’Educazione Civica, potrà trovare in Dante spunti e dialoghi da fare in classe su femminismo, religione, politica, etica e giustizia. Naturalmente questo libro ha uno sguardo puntato su Stelle e Pianeti, Sole e Luna, con molti riferimenti astronomici-scientifici descritti dal Sommo poeta. Un libro ideale a quanti si vogliano avvicinare all’Astronomia con gli occhi di Dante.

Alessandro Piobbico è ingegnere e giornalista pubblicista nato ad Assisi. Accademico del Subasio e socio della Società Astronomica Italiana (Sait), appassionato di storia locale, tradizioni, agiografia e astronomia, scrive su quotidiani e riviste di settore. Gestisce vari siti internet e un canale YouTube dove si occupa di divulgazione. Ha scritto il libro San Bernardino da Siena. Il predicatore francescano (2021) e L’astronomia con gli occhi di Dante (2023). Docente di Fisica in una scuola superiore, vive e lavora a Tordandrea di Assisi.

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