L’archivio scomparso. La documentazione per la storia del Ministero delle Corporazioni, Francesca NemoreDott.ssa Francesca Nemore, Lei è autrice del libro L’archivio scomparso. La documentazione per la storia del Ministero delle Corporazioni edito da Aracne: che ne è stato dell’archivio del Ministero delle Corporazioni?
Rispondere a questa domanda non è facile nel senso che l’archivio sicuramente è andato definitivamente perduto, se non per alcuni fondi e serie (Personale, Miniere, Brevetti, marchi e modelli e Pesi e misure) che sono depositati in Archivio Centrale dello Stato e che hanno una continuità storica dall’Unità alla Repubblica. Come spiego nel libro le cause che hanno concorso alla dispersione dell’archivio ministeriale sono molteplici e legate a diversi fattori: in primo luogo lo spostamento degli uffici nel nord Italia dopo la costituzione della Repubblica Sociale Italiana e il successivo trasferimento a Roma alla fine della II Guerra Mondiale e quindi l’occupazione da parte delle truppe alleate del palazzo delle Corporazioni (attuale sede del Ministero dello Sviluppo Economico situato a via Veneto a Roma) dove vennero concentrati tutti gli archivi dei ministeri una volta rientrati dal nord. Con ogni probabilità la parte dell’archivio sopravvissuto alle peripezie sopra descritte è andato perso per incuria negli anni immediatamente successivi alla fine della II guerra mondiale, come si evince dalla relazione sui depositi ministeriali redatta da Elio Lodolini per conto della Commissione Abbate negli anni ’50 e da quanto riportato nei sopralluoghi effettuati da funzionari dell’Archivio centrale dello Stato negli anni ’90 in cui vengono descritte le terribili condizioni in cui è conservata la documentazione ancora esistente nei sotterranei del palazzo.

Due giustificazioni, abbastanza fantasiose, alla scomparsa dell’archivio sono state date nel corso degli anni dai funzionari ministeriali presenti all’epoca del passaggio dal fascismo alla repubblica, la prima narra dell’allagamento dei depositi a causa dell’esondazione di un fiume che scorre sotterraneo in via Veneto, questo allagamento avrebbe portato alla distruzione della documentazione sopravvissuta alla guerra. La seconda teoria parla di un fantomatico piano meno quattro, non riportato nelle piante catastali del palazzo, in cui ci sarebbe stato il bunker del ministro e che sarebbe servito a nascondere le carte e che fu chiuso e murato alla fine della guerra.

Io ho visitato gli scantinati del Ministero e sono scesa nei piani interrati, ho visto il bunker al piano meno due ma non ho trovato tracce di documentazione né di pareti murate. La mia conclusione è che appunto furono molte le cause che concorsero alla dispersione e distruzione dell’archivio: la guerra, l’incuria, e in parte anche la volontà di occultare alcuni legami tra mondo imprenditoriale, pubblico e privato, e fascismo che sicuramente sarebbe emerso dalla consultazione dell’archivio ministeriale.

In che modo le vicende dell’archivio ministeriale hanno condizionato la ricostruzione storica dell’attività del Ministero?
La scomparsa dell’archivio del Ministero ha fatto si che la sua attività fosse per lungo tempo passata sotto silenzio. Le vicende del corporativismo e dell’economia fascista sono state spesso sottovalutate e la storiografia ha messo in evidenza il fallimento di queste politiche senza poter però avere accesso alle fonti archivistiche e quindi non ha avuto modo di entrare dentro una politica economica complessa che molto aveva ripreso dalla politica nittiana del periodo precedente e molto passerà alle politiche economiche dei primi quarant’anni di vita repubblicana. Questa sottovalutazione in parte è stata superata negli ultimi anni da analisi approfondite delle attività del Ministero come regolamentatore dei rapporti di lavoro ma non si è mai riusciti a comprendere appieno il suo peso nei consigli di amministrazione delle società a partecipazione statale né quello svolto nel regolare le dinamiche economiche sia durante la crisi del 1929 sia dopo le sanzioni subite dall’Italia per la politica coloniale.

Qual è stata la vicenda storica del Ministero delle Corporazioni e quale ruolo ha svolto nel controllare e dirigere l’economia italiana del ventennio fascista?
Il Ministero nasce nel 1926 su idea di Giuseppe Bottai con il compito di fungere da regolamentatore del mercato del lavoro e del rapporto tra industriali e dipendenti, era ancora forte in Italia l’eco delle violenze del biennio rosso e la reazione dei fasci. Inizialmente il Ministero ha una struttura amministrativa molto semplice e pochissimo personale ma al contempo gode di fondi pressoché illimitati che gli derivano dal Fondo speciale delle corporazioni. Il primo ministro delle Corporazioni fu Benito Mussolini, che assunse l’incarico proprio per sottolineare l’importanza del Ministero nelle politiche fasciste e per porre fine a tutte le polemiche che fin dalle origini aveva comportato la nascita del Ministero. L’unico atto significativo del Ministero durante i suoi primi tre anni di vita fu l’emanazione della Carta del Lavoro, un documento che fissava i punti cardine della legislazione sindacale e della forma che dovevano assumere i rapporti di lavoro. Il periodo che separa la stesura della Carta del Lavoro dall’assunzione da parte del Ministero di tutte le funzioni di politica economica viene impiegato da Bottai per consolidare le strutture ministeriali e nel fare assumere al Ministero un ruolo sempre più preponderante nella politica di controllo economico. I contrasti con gli altri dicasteri erano esplosi fin da subito e soprattutto il Ministero dell’Economia Nazionale temeva di vedersi sottrarre competenze e compiti. Questa paura espressa più volte dal ministro Belluzzo si concretizzò nel 1929 quando il Ministero dell’Economia Nazionale fu soppresso e le sue competenze furono suddivise tra Ministero dell’Agricoltura e delle Foreste e Ministero delle Corporazioni. A questo punto il Ministero assume il controllo di tutte le competenze legate alle forze produttive del paese, soprattutto quelle industriali e bancarie. Uno dei primi atti compiuti dal Ministero in quegli anni fu la risoluzione della grande crisi bancaria che si era generata nel corso degli anni ’20 e aveva portato sull’orlo del fallimento le due maggiori banche italiane, Banca Commerciale Italiana e Credito Italiano. La crisi era dovuta al fatto che le banche erano anche finanziatrici delle grandi imprese industriali italiane e come garanzia dei prestiti venivano accettate le azioni delle aziende. Questa politica aveva portato alla crisi degli immobilizzi, cioè il valore delle azioni che avevano in cassaforte le banche superava quello dei depositi in valuta. Per risolvere questa crisi il fascismo creò tra il 1931 e il 1933 due enti pubblici l’IMI e l’IRI, il primo era un ente che aveva il compito di concedere prestiti a imprese che avessero solide garanzie da dare in cambio, il secondo era un ente di smobilizzo, aveva cioè il compito di assumere il controllo delle imprese il cui pacchetto azionario di maggioranza era in mano alle banche e quindi di rivenderle ai privati. Ma alla fine si decise di mantenere in vita l’IRI che diventa l’ente “proprietario” dei pacchetti azionari di maggioranza di alcune delle maggiori imprese italiane (Ansaldo, SIP, Terni ecc.) e nel contempo delle banche miste. All’interno dei consigli di amministrazione di questi due enti sedeva un rappresentante del Ministero delle Corporazioni. Altra azione importante svolta dal Ministero fu quella svolta per risolvere il problema siderurgico che era al centro di uno scontro tra aziende IRI e aziende private. Si può dire quindi che il Ministero assunse un ruolo di controllo sia della politica industriale sia di quella finanziaria.

In che modo è stato possibile procedere alla ricostruzione dell’archivio ministeriale?
Per ricostruire l’archivio ministeriale ho svolto una ricerca presso gli archivi dei maggiori corrispondenti del Ministero, cercando proprio in questi archivi le tracce di quel fil rouge che lega le politiche del corporativismo fascista a quelle dei governi che lo hanno preceduto e seguito. Nel fare questo ho centrato l’attenzione e la ricerca su quella che era l’amministrazione centrale del Ministero, tralasciando per il momento le politiche svolte dagli organi periferici, come le camere di commercio. Ho quindi iniziato la ricerca nei documenti della Presidenza del Consiglio dei Ministri e degli altri Ministeri conservati presso l’Archivio centrale dello Stato. Dai documenti ritrovati in questi fondi sono risalita alle diverse imprese pubbliche e private e agli enti che avevano avuto rapporti con il Ministero. In seguito ho iniziato a chiedere ai diversi archivi che conservavano la documentazione di quelle aziende ed enti se avevano documentazione relativa al periodo fascista e in particolare ai rapporti tra le aziende e gli enti e il Ministero. Per questo lavoro di ricerca ho presentato richieste a circa trentacinque istituti conservatori, le risposte che mi sono arrivate non sempre hanno corrisposto alle aspettative, in alcuni casi gli archivi non conservavano documentazione del periodo che interessava la mia ricerca, ma comunque dalla consultazione delle carte conservate presso gli archivi la cui risposta era stata affermativa ho potuto ricostruire l’intera vicenda storica, politica e culturale del Ministero ed anche dare un’idea di quella che doveva essere la struttura e la documentazione conservata nell’archivio ministeriale.

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