Jane Eyre, Charlotte Brontë, trama, recensioneJane Eyre è uno dei romanzi più famosi di Charlotte Brontë. Pubblicato nel 1847, lo stesso anno in cui la sorella minore Emily dava alle stampe Cime tempestose, è ancora oggi considerato un classico della letteratura inglese, tanto da guadagnarsi il 12° posto della classifica dei 100 libri più belli secondo il Guardian.

Jane è rimasta orfana da bambina ed è stata sottoposta fin da piccola ad angherie di ogni tipo, prima a casa della zia e poi nell’istituto di Lowood. Quando lascia finalmente l’istituto, ha 18 anni ed è una ragazza forte, indipendente e desiderosa di scoprire che cosa la vita abbia da offrirle: “Fino a quel momento Lowood era stato il mio mondo, la mia esperienza si limitava alla conoscenza delle regole e dei sistemi; ora mi ricordavo che il mondo era grande, che molti campi di speranza, di timore, di emancipazione e di eccitamento erano aperti a quelli che avevano coraggio sufficiente per camminare avanti e cercare, in mezzo ai pericoli, la conoscenza della vita”.

Trova quindi un’occupazione come istitutrice Thorncliff, dimora della nobile famiglia Rochester, ed è qui che conosce Mr. Rochester, “il viaggiatore dalle sopracciglia corvine, […] dal naso più caratteristico che bello, dalle narici dilatate, che mi parevano annunziassero una natura violenta; la bocca e il mento erano duri”. Rochester è un uomo sarcastico, freddo e distante, che però si dimostra attratto dall’intelligenza di Jane. E anche Jane inizia poco per volta a guardarlo con altri occhi: “Il tono di sarcasmo, che mi aveva fatto ribrezzo, poche settimane prima, la durezza, che aveva suscitato in me un senso di rivolta, mi facevano ora ben altra impressione, mi parevano il condimento piccante di una pietanza scelta; mi eccitavano, ma se fossero venute a mancare, la pietanza mi sarebbe parsa insipida”. L’amore tra i due sembra destinato a un lieto fine ma, proprio nel momento in cui Jane e Rochester sono sul punto di sposarsi, si scopre che il ricco gentiluomo nasconde un terribile segreto: in realtà è già sposato con una donna affetta però da una forma di pazzia incurabile. Jane, costretta a scegliere tra i suoi sentimenti e i suoi principi, fugge quindi da Thorncliff e vaga sola e affamata fino a che non trova rifugio presso la casa di Saint-John Rivers, ministro della chiesa anglicana.

Rivers, che è giovane, alto e snello, “gli occhi azzurri, che parevano dipinti”, oltre che irrequieto e idealista, si innamora di Jane e le chiede di sposarlo e di partire con lui per l’India dove vuole recarsi come missionario. Jane però, ancora innamorata di Rochester, torna infine da lui.

Il romanzo, scritto da Jane in prima persona come una sorta di autobiografia, mostra la costante lotta che domina la mente della ragazza, il conflitto tra amore e indipendenza, tra passione e coscienza. Jane si rivolge direttamente al lettore, gli descrive i suoi sentimenti, lo coinvolge nel flusso della propria coscienza, rendendolo partecipe dei propri sentimenti ed elucubrazioni. Nonostante la trama sia semplice e spesso prevedibile – il protagonista e la protagonista si incontrano, si innamorano, si trovano di fronte a un ostacolo, lo superano e proseguono verso il lieto fine – Jane Eyre resta però un romanzo intenso e senza tempo. Jane è un’eroina forte che, benché non sia altro che una donna “povera, oscura, brutta, piccina”, si rifiuta di sottostare alle convenzioni sociali e vedere il mondo come gli altri pretendono da lei: “Non vi parlo più secondo l’uso e le convenzioni sociali, non vi parlo come a un essere mortale” dice a Rochester, “è il mio spirito che si rivolge al vostro spirito, come se tutti e due, dopo esser passati per la tomba, stessimo ai piedi di Dio eguali…. come siamo!

Silvia Maina