“L’amore molesto” di Elena Ferrante

L'amore molesto, Elena FerranteL’amore molesto
di Elena Ferrante
Edizioni e/o

«L’amore molesto, romanzo d’esordio di Elena Ferrante, è pubblicato nel 1992 per le Edizioni e/o e vince nello stesso anno il premio Procida Isola di Arturo-Elsa Morante e il premio Oplonti d’argento. Il romanzo, dunque, incrocia subito un entusiastico riscontro di critica e di pubblico, reso ancora più positivo dalla omonima trasposizione cinematografica realizzata da Mario Martone due anni dopo, che esalta la scrittura elegante, sensuale e raffinata della scrittrice e la sua personalissima maestria nell’usare la penna come strumento di scavo dell’animo femminile, mediante cui «far vedere e far parlare la parola» (Ferrante, 2003, p. 101).

Il romanzo racconta la storia di Delia, una illustratrice napoletana trapiantata a Bologna che, dopo lunghi anni di fiera e ostinata assenza da Napoli, ritorna nella città partenopea perché, non riuscendo ad accettare l’ipotesi del suicidio della madre Amalia, tenta di cercare le ragioni della sua misteriosa morte, indagando sui suoi ultimi giorni di vita. La trama si dipana, così, intrigante tra le pagine del romanzo, con una voce narrante che «coniuga l’atmosfera soffocante del romanzo poliziesco americano, il gesticolare patetico e comico dei grandi personaggi di Samuel Beckett, gli angoscianti dubbi sulla propria identità di Virginia Woolf e la confusa e allo stesso tempo cruciale caccia ai fantasmi di Henry James» (Dobry, 2012, p. 9). Presto, il contatto con la perturbante città dell’infanzia innesca in Delia il riaffiorare di un passato denso e inafferrabile: al passaggio nell’intricato dedalo partenopeo, la scialba monotonia dell’esistenza di Delia si mescola vorticosamente ad avvenimenti di un passato distorto, che la sua coscienza ha a lungo cercato di insabbiare e che invece riemergono violentemente in superficie, ridefinendo i contorni di un controverso e sofferto rapporto con la madre.

Scavando tra i solchi del romanzo, il lettore si ritrova catapultato, con prepotenza, nell’arena di un serrato corpo a corpo con il materno, trama immaginifica cruciale su cui si sono giocate le più recenti riflessioni femministe intorno alla rappresentazione identitaria delle donne. La scrittura nell’Amore molesto diventa, così, come già per altre autrici, medium riabilitante per ricomporre i brandelli dell’ambiguo legame con la figura materna e per rendere finalmente narrabile «the unspeakable plot» (Hirsch, 1989) del materno (la trama indicibile del materno), perché capace di corroborare tale universo simbolico di parole finalmente dicibili, riesumate dal «fondo del grembo materno», strette ai nodi della carne e del corpo, e travolte da «una sorta di tempesta nel sangue» (Ferrante, 2003, p. 109), che aiuta a spazzar via le nubi deformanti del passato e a fare i conti con sé, con i convulsi rapporti di attaccamento e di separazione di cui è impregnata la voragine dei legami materni; «parole per perdersi o per trovarsi»– come dice Delia –, per la quale perdersi e trovarsi significa ricostruire la storia del ritrovamento di sé nel rapporto con la madre e nelle sembianze della madre – l’“altra” per eccellenza – e imparare, così, che «raccontare e raccontarsi significa resistere e capire». In quest’ottica, rilevante è la funzione data al racconto retrospettivo, centrale nel romanzo, mediante cui la protagonista raccoglie, in una narrazione in prima persona, i fili della sua storia identitaria, intrecciandoli con quella della madre, in un processo necessario per la costruzione di una nuova conoscenza di sé.

Per far fronte al clamoroso successo nazionale e internazionale, ottenuto da Ferrante soprattutto in seguito all’uscita della serie dell’Amica geniale (2011), nel 2012 la fedele casa editrice romana Edizioni e/o raccoglie la prima produzione della scrittrice in un unico volume, inserendo L’amore molesto all’interno di un fortunato progetto editoriale dal titolo Cronache del mal d’amore, accanto ai Giorni dell’abbandono (2002) e La figlia oscura (2006).»

tratto da Il romanzo in Italia. IV. Il secondo Novecento, a cura di Giancarlo Alfano e Francesco de Cristofaro, Carocci editore

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