Ridere di gusto leggendo di morte, cancro e altre malattie incurabili. Ecco che cosa ci si ritrova a fare se si prende tra le mani il nuovo libro di Lorenzo Marone, Inventario di un cuore in allarme, appena pubblicato da Einaudi.Marone, che prima di dedicarsi a tempo pieno alla scrittura ha esercitato per diversi anni la professione forense, in questo libro parla di sƩ, e in particolare della sua ipocondria.
SƬ, perchĆ©, come spiega lui stesso nella premessa del libro, le sue intenzioni sono quelle di ādenudarsi davanti a noiā, lettori, e condividere le proprie ansie, fobie e paure: perchĆ©, se ĆØ vero che di fronte alle nostre angosce siamo soli, ĆØ anche vero che confessarle, aprirsi agli altri, può aiutare a tenerle sotto controllo.
Marone si descrive come un ipocondriaco serio, benché curioso: non è uno che ogni tanto si percepisce malato, al contrario, è convinto di esserlo sempre, anche se sulla base di sintomi di volta in volta diversi e talora bizzarri. Ha paura di contrarre le malattie e ha paura di rendersene conto. à convinto di essere irrimediabilmente malato, ma rifugge medici e ospedali perché, anche se nella sua mente la diagnosi infausta è ormai certa e inevitabile, la prova tangibile di avere ragione sarebbe troppo difficile da sopportare.
Ma non aspettatevi nulla di lamentoso, o triste, o greve in Inventario di un cuore in allarme: lāironia di Marone rende il tutto lieve e divertente.
Che poi, a ben guardare, un poā di ipocondria cāĆØ in ciascuno di noi. āSe solo non sapessiā, titola il secondo capitolo del libro. Appunto. Ć come quando ti chiedono se hai paura di volare, e istintivamente rispondi con un certo che no, anzi, comāĆØ bello vedere le cittĆ dallāalto. E lo ĆØ, a meno di non soffermarsi a pensare che si ĆØ sospesi in aria a diecimila metri dal suolo in una scatoletta di plastica, e dunque sarebbe bene correggere la propria risposta in un ācerto che no, se non ci pensoā.
Ecco, lāipocondria ĆØ esattamente questo: pensarci. Marone ci racconta che, anche se non sa esattamente a quando far risalire i propri timori, ricorda invece bene il momento in cui ha preso consapevolezza della morte: āEro in auto con mia madre e il compagno, percorrevamo di sera via Aniello Falcone nella nostra 127 rosso pomodoro, il mare che baluginava sulla destra, e allāimprovviso dal sedile posteriore sentii chiara lāesigenza (una spinta interiore a liberarmi del peso) di domandare della mia morte. Avevo dieci anniā. Ha inizio cosƬ, la presa di coscienza della propria finitezza, āquando, ancora libero e inconsapevole (insisto su queste due parole), ti accorgi che esiste la morte. E tutto cambiaā.
A questa consapevolezza se ne aggiungono altre: apprendere che gran parte del destino di ciascuno di noi ĆØ giĆ scritta nei filamenti del proprio DNA, essere consapevoli di non essere speciali, ma solo un puntino nellāuniverso, realizzare che in questo universo, di cui conosciamo poco o nulla, tutto sembra avvenire per caso. Senza contare che ogni essere umano ingurgita attraverso lāacqua e le altre bevande circa cinque grammi di microparticelle di plastica a settimana e che viviamo in un mondo che pullula di batteri, compresi quelli del microbiota intestinale. Insomma, āsottoterra ci sono 100 miliardi di morti, sopra siamo solo sette miliardi di vivi. E poi spiegatemi come cacchio faccio a non farmi prendere dallāansiaā.
- Editore: Einaudi
- Autore: Lorenzo Marone
- Collana: Einaudi. Stile libero big
- Formato: Libro
- Anno: 2020
In un libro sullāipocondria non possono certo mancare le malattie. Ci sono tutte, dal cancro ā lāansia provocata sia dalla malattia in sĆ© che dalla prevenzione ā alla polmonite, fino al mal di schiena e alla palpebra che batte. NĆ© sono assenti i farmaci, psicofarmaci compresi, oltre che gli omeopatici e i fiori di Bach, che in pratica funzionano ācome il ciuccio per i bambini nei momenti di stress, delusione, paura o rabbia: loro pensano alla suzione, noi abbiamo i fiori di Bach.ā
E poi naturalmente ci sono i dottori. Il dermatologo con la sala dāattesa con affissi minacciosi manifesti che riportano foto di melanomi e spiegazioni dettagliate su come riconoscerli. Il gastroenterologo, zio dello scrittore, grazie al quale si ĆØ potuto concedere due gastroscopie e una colonscopia. Lāoncologo āsimpatico ed empaticoā che enumera allo scrittore e a sua moglie tutti i dati catastrofici sulla malattia del secolo. E infine lo psicanalista, le cui parole alla prima visita definirei definitive: āQuindi, ricapitolando, la sua e una situazione senza via dāuscita. Teme ogni giorno di avere qualcosa, ma allo stesso tempo e terrorizzato dallāaccorgersene. Non le rimane che vivere nellāangosciaā. Ć lo psicanalista che suggerisce allo scrittore un esercizio che dovrebbe in breve tempo liberarlo dalle sue ansie: si tratta di cercare di non parlare della propria ipocondria per una settimana, con nessuno. Compito apparentemente semplice, ma al contrario parecchio sfidante per un vero ipocondriaco, che porta a unāesilarante scena di capitolazione finale davanti a un risotto al radicchio e a un pollo agli agrumi.
Marone confessa un rapporto intenso con il proprio corpo, che ĆØ amato e salvaguardato, ma che nello stesso tempo può essere il nemico nel quale si può annidare il pericolo; ĆØ lāorganismo imperfetto che può rompersi in mille modi diversi, in cui lāimperfezione ĆØ cosƬ connaturata da essere il motore stesso dellāevoluzione. Come probabilmente tutti noi, ha organi ai quali si dedica di più ā intendendo, con questo, che teme maggiormente possano ammalarsi ā e altri di cui si occupa di meno. Meno propenso a temere malattie al cuore o al cervello, Marone si concentra sulla pelle (āHo fatto un controllo dei neiā ĆØ una delle frasi che più teme di sentir pronunciare dai propri amici e conoscenti) e sullāapparato gastroenterico, fegato per primo. E dunque dai sintomi si passa al consulto medico, e da lƬ agli esami, e quindi ai referti. Chi non ha conosciuto lāansia di ritirare un referto, anche quando si ĆØ convinti che sia una cosa da nulla? A chi non ĆØ capitato di presentarsi ben prima dellāappuntamento, perchĆ© ātanto a casa, a girare attorno a un tavolino, che ci stiamo a fare?ā. E chissĆ a quanti sarĆ successo di star lƬ in sala dāattesa a pensare al peggio, a iniziare a immaginare la propria vita nel caso dellāesito infausto, a āutilizzare quel tempo di attesa per organizzare una reazione, bisognava comunicarlo innanzitutto al resto della famiglia, poi dovevo pensare a trovare un buon oncologo, riflettei anche sulle cure da affrontare e che, tra lāaltro, a nulla sarebbero serviteā.
Dovremmo fare come le sogliole, suggerisce Marone, che per sopravvivere nella loro scomoda posizione, adagiate sul lato sinistro per tutta lāesistenza, hanno trovato il rimedio e pensato bene di spostare lāocchio buio dallāaltra parte. Dovremmo anche noi cercare di adattarci, plasmarci alla realtĆ per semplificarci la vita, invece di stare sempre in allerta, in attesa di qualcosa.
PerchĆ©, āUn giorno moriremo, dice Charlie Brown allāamico Snoopy in una famosa striscia dei Peanuts. SƬ, ma tutti gli altri giorni no, risponde questāultimoā.
Silvia Maina




