“L’America per noi. Le relazioni tra Italia e Stati Uniti da Sigonella a oggi” di Mario De Pizzo

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Dott. Mario De Pizzo, Lei è autore del libro L’America per noi. Le relazioni tra Italia e Stati Uniti da Sigonella a oggi edito da Luiss University Press. Il Suo racconto prende le mosse dal caso Sigonella, forse il punto più basso delle relazioni tra il nostro Paese e l’alleato americano.
L’America per noi. Le relazioni tra Italia e Stati Uniti da Sigonella a oggi, Mario De PizzoSigonella ha rappresentato un momento di distanza, con una contrapposizione possibile solo tra due alleati leali e consapevoli di appartenere alla stessa comunità di destino: l’Occidente. C’è da aggiungere che dopo quanto avvenne in Sicilia, le relazioni tra Roma e Washington migliorarono notevolmente. Reagan fece in modo che il G5 finanziario si allargasse al nostro paese. E la cosiddetta “linea rossa”, riservata solo a Parigi e Londra, fu attivata anche con Roma. Tutto ciò accadde perché il nostro Paese in quel momento era capace di determinare il proprio interesse nazionale. Bettino Craxi a Palazzo Chigi e Giulio Andreotti alla Farnesina costruirono una visione per la politica estera del nostro Paese. Che, come allora anche oggi, può e deve sostanziarsi anzitutto in Europa e nel Mediterraneo. A Sigonella si sfiorò lo scontro armato. Il nostro Paese affermò la propria giurisdizione. Craxi non sapeva però che Arafat gli aveva ordito un tranello. E che uno dei mediatori palestinesi fosse di fatto coinvolto nell’organizzazione del sequestro dell’Achille Lauro. Il caso Sigonella dimostra essenzialmente una cosa: quanto più autorevole è la classe politica italiana, tanto più forte è la nostra capacità di relazione con gli Stati Uniti.

Che rapporto intratteneva Berlusconi con il Presidente Bush?
Gianni Castellaneta e Franco Frattini, nel libro, ricostruiscono la relazione tra Berlusconi e Bush, come un’amicizia forte. Animata da una grande simpatia, da un comune sentire, e da valori condivisi. Entrambi amavano trascorrere del tempo insieme. C’è da dire, che soprattutto nell’ultima fase, Washington non guardava con molto favore, alla crescente amicizia tra Roma e Mosca. Berlusconi tentò di conciliare costantemente gli interessi “dell’amico George” e “dell’amico Vladimir”. Interessi che talvolta, però, erano inconciliabili.

Come si sono articolate le relazioni con gli Stati Uniti durante la presidenza Trump?
Nella fase iniziale del suo mandato, Trump mostrò disinteresse per il Mediterraneo e un certo favore per disegni di disgregazione dell’Europa. La diversità di vedute con Paolo Gentiloni emerse subito e chiaramente. Quando, però, il governo Conte I firmò il memorandum sulla via del Paese – unico esecutivo del G7 – e soprattutto avviò una collaborazione per la tecnologia 5G con aziende cinesi, a Washington qualcosa cambiò. Emerse la forte preoccupazione che informazioni e infrastrutture sensibili per la Nato finissero nelle mani di Pechino. E come racconta l’ex ministro degli Esteri Enzo Moavero, molti negli Stati Uniti – sia tra i democratici sia tra i repubblicani – gli chiedevano: “Con chi sta l’Italia?”. C’è da aggiungere che il rapporto personale tra Trump e Giuseppe Conte era ottimo. E che la nascita del Conte II- il cosiddetto governo giallorosso – fu molto agevolata dal celebre tweet in cui il presidente americano definì “il suo amico Giuseppi, uomo di talento”.

Qual è lo stato attuale dei rapporti tra Italia e USA?
Assolutamente positivo. Sebbene non possiamo più pensare ai fasti di un tempo, le leadership di Joe Biden e Mario Draghi corrono verso la stessa prospettiva. Il mondo non è più quello della “fine della Storia”. All’atto di nascita del suo governo, Draghi ha chiarito subito il valore dell’Atlantismo. C’è un’agenda comune tutta da scrivere: dalla lotta ai cambiamenti climatici, alla costruzione di un nuovo welfare e di un’economia più solida, fino alle politiche per la nuova frontiera: lo Spazio. Temi, su cui Roma e Washington siedono dalla stessa parte.

Quale futuro, a Suo avviso, per l’alleanza atlantica?
L’alleanza atlantica ha bisogno dell’Europa. Occorre costruire un interesse comune europeo che sappia affiancarsi a quello statunitense. L’Occidente può superare insieme la crisi dell’ordine liberale. Per farlo, deve difendere i valori di democrazia e libertà. Valori fondanti e irrinunciabili. È bene, però, che l’Europa marci unita. Occorre un nuovo patto, anzitutto tra Roma, Berlino e Parigi. L’uscita di scena di Angela Merkel sarà uno stress test notevole per il vecchio continente. Il rafforzamento di leadership non solo nazionali- ma di caratura europea – come quella di Mario Draghi, potrà dare all’Unione la forza di scrivere il proprio futuro e dare una nuova prospettiva all’Occidente.

Mario De Pizzo, giornalista del Tg1, segue l’attività dei presidenti del Consiglio e l’attualità politico parlamentare. Ha pubblicato con Luciano Violante Il primato della politica (Rubbettino, 2014)

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