Dott.ssa Giulia Zornetta, Lei è autrice del libro Italia meridionale longobarda. Competizione, conflitto e potere politico a Benevento (secoli VIII-IX) edito da Viella: quando e come nacque il principato di Benevento?
Italia meridionale longobarda. Competizione, conflitto e potere politico a Benevento (secoli VIII-IX), Giulia ZornettaDopo la caduta del re longobardo Desiderio nel 774 e la fuga di Adelchi a Costantinopoli, Carlo Magno non completò la conquista militare della penisola italiana: il ducato di Benevento fu lasciato nelle mani del duca Arechi (758-787), che aveva sposato la figlia di Desiderio, Adelperga. Arechi si proclamò quindi princeps gentis Langobardorum, un titolo originale e sostanzialmente inedito per il panorama longobardo, continuando a regnare in Italia meridionale in modo indipendente da Carlo Magno, il quale, accanto ai titoli già in suo possesso, aveva nel frattempo assunto quello di rex Langobardorum. Una nuova autorità politica, quella principesca, si affacciò per la prima volta nel Mezzogiorno. Essa fu plasmata da Arechi sia in continuità con la tradizione di autonomia politica di cui Benevento aveva da sempre goduto nel quadro del regno longobardo sia in opposizione ai Carolingi. La monetazione, i diplomi e l’attività edilizia di Arechi, attivo in tal senso sia a Benevento sia nella seconda sede del potere da lui riqualificata, Salerno, costituiscono tutte rappresentazioni del programma politico di Arechi: essi ebbero un ruolo di primo piano nel dare forma e nell’affermare sul piano pubblico la propria autorità politica, che a partire dal 774 si affacciava in nuove forme e con nuovi intenti in Italia meridionale.

Quale peculiare identità politica si sviluppò nel Mezzogiorno longobardo?
Durante i secoli VII e VIII i duchi di Benevento svilupparono un’ampia autonomia militare e politica. Ciò era legato alla posizione geografica di Benevento nel quadro del regno longobardo: il ducato era lontano da Pavia, la capitale del re, ed era relativamente isolato dagli altri territori longobardi. I duchi svilupparono quindi in Italia meridionale una forte e precoce coscienza politica, anche in conseguenza dello stabilirsi di una dinastia al potere già a partire dal VII secolo.

L’identità longobarda e specificatamente l’identità longobarda locale venne a rafforzarsi nel 774, con la caduta di Desiderio e la nascita del principato. Il confronto e la competizione con i Carolingi sono una delle chiavi per comprendere sia il rafforzamento dell’identità longobarda in Italia meridionale sia la formazione dell’autorità politica principesca a Benevento. Da un lato Carlo Magno utilizzò il titolo di rex Langobardorum, implicando con quest’ultimo un’autorità politica che si estendeva sull’intero regno longobardo, quindi anche su Benevento. Dall’altro lato, Arechi presentò sé stesso come l’erede della tradizione longobarda, del regno e di Desiderio, agendo come un vero e proprio sovrano, totalmente autonomo, in Italia meridionale.

Anche se non riuscirono mai ad annettere militarmente il Mezzogiorno longobardo al loro regno, i Carolingi ne ottennero tuttavia una formale sottomissione nel 787, poco prima della morte di Arechi. Quando ciò avvenne, gli ambasciatori longobardi richiesero il ritorno a Benevento di suo figlio, Grimoaldo, che era tenuto in ostaggio alla corte franca. Secondo il cronista Erchemperto, che scrisse alla fine del IX secolo, Carlo Magno impose due condizioni per concedere il ritorno dell’erede al trono: i Longobardi meridionali dovevano tagliarsi barba e capelli, ovvero liberarsi dei loro tratti identitari, e includere il nome del re franco nella monetazione e nella datazione dei diplomi. Grimoaldo III mise in atto quest’ultima richiesta, ma dopo un breve lasso di tempo iniziò a comportarsi come un sovrano indipendente. Le successive campagne militari condotte dal Pipino, figlio di Carlo Magno, non riuscirono a riportare il principato di Benevento sotto l’autorità franca e l’interesse dei Carolingi verso l’area finì per scemare, perlomeno temporaneamente, all’inizio del secolo IX. L’Italia meridionale longobarda poté dunque consolidare il progetto a cui Arechi aveva dato avvio, portando avanti una politica di autonomia garantita dalla lontananza dai centri del potere politico altomedievale e rafforzando una propria peculiare identità, quella di organismo tenacemente longobardo alla periferia del mondo carolingio e di quello bizantino, con il quale Benevento aveva da sempre stretti legami, in seguito anche da quello musulmano.

In che modo la competizione con il mondo carolingio e il conflitto interno all’arena politica beneventana segnarono il corso del IX secolo?
Sebbene i principi longobardi furono per breve tempo formalmente soggetti all’autorità carolingia (787-792), essi riuscirono in sostanza a mantenere la propria indipendenza fino al secolo XI, quando l’Italia meridionale fu infine conquistata dai Normanni. E quest’indipendenza la ribadirono ad ogni costo, anche imprigionando l’imperatore franco, come avvenne nell’871, quando Ludovico II, pronipote di Carlo Magno, si recò in Italia meridionale per combattere contro i gruppi di musulmani. A partire dall’inizio del IX secolo questi ultimi avevano infatti iniziato a interessarsi attivamente a quest’area. Essi non si erano limitati saccheggiare le coste tirreniche, ma avevano anche iniziato a stabilirsi nel territorio del principato longobardo, come nel caso dell’insediamento di Bari. Dopo il sacco di Roma dell’842, Ludovico II diresse numerose campagne in Italia meridionale per eliminare l’emirato pugliese e più in generale per scoraggiare la presenza musulmana nel Mezzogiorno. Supportato dal papa, l’imperatore carolingio iniziò peraltro a legare l’autorità imperiale al ruolo di protettore della Cristianità contro i musulmani, un discorso che legittimava il suo intervento in Italia meridionale e che per certi versi potrebbe anticipare quelli elaborati in seguito per le Crociate. Le campagne militari di Ludovico II furono in ogni caso connesse anche alle sue mire concretamente politiche in Italia meridionale, mire che non piacquero per niente al principe Adelchi di Benevento, che vedeva la propria posizione seriamente compromessa dalla persistente presenza in loco dell’imperatore. Dopo che l’esercito franco, insieme a quello longobardo, liberò l’Italia meridionale dall’insediamento musulmano di Bari, Adelchi imprigionò Ludovico II nel suo palazzo insieme al suo seguito, comprendente la moglie Angelberga e la figlia, e questo fino a che non ottenne da parte dell’imperatore la promessa di non mettere mai più piede a Benevento.

Accanto alla competizione con i sovrani carolingi, il secolo IX fu caratterizzato dalla presenza di reiterati conflitti di fazioni all’interno dell’aristocrazia beneventana, conflitti che spesso coinvolsero il principe non solo nella veste di mediatore, ma anche in quella di vittima di congiure. Con la pace di Aquisgrana e il venire meno della pressione carolingia all’inizio del IX secolo, l’élite locale rafforzò la propria posizione nella capitale espandendo l’influenza sul palazzo. I membri dell’aristocrazia beneventana cercarono di condizionare le scelte del principe così da ottenere da quest’ultimo uffici pubblici e rendite, che avevano l’obiettivo di confermare il loro status sociale, di definirli in quanto membri dell’élite, di mantenere ed eventualmente di ampliare il loro potere, anche economico.

La cronachistica meridionale dei secoli IX e X ricorda distintamente i numerosi episodi di attrito e di aperto conflitto che si ebbero durante il regno di Grimoaldo IV (806-817) e poi, soprattutto, durante quello di Sicardo (832-839), quando la competizione si fece particolarmente violenta. Il legame familiare di questo principe con uno dei più importanti gruppi parentali beneventani, quello dei Dauferidi, creò un’asimmetria significativa nell’arena politica della capitale. Il suo matrimonio con Adelchisa, figlia di Dauferio il Muto, fu però cruciale nello stabilizzare il suo potere e nel legittimare la sua autorità, che non poteva contare su un legame diretto con la dinastia arechiana. Il sistema di alleanze messo in campo da Sicardo finì tuttavia per cambiare radicalmente le modalità con cui tradizionalmente si giocava la competizione politica locale: esso impediva ai membri dell’aristocrazia beneventana che non facessero parte del network principesco di accedere al potere, di fatto escludendoli dalla competizione dell’arena benevantana. L’agire politico di Sicardo fu alla base della lotta di fazioni che si aprì nell’839, quando il principe fu eliminato da una congiura, e che si concluse un decennio più tardi grazie all’intervento dell’imperatore Ludovico II e di Guido di Spoleto. La fine di questo conflitto condusse alla divisione del principato di Benevento, dal quale nell’849 nacquero due organismi politici indipendenti: un nuovo principato di Benevento, che aveva un territorio più ridotto, e quello di Salerno.

Quale eredità ha lasciato l’esperienza dei Longobardi meridionali?
Se la conquista longobarda della fine del secolo VI ha diviso due Italie, quella longobarda e quella bizantina, che comprendeva in sostanza l’Esarcato e le coste della penisola, la conquista carolingia ebbe conseguenze più durature: un regno italico, da cui più tardi emersero i Comuni, un’area lagunare da cui prese avvio l’esperienza veneziana, un papato che iniziava a rivendicare un proprio ruolo non solo religioso ma schiettamente politico e infine un’Italia meridionale, divisa tra longobardi, territori di tradizione bizantina e presenze musulmane, che venne infine dai Normanni unificata tra XI e XII secolo.

Accanto a un’esperienza politica di quasi quattro secoli di storia, le tracce dei Longobardi meridionali sono ancora visibili in ambito archeologico e architettonico. Nonostante i numerosi terremoti che ne modificarono la struttura, la chiesa di Santa Sofia di Benevento serba traccia della fondazione del principe Arechi; la chiesa di San Pietro a Corte fu probabilmente la cappella palatina (o forse la sala del trono) del palazzo di Arechi a Salerno.

Giulia Zornetta è laureata in Storia dal medioevo all’età contemporanea all’università Ca’ Foscari di Venezia e ha conseguito un dottorato in cotutela presso il consorzio delle università di Padova, Venezia e Verona e l’università di St. Andrews, in Scozia. Durante questo percorso si è occupata prevalentemente di potere e società nell’Italia meridionale longobarda durante i secoli VIII e IX. È attualmente assegnista al DiSSGea dell’università di Padova, dove fa parte di un gruppo di ricerca che si occupa di storia dell’università e digital humanities nell’ambito delle celebrazioni per l’ottocentenario della fondazione dello Studium padovano. Oggetto della sua ricerca è la mobilità degli studenti universitari nel basso medioevo e nella prima età moderna.

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