“Io, te, l’amore” di Stefania Andreoli

Io, te, l'amore, Stefania AndreoliIo, te, l’amore. Vivere le relazioni nell’era del narcisismo
di Stefania Andreoli
Rizzoli

«Le relazioni, gli equilibri, i nessi, l’armonia o gli attriti tra le cose vive hanno cessato di avere un primato su tutto il resto, dai successi produttivi al progresso. Abbiamo costruito altari alle cose e ci abbiamo messo sotto, inginocchiate, le persone. Abbiamo inseguito il meglio da fare per riuscire rincorrendo le scadenze e abbiamo lasciato indietro una parola data, qualcuno ad attenderci, gli incontri.

L’abbiamo fatto perché ci era stato promesso che in cambio ci saremmo sentiti efficaci e soddisfatti (… addirittura felici!) e quando abbiamo stretto questo patto i tempi non erano sufficientemente maturi perché considerassimo che il troppo, l’abbondanza, l’eccesso (di sforzi, di fallimenti, di stanchezza, di futilità) ci avrebbero condotti sul canyon del vuoto, affacciati sull’abisso dell’inappagamento, della solitudine, dell’infelicità e dell’angoscia.

Per farvi fronte, ci siamo disattivati. I più adulti hanno ceduto al conformismo e all’ipocrisia. A quel punto, i più giovani hanno cominciato a smascherarne la doppiezza, a tratti persino la falsità.

Il risultato è che il primo argomento finito sul fondo della lista delle cose importanti è stato necessariamente il più impegnativo da affrontare: quello a proposito delle relazioni. […]

Offerta
Io, te, l'amore. Vivere le relazioni nell'era del narcisismo
  • Editore: Rizzoli
  • Autore: Stefania Andreoli
  • Collana: BUR Parenting
  • Formato: Libro in brossura
  • Anno: 2024

Sì, perché l’Altro è difficile sempre, per tutti. Rappresenta una fatica, un impegno e uno specchio che è normale voler a volte rifuggire e che se invece incontriamo sempre e solo con entusiasmo probabilmente dovremmo considerare come un riempitivo ai vuoti di cui siamo fatti e dai quali ci scivola via il nostro senso di inesistente consistenza. Ammettere che l’Altro sia un lavoro non solo è lecito, ma è anche un’ottima operazione preventiva: dichiara che andrà messa in campo una certa quota di fatica, una quota che tuttavia abbiamo ritirato, da che abbiamo smesso di abitare volentieri il mondo. Ce la siamo ripresa indietro. […]

Siamo tornati a uno stadio primitivo di semplicità e immediatezza, nel quale riteniamo irricevibile ogni richiesta di gestire il tempo dell’attesa, perché eccessivamente frustrante, e ogni investimento affettivo, poiché troppo poco sicuro. Abbiamo eliminato il conflitto perché richiedeva troppa intelligenza e talento per gestirlo, e così giorno dopo giorno ci siamo caricati di intolleranza.

Così, l’Altro è diventato sempre più sinonimo di estraneo, e l’unico modo che abbiamo trovato perché non ci disturbasse, non ci instillasse delle domande, non ci avanzasse dubbi o richieste, non ci interrogasse sulle differenze tra noi e lui è stato quello di neutralizzarlo.

Il risultato è che siamo rimasti isolati: dove sono venute a mancare le relazioni si è insinuata la noia, e annoiati ci siamo rifugiati nella distanza che ci garantiscono i nostri device e ci siamo progressivamente depressi.»

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