Marcello Veneziani, Lei è autore del libro Imperdonabili. Cento ritratti di maestri sconvenienti edito da Marsilio: come ha scelto i protagonisti dei Suoi ritratti?
Imperdonabili. Cento ritratti di maestri sconvenienti, Marcello VenezianiNon sono il frutto di una scelta compiuta per scrivere un libro ma sono il riassunto di una vita di lettura e pensiero. Quei cento autori sono pensatori, scrittori, poeti e grandi firme del giornalismo, che ho via via scoperto e frequentato, spesso amato, nell’arco di decenni. Mi hanno formato, mi hanno aiutato a comprendere il mondo, e il mio tempo. Li ho considerati Fratelli maggiori con cui condivido la mia casa, che riempiono la mia biblioteca, e che mi hanno fatto trascorrere molti tra i momenti migliori della mia vita intellettuale e spirituale. Di molti di loro ho letto tutte le opere, di alcuni invece sono rimasto folgorato in alcune loro opere, e a volte in certe scelte di vita.

Perchè sono “imperdonabili”? Cosa li accomuna?
Il filo comune che li lega come un un rosario di idee e di scrittura è il loro apparire imperdonabili al loro tempo, ai loro antagonisti, i dominatori della loro epoca. Molti di loro vissero nel secolo in cui sono nato, il Novecento, ne recano le ferite, le stimmate. Il loro essere imperdonabili li rende particolarmente cari, perché i grandi non sono quelli che seguono la loro epoca ma coloro che aprono a nuove epoche o fanno risalire le passioni perdute di epoche antiche. Sono imperdonabili in modi diversi, chi per motivi storici, politici e polemici, chi perché sono stati ritenuti scomodi. La connotazione di imperdonabili, una definizione che fu di Cristina Campo, risale alla loro tempra, al loro carattere, ma anche alla loro capacità di pensare contromano, di andare contro la corrente, i conformismi, le pigrizia intellettuali e letterarie. Ci sono anche taluni con cui sono in conflitto, che non rappresentano le mie idee ma le contraddicono radicalmente; e tuttavia anche nel loro contrasto mi hanno spinto a pensare, a reagire, a vedere l’altra faccia delle cose, a non riposare sui pensieri già posseduti. Penso a Marx, a Stirner, ma anche a Benjamin, a Pasolini, perfino a Bobbio e a Eco.

A quali maestri, tra quelli da Lei descritti, si sente più legato?
A molti di loro, mi è difficile fare un classifica. Certo, alcuni in modo speciale come Nietzsche e Dostoevskij, e prima di loro Dante, Machiavelli e Vico, Guénon e Florenskij, Valéry e Simone Weil, Campo e Zambrano, Evola e Michelstaedter, Gentile ed Emo, ma anche Proust e Wilde, Pessoa e Borges. Per non dire i Flaiano e i Longanesi. Poi ci sono autori che ho conosciuto di persona come Del Noce e Severino, De Benoist e Montanelli. E in appendice c’è una Spoon River di intellettuali scomodi della parte sbagliata che ho frequentato e considerato davvero come fratelli maggiori…

Nella società contemporanea, quali ritiene possano essere i più attuali?
Ho sempre considerato l’inattualità come una virtù più grande dell’essere attuali, che costa decisamente di più e che rende davvero imperdonabili. L’inattualità è anche un percorso tormentato, una via ardua e scontrosa, per entrare tra i classici che non appartengono a un tempo ma a ogni tempo, perché toccano le profondità della condizione umana. In fondo quel che si ama di un autore non è la notorietà, e tantomeno il successo, semmai la gloria di un pensiero, una testimonianza intramontabile, destinata a durare oltre lo spazio di una vita e il raggio di un’epoca.

Di quali caratteristiche necessita, l’uomo del nostro tempo?
Innanzitutto quella di non sentirsi solo figli del proprio tempo, frutti del presente, ma autori che sanno collegare il passato all’avvenire passando per un presente controverso. I cento imperdonabili ci fanno capire quanto sia importante la dignità eroica di un pensiero e di una sensibilità che non si esaurisce nella dimensione del momento. Ci insegnano l’importante di far precedere l’azione da una visione, una contemplazione, un intreccio di letture e soliloqui con la propria vita interiore. Credo che il nostro tempo possa imparare da questi autori che ci sono cose inutili che sono invece necessarie; ci sono cose importanti che non si riducono alla dimensione dell’utilità e del vantaggio personale, ci sono altri cieli, altri mondi, altre vite ulteriori. Noi abbiamo bisogno di uscire dalla prigione dei giorni.

Vede degli imperdonabili anche nel presente?
Scarse sono le tracce di grandezza e di lucidità profetica in un’epoca totalmente piegata nell’evanescenza del presente, in quell’innominabile attuale, in quell’età dell’inconsistenza di cui parla Calasso. Ma proprio questa assenza, questa rarefazione degli spiriti desti, rivela – a contrario – l’urgenza di avere testimonianze, letture e riflessioni che ci aprano la strada a un futuro diverso. Se vuole, vedo gli Imperdonabili nella nostra memoria e nel nostro avvenire, li vedo assai meno presenti nel nostro oggi. Confrontarsi con loro è un modo per uscire dalla dittatura dell’ego e dell’oggi e capire che più grandi orizzonti danno un senso e uno scopo alla vita. Gli imperdonabili diventano così gli Irrinunciabili.