Su un tabellone dell’aeroporto di Fiumicino compare una sola parola, Cancelled. Uno sciopero generale ha paralizzato i voli e la folla si accalca davanti agli sportelli. È da questa scena di disagio collettivo, familiare a chiunque abbia viaggiato in Italia, che Leonardo Gioia fa partire il suo secondo romanzo, Incontri fortuiti e vite parallele, edito da Brè edizioni.L’Autore è nato a Brindisi nel 1983, fa il geologo e ha un passato da cantante in una band. Dopo l’esordio con Le porte di Black (Graus, 2025), sceglie qui una storia più raccolta e quotidiana, ma non meno ambiziosa: raccontare come nasce un’amicizia tra uomini adulti e che cosa significa, arrivati a una certa età, accorgersi di aver vissuto una vita che non si è davvero scelta.
Siamo alla sera del 22 gennaio 2025, e nello scalo romano restano bloccati quattro uomini tra i trentacinque e i quarant’anni. Lele è un impiegato di banca barese, sposato con la fidanzata del liceo e padre di un bambino piccolo; si porta dietro una riserva inesauribile di proverbi dialettali. Gigi, abruzzese di Ripa Teatina, lavora nell’edilizia a Melbourne e aspetta da mesi un visto definitivo che non arriva. Pippo è un siracusano irrequieto che torna da sei mesi in Colombia con l’idea di aprire un locale nella sua città. Chicco è un biologo padovano che ha rinunciato alla ricerca nel Nord Europa per restare accanto alla madre vedova, e insegna scienze alle medie. Tra una birra e l’altra, un controllo di polizia finito male per colpa della lingua lunga di Pippo e una notte passata sul pavimento, i quattro si raccontano con una franchezza che di solito non si concede agli estranei. Prima di separarsi stringono un patto: ritrovarsi ogni tanto a Roma per aggiornarsi sulle rispettive vite. Nei due anni successivi si alternano rimpatriate chiassose e ritorni brutali alla realtà. Arrivano tradimenti, separazioni, crisi di panico, soci che abbandonano, una madre che si perde nell’Alzheimer. Attraverso tutto questo, il legame nato per caso diventa l’unico punto fermo per ciascuno di loro.
Dopo il capitolo d’apertura, Gioia torna indietro e dedica a ogni protagonista un capitolo sui giorni che precedono l’incontro. I titoli bastano a disegnare quattro destini: “La vita ordinaria”, “La vita inaspettata”, “La vita avventurosa”, “La vita traumatica”. Lele pesca all’alba su una spiaggia pugliese, Gigi corre nella nebbia delle colline abruzzesi, Pippo si inoltra da solo nella foresta colombiana, Chicco aspetta l’autobus in una mattina padovana gelida. Da questa architettura il titolo prende tutto il suo senso, richiamando con discrezione le Vite parallele di Plutarco. Qui però non si confrontano grandi uomini dell’antichità, ma esistenze comuni che corrono affiancate senza saperlo, finché uno sciopero le fa incrociare. L’Autore riprende lo stesso schema anche negli incontri successivi, con i racconti fatti “a turno, in senso orario”, e il lettore finisce per sentirsi seduto a quel tavolino insieme agli altri, in attesa del proprio turno.
Quei racconti a turno lasciano emergere, un po’ alla volta, una fragilità maschile che la narrativa italiana tratta spesso con imbarazzo o con compiacimento, e che Gioia affronta invece con sincerità. I quattro amici ridono, bevono troppo, si prendono in giro con una volgarità da spogliatoio. Poi, sotto la patina goliardica, affiorano la depressione di Gigi, chiuso in casa a Melbourne a contare i dollari; lo sfinimento coniugale di Lele; il vuoto di Pippo, che ha conosciuto migliaia di persone e scopre di essere sempre stato solo; il crollo di Chicco davanti a una scena che non si aspettava, con i tulipani stretti in mano fino a spezzarli. Uno dei capitoli centrali descrive una videochiamata notturna tra fusi orari diversi come una “seduta psicoanalitica collettiva”. In quelle pagine l’Autore coglie qualcosa di vero: tra uomini adulti la confidenza spesso nasce solo quando nessuno pretende di dare consigli, e il sostegno consiste soprattutto nell’esserci.
A tenere insieme leggerezza e malinconia è soprattutto la lingua parlata. Il barese di Lele, il siciliano di Pippo, la cadenza abruzzese di Gigi contaminata dall’inglese e il “zio cane” veneto di Chicco convivono fino a formare, come dice il narratore, un linguaggio che solo i quattro riescono a capire. I proverbi di Lele, riportati in dialetto e poi tradotti con pazienza, diventano un piccolo coro comico e sapienziale, che nel corso del libro assume quasi il ruolo del commento che nella tragedia antica spettava al coro. Sono anche il segno più affettuoso di un’Italia fatta di province lontane tra loro, che si ritrovano nel luogo meno poetico possibile, un aeroporto in sciopero.
Chi conosce la biografia dell’Autore riconoscerà alcune tracce personali. Lo sguardo del geologo compare nella roccia marnosa “di origine sedimentaria” su cui Pippo si siede nella foresta, e nel paragone tra lo sfogo di Chicco e una frana che si mette in moto lentamente e poi precipita. L’ex cantante si riconosce nel ruolo che la musica ha nella storia: il libro si apre con alcuni testi scritti da Gioia all’inizio degli anni Duemila, e Chicco affronta il giorno più doloroso ascoltando i dischi degli In Flames. Questi dettagli danno al romanzo il timbro di un’esperienza vissuta, coerente con la nota di copertina che parla di storie ispirate a “viaggi sia reali che emotivi”.
Nell’ultimo capitolo, sotto una pioggia gelida, tre uomini arrivano senza preavviso da tre angoli d’Italia per stare accanto al quarto. Lì il romanzo raccoglie tutto quello che aveva seminato e lo trasforma in un finale commosso ma misurato. La frase di Dostoevskij citata da Chicco poco prima, sugli incontri con estranei che ci interessano fin dal primo sguardo, funziona come chiave di lettura dell’intero libro. Gioia ha scritto un romanzo sulla casualità che diventa necessità e sulla possibilità di trovare, a metà della vita, una famiglia che non si era cercata. Lo fa con una sincerità e un calore che resteranno impressi al lettore anche dopo aver chiuso il libro.
L’Autore
Leonardo Gioia è nato a Brindisi nel 1983. È un geologo che da sempre ama sperimentare, viaggiare, assaporare nuove culture, alla continua ricerca di stimoli e sfide da affrontare. Da giovane, oltre ad avere una assidua attività sportiva, è stato cantante di una band, con cui ha prodotto alcuni album e organizzato diversi tour in territorio nazionale ed europeo. Durante la sua vasta esperienza da libero professionista ha avuto modo di mettere insieme la passione per i viaggi e per l’esplorazione scientifica. È amante del mare, della pesca, della lettura e del buon cibo. Dopo l’esperienza universitaria nella splendida città di Urbino, è tornato a vivere a Brindisi, sua città natale. Nel giugno del 2025 pubblica il suo primo romanzo: Le porte di Black, edito Graus edizioni. Nel settembre 2026 è inserito tra i finalisti del Concorso letterario di narrativa “Argentario e premio Caravaggio X edizione”. Nel 2026 scrive un racconto breve con cui partecipa a concorsi letterari nazionali ancora in fase di valutazione. Nel 2026 pubblica il libro Incontri fortuiti e vite parallele edito da Brè edizioni del gruppo Santelli.




