“Informazione e Cultura” di Alfredo Serrai

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Informazione e Cultura, Alfredo SerraiCompito ambizioso quanto complesso quello che si pone, pur da par suo, Alfredo Serrai, nel libro Informazione e Cultura, edito da Biblion: definire e delimitare i due termini e i relativi concetti, «il primo l’idea forse più rappresentativa, addirittura quasi simbolica dell’era moderna, incarnatasi cinque secoli fa nell’invenzione della stampa e, pochi decenni orsono, con l’apparizione sullo scenario antropico del computer e delle conseguenti strepitose capacità di effettuare comunicazioni di tipo relazionale; il secondo denota, invece, il sapere e il correlato apparato mentale che interpretano sia la funzione del conoscere sia la capacità dell’autocoscienza, entrambe doti e facoltà che sono proprie degli individui più istruiti, più attenti e più sensibili.»

L’Informazione rappresenta la «risposta confezionata riguardante una porzione limitata della conoscenza – e quindi per sua natura essenzialmente parziale e frammentaria» mentre la Cultura, «a differenza della Informazione, non è la tessera di un mosaico ma è il mosaico nella sua interezza».

Serrai prende atto che «purtroppo l’Informazione sta godendo, attualmente, di ben maggiore influenza e successo della stessa Cultura e quindi ottiene un effetto imponente e sproporzionato, piuttosto come occasione di svago, di ozio, di dissipazione e di superficialità che quale fattore e lievito di critica e di approfondimento nei confronti dei temi di indagine, di studio e di ricerca.»

Le tecnologie digitali, che potrebbero sostenere tali processi, spesso si risolvono, invece, in «impieghi elementari che tendono piuttosto a favorire, insieme alla pigrizia mentale, la tendenza all’approssimazione e alla divulgazione epidermica e superficiale». La «cosiddetta “era dell’informazione”» finisce così «spesso per degenerare e per trasformarsi, in sostanza, in un’epoca di disinformazione, che ha dato origine e alimenta un periodo di pressapochismo e di superficialità, che favorisce un evo in cui fioriscono piuttosto la confusione e la cattiva educazione che la conoscenza, la razionalità e il rigore.»

Tra le conseguenze di questo stato di cose vi è «che la cultura autentica non coinvolge più, oggi, che esigue minoranze, ridotte ai margini numerici della società; dal loro canto poi, in particolare, le biblioteche, che anticamente venivano definite “scrinia sapientiae” e “animae medicae officinae”, si trovano ridotte a languire in un quasi totale abbandono, prive di qualsiasi meta o rispondenza.» La tecnologia digitale, che consente l’«interconnessione di tutte le memorie […] in modo da poter generare così addirittura una superstruttura informazionale di scala mondiale», ne esclude però «le memorie scritte, la cui scansione ed elaborazione è rimasta ancora non solo ridotta, ma per lo più circoscritta nell’ambito degli interventi delle singole nazioni.»

Le biblioteche sono i «magazzini in cui si conservano le registrazioni delle testimonianze documentarie, che sono però catalograficamente reperibili solo in base ai nomi degli autori, per titoli, per elementi editoriali e per date di produzione. Ma degli stessi documenti non esistono ancora apparati di ricerca che siano in grado di fornire un’evidenza semantica generale, dettagliata e precisa, di ambito e su scala ecumenica». L’esistenza e l’origine delle Biblioteche «sono imprescindibilmente legate al concetto di Cultura.»

«Il problema di fondo» della Cultura – argomenta Serrai – «è come sia possibile insegnarla e trasmetterla, come si possa renderla diffusa e, quindi dotarla di una benefica virtù epidemica e di contagio mentale. La Cultura non può venir infusa se non per mezzo di una educazione prolungata e senza dover essere caratterizzata da precisi raggiungimenti o da esplicite finalità.»

E, tuttavia, se «la maggioranza dei cittadini è estranea, anzi aliena, al fenomeno e alla realtà della Cultura», e se essa «è sempre stata ansia e occupazione di élites, ossia di coloro che hanno avuto la passione e la capacità di occuparsene, […] sarà comunque necessario promuovere le energie di sviluppo, la maturazione intellettuale e gli interessi conoscitivi di tutti coloro che sono suscettibili di divenire i corifei della Cultura, ossia di quello stadio della educazione che rappresenta, attualmente, il livello più alto, e comunque il più interessante, dell’attuale condizione umana.»

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