Inventati il lavoro. Sopravvivere alla fine del posto fisso e svegliarsi ogni mattina con il sorriso, Jacopo PerfettiProf. Jacopo Perfetti, Lei è autore del libro Inventati il lavoro. Sopravvivere alla fine del posto fisso e svegliarsi ogni mattina con il sorriso edito da Feltrinelli: cosa significa inventarsi un lavoro?
Comincio con una precisazione: non ti inventi UN lavoro ma ti inventi IL lavoro. Inventarsi il proprio lavoro è infatti un’occasione unica per fare un lavoro che ti sei cucito addosso. Non un lavoro qualsiasi ma quello che tu, in prima persona, hai deciso di fare.

Nel mio libro racconto la storia di decine e decine di persone che in Italia si sono inventate il lavoro. E quando hanno deciso di farlo (o sono state costrette a farlo), si sono tutte inventate un lavoro che le gratificasse da un punto di vista finanziario, professionale e personale. Se un lavoro ha queste tre caratteristiche posso dirti che è il miglior lavoro che tu possa inventarti. Non importa infatti quanto è grande la tua azienda, o quanto guadagni o quanto il tuo lavoro ti renda famoso. Conta solo come il tuo lavoro ti fa sentire. Provo ad approfondire velocemente questi tre aspetti perché li considero la base per capire quale lavoro inventarsi:

1) Gratificante da un punto di vista finanziario:
Da un punto di vista finanziario, quando ti inventi il lavoro puoi scegliere quanto guadagnare. Se hai bisogno di più soldi, puoi farti pagare di più o vendere di più. Non devi chiedere un aumento al tuo capo. C’è un collegamento diretto tra quanto lavori e quanto guadagni. Se guadagni 100 prendi 100. L’importante è che tu abbia ben chiaro quanto ti serve per vivere e quanto ti interessa guadagnare. Partendo da questo obiettivo, puoi decidere se lavorare seguendo i ritmi della Silicon Valley nella speranza di raggiungere il sogno miliardario, oppure lavorare solo sei mesi all’anno o tre ore al giorno.

2) Gratificante da un punto di vista professionale:
Da un punto di vista professionale, se t’inventi il lavoro, hai l’opportunità di capire ogni aspetto di come si gestisce un’azienda, sviluppare la tua carriera in un modo che sia coerente con le tue ambizioni e imparare sempre nuove competenze. Quando lavori come dipendente finisci per fare sempre le stesse attività e, il più delle volte, sempre nello stesso modo. È molto più difficile crescere, perché non sei tu a guidare il tuo lavoro. E così spesso finisci a galleggiare nella speranza di arrivare il prima possibile alla pensione. Quando invece uno degli aspetti più entusiasmanti del lavoro, qualsiasi esso sia, è proprio quello di imparare sempre nuove cose e avere ogni giorno nuovi obiettivi da raggiungere.

3) Gratificante da un punto di vista personale:
Da un punto di vista personale infine, inventarsi il lavoro può essere duro, soprattutto all’inizio, ma è molto più gratificante e ti permette di fare qualcosa che dia senso alla tua vita e di avere un impatto positivo sul mondo. Quando ti inventi il lavoro non sei solo un numero, un codice su un badge o una piccola rotella dell’ingranaggio. Sei l’intero ingranaggio. Sei la persona che fa muovere tutta la macchina.

Per quella che è la mia esperienza, un lavoro che abbia tutte e tre questa caratteristiche è molto più facile inventarselo che trovarlo. Ed è per questo che ho scritto il libro “Inventati il lavoro”. Perché, dopo 18 anni passati a inventarmi il lavoro, penso che inventarsi il lavoro sia oggi l’unica soluzione per costruirsi un futuro professionale che ci permetta di realizzarci, come persone e come professionisti.

Il Suo libro è una celebrazione della auto imprenditorialità?
No, il mio libro è una celebrazione dell’approccio imprenditoriale. Un approccio che ormai chiunque deve avere. Tanto l’imprenditore quanto il dipendente. Cosa intendo per approccio imprenditoriale? Avere un approccio imprenditoriale significa vedere ogni problema come un’opportunità. Significa saper pensare in tutte le direzioni, divertirsi, fare ciò che ami e farlo al meglio, evitare la comfort zone e qualsiasi forma di pensiero con i paraocchi, gestire il rischio, trasformare minacce in opportunità, identificare occasioni e bisogni che nessun altro riesce a vedere, pensare sempre avanti, fare le cose a modo tuo e avere abbastanza immaginazione per creare nuovi prodotti e nuovi mercati.

Avere un approccio imprenditoriale dunque vuol dire assumere un atteggiamento pro-attivo verso il proprio lavoro. Essere tu, per primo, il cambiamento che vuoi vedere nella tua vita professionale. Non aspettare che arrivi dall’alto o dal basso. Vuol dire che se vuoi qualcosa trovi tu il modo di ottenerla. Vuol dire che se hai mandato dieci curricula e nessuno ti ha risposto, non ti deprimi e molli il colpo ma, al contrario, ti attivi e fondi la tua azienda con l’obiettivo, un domani, di diventare più grande dell’azienda che oggi non ti hanno preso.

Nel mio libro dedico un’intera parte all’approccio imprenditoriale e a come svilupparlo. Qui però voglio riportarti l’esempio di una persona dotata di un incredibile approccio imprenditoriale: Enzo Ferrari. La sua biografia è ricca di spunti e ispirazioni che chiunque voglia inventarsi il lavoro dovrebbe conoscere. Vediamone tre:

  • Enzo Ferrari si è inventato il proprio lavoro: Nel rigidissimo inverno del 1919, Enzo Ferrari fece domanda di assunzione presso la FIAT ma fu rifiutato, all’inizio fu preso da un profondo sconforto ma poi trasformò questo sconforto in uno stimolo per andare avanti e inventarsi una nuova carriera. Se fosse stato assunto in FIAT, oggi probabilmente non avremmo la Ferrari.
  • Enzo Ferrari faceva le cose a modo suo: Enzo Ferrari ha iniziato a costruire automobili perché nessuna di quelle che aveva guidato come pilota rappresentava quell’armonia di suoni e meccanica vivente che soltanto lui aveva in testa.
  • Enzo Ferrari non guardava indietro ma avanti: Quando fu chiesto ad Enzo Ferrari quale fosse il suo modello preferito, lui rispose il prossimo modello. Tutto il suo lavoro era mosso da un’ansia realizzatrice che lo portò a costruire alcuni dei modelli più innovativi di auto da corsa.

Il posto fisso è davvero definitivamente tramontato?
Viviamo in un’epoca di grandi trasformazioni e grandi cambiamenti. Tanto da un punto di vista economico quanto da un punto di vista sociale. Oggi le possibilità di entrare in un’azienda come stagista a 20 anni e uscirne come manager a 60 con tanto di pensione è sempre più rara. E in questo contesto il concetto stesso di “posto fisso” potrebbe apparire superato. Anche per il semplice motivo che i lavoratori per primi ricercano sempre più dinamicità e mobilità. Vogliono cambiare e fare sempre nuove esperienze.

Ed è per questo che oggi è sempre più importante inventarsi il proprio lavoro. Perché in un mercato così volatile e dinamico, o sei tu a prendere in mano la tua vita professionale oppure rischi di restare fuori dal mercato in brevissimo tempo. Guarda quello che sta accadendo nel mondo. Magari tra qualche anno l’azienda per cui lavori oggi non esisterà più (pensiamo a BlockBuster o Northern Rock). Magari qualche ragazzino con un computer e un accesso a Internet sta lanciando una start up che cambierà radicalmente l’intero settore in cui lavori (pensiamo a AirBnb). O magari qualche scienziato ha appena inventato una nuova tecnologia che sostituirà tutti quelli che fanno il tuo lavoro con un esercito di robot (pensiamo alle auto che si guidano da sole e l’impatto che queste avranno sul mercato dei trasporti urbani). Sono tutti scenari possibili. E allora tu cosa farai? Cercherai un altro lavoro? E poi un altro ancora? Nella speranza di arrivare il prima possibile a una pensione che tanto non arriverà mai? No. In un’epoca di turbolenza e cambiamento, non ha senso perdere tempo ad inseguire sogni di carriera che non esistono più. Tanto vale abbracciare l’incertezza e trasformala in un’occasione per investire su di te e suoi tuoi sogni, non su quelli di qualcun altro.

Certo, inventarsi il lavoro non è facile né tanto meno immediato. Può essere difficile. Molto difficile. Quasi impossibile, in certi contesti. Tuttavia è necessario. E questa necessità rende l’impossibile possibile. Perché nell’era del precariato o siamo noi a realizzarci come self-made man (o woman) oppure non c’è nessuno che si inventerà il lavoro per noi. Sta solo a noi. E questa, per certi aspetti, è la bella notizia, perché quando devi fare qualcosa poi trovi sempre il modo di farla. Devi solo avere il coraggio di lanciarti.

È per questo motivo che considero il lavoro alla fine del posto fisso come una “opportunità necessaria”. È un’opportunità per credere in te stesso e nei tuoi sogni professionali. Per fare qualcosa che ti realizzi. Ma questa non è una novità. Perché siamo circondati ogni giorno di opportunità. Solo che non le cogliamo perché non abbiamo la giusta motivazione per farlo. Abbiamo la possibilità di farlo ma non la necessità. Ci diciamo: “Ma sì dai magari un domani lo farò”, “Magari un domani mollerò tutto e mi lancerò”. Ma poi non lo facciamo. Quando invece sei obbligato ad uscire dalla comfort zone di un lavoro a tempo indeterminato. Quella possibilità diventa necessaria. Non hai scelta. E quando qualcosa di impossibile è necessario allora diventa possibile.

Quali caratteristiche personali bisogna avere per sopravvivere alla fine del posto fisso?
Tante. Nel mio libro le elenco tutte e, soprattutto, scrivo strumenti, consigli e teorie su come sviluppare. Qui ne riporto una, e lo voglio fare parlandoti di Cecilia Spanu. Una donna e una professionista straordinaria che ha saputo re-inventarsi e trasformare una crisi professionale in un’occasione per scoprire il proprio talento e inventarsi il lavoro. Quando l’ho intervistata qualche mese fa, mi ha raccontato così la sua storia:

“Quando Kodak è andata in crisi, la mia situazione era professionalmente drammatica, avevo quasi quarant’anni e quattro figli e non mi ero mai domandata cosa fare domani. Poi da li è iniziato un percorso di ricerca e di scoperta. Ho scoperto di avere dei talenti come imprenditore, non lo sapevo. Ho scoperto di avere competenze e passioni per supportare gli imprenditori e i manager a trasformare le loro aziende e quindi mi sono inventata il mio lavoro.”

Ecco, da queste poche parole si può evincere una delle caratteristiche personali necessarie per affrontare la fine del posto fisso: avere la capacità di vedere il negativo come positivo e quindi saper trasformare una crisi (in questo caso trovarsi senza lavoro, donna a 38 anni con 4 figli in Italia) in un’opportunità per credere e investire in se stessi.

Quanto è importante in questo percorso la formazione?
La formazione è necessaria. All’interno di un mercato del lavoro così dinamico come quello in cui viviamo, nessuno si può più permettere il lusso di smettere di investire su se stesso e sulla propria formazione. Il lavoro è un apprendimento continuo. Un miglioramento continuo di se stessi come persone e come professionisti.

Io insegno agli Executive MBA della SDA Bocconi, i miei studenti sono manager di 35/40 anni che nonostante la carriera, la famiglia e il lavoro hanno avuto il coraggio di tornare sui banchi di scuola e riprendere a studiare. Lo fanno perché sanno che questo sforzo gli permetterà di crescere, di acquisire nuove competenze ed essere quindi più competitivi.

Solo così è possibile innovare, innovarsi ed evolversi.

Quali sono i consigli più utili e preziosi che si sente di dare a chi vuole intraprendere il percorso da Lei proposto?
Ce ne sarebbero tanti, molti di questi li puoi trovare all’interno del mio libro, altri li condivido nella mia newsletter settimanale (jacopoperfetti.com/newsletter). Ma se devo dirtene uno molto pratico, è questo: se vuoi inventarti il lavoro, soddisfa un bisogno di mercato reale e profittevole. Ovvero crea un servizio o un prodotto che la gente voglia comprare.

Ogni giorno parlo con persone che hanno idee per un nuovo prodotto o servizio. Io per primo ho tantissime idee. Ma so che qualsiasi idea tu voglia sviluppare richiederà tanta energia e tanti investimenti. È importante quindi scegliere l’idea giusta su cui investire. E il modo migliore per farlo è conoscere il mercato, capirlo e puntare su un’idea che rispetti queste tre caratteristiche:

  • L’idea soddisfa un bisogno di mercato reale e profittevole. E quindi, esistono persone disposte a comprare il tuo prodotto o servizio e la dimensione del mercato (ovvero il numero di persone) è adeguata all’investimento necessario per produrre la tua idea.
  • L’idea valorizza le tue (e del tuo team) competenze distintive e ti permette di avere un vantaggio competitivo rispetto ai prodotti o servizi che già esistono sul mercato. E quindi, le persone compreranno il tuo prodotto o servizio al posto di quello dei tuoi concorrenti.
  • L’idea è E quindi, hai le risorse, sia in termini di tempo da dedicare che di soldi da investire, per lanciare una versione base della tua idea così da fare un test di mercato nel minor tempo possibile.

Il mercato del lavoro è cambiato: come evolverà a Suo avviso nel futuro?
Per rispondere a questa domanda ti riporto qualche numero:

  • Il 35% delle competenze utilizzate oggi, verranno sostituite nei prossimi 5 anni;
  • Nei prossimi anni il 20% della forza lavoro, sarà costituito da lavoratori occasionali;
  • Nei prossimi 20 anni il 47% dei lavori attuali rischia di essere sostituito da un robot;
  • Negli ultimi 15 anni il 52% delle 500 aziende S&P sono scomparse.

Sono solo dei numeri. Avrei potuto citartene molti altri, e possono essere interpretati in modi differenti. Però dicono tutti una cosa chiara: il mercato del lavoro cambia, continuerà a cambiare e cambierà sempre più in fretta. È possibile quindi che chi si affaccia oggi al mondo del lavoro farà un lavoro che oggi magari neanche esiste, oppure che nell’arco della sua vita cambierà spesso lavoro.

All’interno di questo contesto è dunque difficile fare previsioni. È più di un secolo che grandi pensatori (da Marx a Jeremy Rifkin, passando per John Maynard Keynes) si interrogano su quale possa essere il futuro del lavoro. L’avvento dell’Intelligenza Artificiale potrebbe togliere posti di lavoro, così come ottimizzare il tasso di produttività e farci lavorare di meno. Fenomeni come la Gig Economy o la Sharing Economy potrebbero essere una nuova forma di sfruttamento del lavoratore così come una nuova opportunità di lavoro per milioni di persone. Oggi siamo di fronte a una nuova alba del mercato del lavoro. Un mercato del lavoro che sta facendo i conti con due grandi eventi:

  • La crisi finanziaria che ha spazzato via molti equilibri socio economici.
  • Una rivoluzione tecnologica (che va da Internet alla Blockchain) senza precedenti che sta introducendo nuovi modelli di riferimento.

Di fronte a questo scenario, possiamo disperarci nell’illusione vana che tutto torni come un tempo, ovvero prima della crisi. Oppure cogliere le opportunità che questo nuovo contesto lavorativo ci offre e costruirci un nostro futuro professionale che ci rispecchi e ci realizzi.