Dottoressa Tosi Brandi, Lei è autrice del libro L’arte del sarto nel Medioevo. Quando la moda diventa un mestiere edito dal Mulino: quando nasce e come si sviluppa l’arte del sarto?
L'arte del sarto nel Medioevo. Quando la moda diventa un mestiere, Elisa Tosi BrandiIl mestiere del sarto, così come lo intendiamo oggi, nasce nel pieno Medioevo e si sviluppa nelle città a partire dal XIII secolo quando vediamo i sarti riunirsi in corporazione e rispondere a nuove esigenze. Artigiani che si occupavano della confezione delle vesti esistevano anche nell’Antichità, ma a partire dal Medioevo, quando alle vesti viene riconosciuto il ruolo di identificatori sociali, sulla base della maggiore o minore complessità dell’indumento, della preziosità dei materiali impiegati e degli ornamenti applicati, il sarto assume nuove responsabilità. Il sarto diventa il responsabile finale dell’abito commissionato, coordinatore dei suoi lavoranti e di altri artigiani coinvolti nella confezione come per esempio i merciai. La professione del sarto nasce e si sviluppa nelle città medievali di pari passo al fenomeno della moda incentivando la produzione di accessori e guarnizioni per i capi di abbigliamento, vale a dire novità capaci di accendere il desiderio delle classi sociali benestanti che non coincidevano più con la nobiltà.

Quale ruolo occupavano i sarti nell’Arte?
All’Arte o Società dei sarti appartenevano tutti gli artigiani che si occupavano di «tagliare tessuti nuovi per fare vesti» questo affermavano gli Statuti della corporazione. Sempre dagli Statuti dell’Arte si ricava che esisteva una gerarchia tra i sarti: coloro che avevano condizioni sociali ed economiche sufficienti per gestire un laboratorio autonomamente e coloro che, pur avendo le capacità tecniche non godevano pienamente dei diritti riservati agli altri. Costoro venivano chiamati sarti obbedienti. Dal XIV secolo nascono anche le specializzazioni dell’Arte, sarti specializzati nel confezionare calze e farsetti, spesso in conflitto con i sarti di antica tradizione …

Come era organizzato il lavoro dei sarti?
Il lavoro del sarto aveva carattere stagionale come nella produzione dei capi di abbigliamento contemporanei. Questa organizzazione del lavoro risale infatti al basso Medioevo, quando i sarti concentravano il loro massimo impegno in vista della confezione dei guardaroba autunno/inverno e di quelli primavera/estate. In questi periodi i sarti tentavano perfino di sottrarre la manodopera ai colleghi per poter assumere più commesse, facendo ricorso anche a chi operava al di fuori delle regole dell’Arte, trasgredendo dunque le leggi corporative. Questo mondo del lavoro cosiddetto informale era dominato anche dalle donne ….

Quali erano le tecniche e le fasi di lavoro nelle sartorie medievali?
Nel corso dei secoli XIII-XV i sarti acquisiscono capacità tecniche piuttosto raffinate, che consentivano loro di confezionare abiti comodi e molto eleganti anche nella loro semplicità. I sarti erano in grado di realizzare abiti aderenti al busto al fine di potervi sovrapporre altri indumenti, attraverso una progettazione geometrica molto accurata che alternava aderenze alle ampiezze. Al cartamodello di base, di cui nel libro si offrono alcuni esempi ricavati dalle fonti materiali conosciute, i sarti applicavano varianti e novità in grado di rendere gli abiti oggetti di lusso da ammirare, ma anche da disciplinare attraverso le leggi suntuarie. Le fasi di lavoro in sartoria incominciavano non in laboratorio ma tra le vie cittadine dove venivano venduti i tessuti e dove i sarti si proponevano come consulenti dei potenziali clienti per l’acquisto delle materie prime più adatte alla confezione degli abiti. Questa fase preliminare del lavoro del sarto, prerogativa di questa professione, veniva tutelata dalle leggi cittadine, che tentavano di arginare in tal modo le intromissioni dell’Arte più influente nelle città, quella dei mercanti o dei drappieri fornitori di tessuti, che rivendicavano la peculiarità di offrire questa consulenza.