“L’agonia della psichiatria” di Eugenio Borgna

L'agonia della psichiatria, Eugenio BorgnaL’agonia della psichiatria
di Eugenio Borgna
Feltrinelli Editore

«La psichiatria continua a essere guardata con inquietante diffidenza. La si considera come una disciplina che si occupa di quanti, fra noi, vivono una vita non degna di essere vissuta. La cosa è, ma solo in parte, motivata dalla paura di ricadere in sofferenze dell’anima che non sono riconosciute nei loro valori psicologici e umani, e che invece, sia pure nelle nebbie dolorose della vita, risuonano di gentilezza e di sensibilità, di tenerezza e di fragilità, di nostalgia e di amore.

In queste pagine, dedicate a ridare alla follia la sua immagine fragile e umana, ho indicato i sentieri che la psichiatria dovrebbe seguire, se vuole corrispondere agli aneliti delle pazienti e dei pazienti, che da lei si attendono ascolto e accoglienza, comprensione e speranza.

Se questo mio libro giungesse a ridare alla sofferenza psichica la sua vera immagine, e a delineare i sentieri interrotti che portano a riscoprirne le labili tracce, non sarebbe stato scritto inutilmente, e si salverebbe da un oblio che scendesse subito sulle mie parole inquiete, e nostalgiche.

L’articolazione tematica del mio discorso è stata motivata dalle mie esperienze in psichiatria, e in particolare da quelle che rinascono febbrili e umbratili dalla mia vita in una psichiatria, che è stata, o almeno ha cercato di essere, anche nei miei anni di vita manicomiale, mediatrice di cura. L’intenzione di questa psichiatria è stata (anche) quella di fare sgorgare dalla vita emozionale delle pazienti e dei pazienti, dalle loro indicibili sofferenze, la comprensione delle radici segrete e profonde della condizione umana: della loro, e della nostra.

Offerta
L'agonia della psichiatria
  • Editore: Feltrinelli
  • Autore: Eugenio Borgna
  • Collana: Campi del sapere
  • Formato: Libro in brossura
  • Anno: 2022

Non c’è conoscenza senza sofferenza, lo diceva Simone Weil, e lo dicono le parole dolorose e straziate, lacerate dalla fatica di vivere e dalla solitudine, delle pazienti e dei pazienti di cui la psichiatria si prende cura.

Non so se questo mio libro sia riuscito a ridare la vita a una psichiatria in agonia; in ogni caso vorrei che sia almeno riuscito nel fare conoscere le emozioni, che sono in noi, quelle normali, e quelle patologiche, le une intrecciate alle altre, indicando i sentieri che consentano di portarle alla luce, giungendo così a una più profonda conoscenza della nostra interiorità, e di quella delle persone che abbiamo in cura, o che la vita ci fa incontrare.

Togliere le maschere, che sono sui nostri volti, e su quelli delle persone che la vita ci fa incontrare, è faticoso, e talora doloroso, ma è necessario in un tempo, come questo della pandemia, nel quale lontananza e vicinanza si alternano in noi, richiedendo sincerità e amicizia, gentilezza dell’anima e delicatezza. Cose, queste, che le maschere, quelle metaforiche, non ci consentono di riconoscere, e che dovremmo sapere allontanare dai nostri volti, dai nostri sguardi, e dalle nostre lacrime.

La psichiatria non è solo cura della sofferenza psichica nelle sue diverse forme, ma è anche ricerca di quello che rende più umane e più gentili le relazioni interpersonali, e più aperte all’ascolto del cuore. Il cuore ha le sue ragioni, che la ragione non conosce, certo, e, benché non ne abbia parlato molto in questo libro, è stato nello sfondo delle mie riflessioni. […]

Ci sono più cose in cielo e in terra di quelle che non conoscano le nostre filosofie, e le nostre psichiatrie; e il nostro destino è quello di andarne senza fine alla ricerca.»

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