Instagram al tramonto, Paolo LandiDott. Paolo Landi, Lei è autore del libro Instagram al tramonto edito da La nave di Teseo: a cosa si deve il successo mondiale di Instagram?
Il successo di Instagram si deve principalmente al fatto che si presenta come un gioco, in più è molto facile da usare. Un gioco che tiene sempre viva la nostra attenzione perché ci chiede continuamente di condividere le nostre foto e di mettere i nostri “mi piace” a quelle degli altri. La tv ci costringe a un consumo passivo, Instagram invece ci tiene svegli.

All’imbrunire Instagram ha un’impennata di “like”: perché milioni di persone sentono il bisogno di condividere l’immagine del sole che tramonta?
Perché, alla fine, tutti noi utenti di Instagram facciamo quello che Instagram ci dice di fare: al tramonto fotografiamo i tramonti, al ristorante i sushi, al mare i nostri piedi. Instagram ci spinge al conformismo, per farci sentire parte della community globale di questo social ci assoggettiamo senza esserne coscienti ai suoi diktat. Instagram è più forte di noi, la sua spinta all’omologazione è più forte della nostra cultura, del nostro buon gusto, della nostra buona volontà a usarlo in un modo diverso.

Qual è la dimensione economica del social network?
Instagram è un prodotto commerciale, tutti i social lo sono, come anche la Playstation. Noi crediamo di giocare, in realtà stiamo consumando un prodotto che “rende” a chi lo ha inventato. Quando non paghiamo niente per consumare un prodotto, come accade con Instagram o Facebook e Twitter, siamo noi la merce che stanno vendendo. Ormai sappiamo che, appena atterriamo su un social, veniamo immediatamente inseriti in un data base e condividere la nostra vita fornisce infinite informazioni utili per un marketing one-to-one. Tra poco Instagram ci dirà che la ricreazione è finita, basta giocare, è giunto il momento di comprare. Sta già accadendo, comprare su Instagram è sempre più facile, si clicca su un prodotto che ci piace, un abito indossato da una influencer per esempio e lo si può comprare immediatamente, pagandolo con Paypal, senza nemmeno tirar fuori la carta di credito.

Chi sono gli influencer di Instagram?
Gli influencer sono quei ragazzi e ragazze che si sono inventati una nuova professione, scelgono prodotti da pubblicizzare nei loro post con l’intento di influenzare i loro follower ad acquistarli. Nel mio libro dico che l’influencer prefigura un lavoro di tipo nuovo, con il quale non eravamo mai venuti in contatto prima d’ora. La vecchia filiera tradizionale viene completamente rivoluzionata: l’influencer è il proprietario dei mezzi di produzione e l’operaio, è individuo e brand lui stesso, è una persona e una merce. Lavora mentre sembra non fare niente, taggando il vestito che indossa, il bicchiere di champagne che beve, l’hotel dove si trova, l’orologio che ha al polso. E le aziende lo pagano per questo. E lavora sempre, senza orari, senza recarsi in alcun luogo, semplicemente “essendo se stesso”. E mostrando quali sono le sue predilezioni.

Il settore che più di altri vive l’infatuazione per Instagram è quello della moda: con quali conseguenze?
Su Instagram la moda è talmente presente che finisce per danneggiarsi. La moda è infatti prima di tutto desiderio ma quando il desiderio si moltiplica in milioni di post l’effetto è quello di saturazione, tutto sembra così facile da ottenere che paradossalmente sparisce la voglia di ottenerlo.

Su Instagram proliferano le immagini di cibi: per quale ragione?
Ha a che fare con l’infatuazione per gli chef e la cucina, già peraltro in fase calante. E con il conformismo di cui parlavo prima. Inoltre Instagram inibisce qualsiasi forma di autocoscienza, non ci vergogniamo più di postare qualunque cosa, anche foto intime. Se davvero ci mettessimo a riflettere sul perché sentiamo il bisogno di postare l’immagine della pizza che tra poco mangeremo finiremmo per non postarla.

Quale funzione hanno le foto di animali postate su Instagram?
Attirano nuovi followers. Sono simpatici e basta postare la foto del cane e del gatto di casa per avere molti più like.

Quale futuro a Suo avviso per Instagram?
Il titolo del mio libro è sottilmente ambiguo: al tramonto Instagram è al suo massimo ma, poiché la tecnologia ci ha abituati ad una rapida obsolescenza dei tools con i quali ci seduce, potrebbe essere che tra poco anche Instagram cambierà, o sparirà, o sarà sostituito da qualcos’altro.

Abbiamo già vissuto tutto questo nel 2008 con Second Life, sembrava che tutti dovessimo avere un avatar, fecero anche un film. Oggi chi si ricorda di Second Life?

Paolo Landi, advisor di marketing e comunicazione per grandi aziende, ha pubblicato Lo snobismo di massa (1991), Il cinismo di massa (1994), Manuale per l’allevamento del piccolo consumatore (2000), Volevo dirti che è lei che guarda te. La televisione spiegata a un bambino (2006), Impigliati nella Rete (2008), La pubblicità non è una cosa da bambini (2009).

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