“Introduzione al pensiero politico classico” di Giovanni Giorgini

Prof. Giovanni Giorgini, Lei è autore del libro Introduzione al pensiero politico classico, edito dal Mulino: di quale attualità è, per il mondo contemporaneo, il pensiero politico antico?
Introduzione al pensiero politico classico, Giovanni GiorginiPenso che il pensiero politico antico abbia rilevanza per alcuni temi politici di attualità, che ora preciserò, ma sia importante per noi soprattutto per la sua inattualità. Studiare i classici ci costringe a immergerci in una realtà politica completamente diversa dalla nostra, nella quale l’essere umano era pensato come inevitabilmente connesso con la famiglia e la propria comunità; nella quale gli esseri umani erano concepiti come di diverso valore (gli uomini era superiori alle donne e i liberi agli schiavi), la comunità politica aveva un ruolo educativo e aveva il compito di preparare le condizioni materiali per la nostra felicità. Una visione completamente diversa da quella delle democrazie liberali nelle quali viviamo oggi. I Greci, e più specificamente gli Ateniesi, hanno però inventato la forma politica più diffusa in molte parti del mondo -la democrazia. Con questo termine essi intendevano, letteralmente, “il potere del popolo”. Oggi vediamo che la democrazia è in crisi in molti paesi, una crisi sia teorica sia nella prassi concreta; viene attaccata perché inefficiente rispetto alla meritocrazia e all’autoritarismo, per il distacco tra elettori ed eletti, per l’incapacità del popolo di prendere decisioni informate in una società tecnologica complessa. Ripensare l’esperienza greca e le soluzioni messe in atto per rispondere ai critici della democrazia (c’erano anche allora ed erano bravi, i più famosi sono Platone e Aristotele), per esempio investire soldi per l’educazione dei cittadini, ci aiuta a pensare a soluzioni per il presente.

Quali erano i temi di maggior rilevanza nel pensiero politico antico?
I temi centrali del pensiero politico antico, ma in realtà del pensiero politico in generale, sono la giustizia nella comunità politica e la ricerca della miglior forma di governo. Entrambi questi temi sono declinati in maniera assai diversa da come lo facciamo oggi: i Greci pensavano che la comunità politica dovesse educare il cittadino ai valori comunitari e che la migliore comunità sarebbe stata in grado di creare esseri umani virtuosi e pertanto felici. Nessuno oggi si aspetta che la propria felicità gli venga dallo Stato. Essi avevano capito, inoltre, prima che i totalitarismi del Novecento ce ne dessero abbondante prova, che nessuno può essere felice in una pessima forma di governo, un dispotismo o una tirannia. Per questo è così importante porsi la questione della giustizia e del miglior regime politico.

Dove vanno ricercate le origini del pensiero politico antico?
Il pensiero politico esiste da che esiste il vivere umano associato. La teoria politica, come noi la concepiamo ancora oggi, ha inizio invece nel V secolo a.C. con l’insegnamento dirompente dei Sofisti, che misero in discussione tutti i capisaldi valoriali e politici della Grecità. Provenendo da realtà politiche diverse, essi mostrarono che i valori morali e le istituzioni politiche variavano di luogo in luogo e che ciascuna società considerava migliori i propri: posero per la prima volta il problema del relativismo e cercarono delle soluzioni. La loro distinzione tra ciò che è valido per natura, e quindi sempre e in ogni luogo, e ciò che è valido per legge o convenzione, e quindi è legato a un tempo e a un luogo, diede inizio a una riflessione teorica che chiamiamo filosofia politica.

Che influenza ebbero su Platone e Aristotele i Sofisti?
I Sofisti posero molti dei problemi che assillarono Platone e Aristotele e ai quali essi cercarono di rispondere: esiste una natura umana e quali sono le sue caratteristiche? Esiste un regime politico migliore in assoluto? Qual è il fondamento della giustizia? Perché obbediamo alle leggi? Esistono gli dèi e che ruolo hanno nella vita dell’uomo? Non si possono comprendere questi due grandi pensatori isolandoli dall’insegnamento dei Sofisti. Un altro autore fortemente influenzato dai Sofisti fu lo storico Tucidide, che ritenne di aver appreso una lezione universale dallo studio del conflitto tra Sparta e Atene: la natura umana ci spinge a volere sempre di più e il mondo è regolato dalla legge del più forte. La lezione di Tucidide è fortemente presente in Platone.

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Che rilevanza assume, per la storia del pensiero politico antico, Platone?
Non è possibile sovrastimare l’importanza di Platone: egli è l’inventore della filosofia, così come la concepiamo ancora oggi, e quindi della filosofia politica, intesa come applicazione dell’indagine filosofica alla vita umana associata. Egli vive in un’epoca di conflitti sociali e comprende le inquietudini del tempo, cui cerca di dare risposta mostrando che il pensiero può immaginare una realtà politica completamente diversa nella quale ogni singolo cittadino può essere felice; Platone ha poi creato una scuola di filosofia e di politica per cercare di mettere in pratica, in prima persona e attraverso i propri allievi, le proprie idee politiche. Non si è tirato indietro di fronte alle sfide teoriche dei Sofisti e le ha prese sul serio. La sua idea che la migliore forma di governo è rappresentata da un’unione di sapere e potere, per cui chi sa deve governare, ha avuto un influsso straordinario sul pensiero politico, anche in autori ‘insospettabili’ e fino alla nostra epoca. Anche chi, come me, non condivide le soluzioni da lui proposte, deve dargli atto di due grandi qualità: un’audacia intellettuale senza pari in tutta la storia del pensiero politico occidentale, che lo porta, per esempio, a sostenere l’uguaglianza di uomini e donne; e un’onestà intellettuale che lo porta a mettere in discussione le proprie idee di fronte alle critiche, a ritrattarle e a cercare soluzioni differenti. In questo, un modello per tutti i filosofi.

Quali sono i principali punti di accordo e di disaccordo fra Aristotele e Platone?
Aristotele è stato allievo di Platone nell’Accademia per 19 anni e ha preso tanti temi di ricerca da lui. In politica, essi condividono l’idea che gli uomini siano per natura esseri politici e sociali, che la società umana nasca dalla nostra mancanza di autosufficienza e che la comunità politica debba renderci virtuosi e quindi felici. I punti di accordo sono tantissimi, compresa l’identificazione della felicità umana con l’attività teorica. Il principale punto di disaccordo concerne la convinzione di Platone che chi possiede la scienza politica è inevitabilmente anche il miglior uomo politico, perché sa cosa è veramente bene per i propri concittadini. Per Platone la politica è una scienza esatta proprio come la fisica e la matematica. Aristotele gli obietta che non è possibile avere la medesima esattezza delle scienze che si occupano di cose eterne e che sono sempre nello stesso modo (come la matematica e la fisica) nelle scienze che si occupano di cose che possono essere altrimenti (come la morale e la politica). Ma proprio in questa differenza sta la libertà e la possibilità di azione umana; nessuno può deliberare che domani il sole non sorga o che la pietra lanciata in aria non cada per terra. Di conseguenza, Platone crede che i filosofi-re siano i migliori governanti; Aristotele ci propone invece un uomo politico dotato di prudenza, capace di prendere le decisioni migliori grazie a una serie di virtù pratiche.

Giovanni Giorgini è professore di Storia del pensiero politico all’Università di Bologna e Visiting Professor all’Università di Chicago. Si è occupato della tirannia greca e moderna, di diversi autori classici e della loro riproposizione in epoca contemporanea.

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