Il mondo del lavoro cambia, spinto da tendenze legate alla digitalizzazione, alla demografia, alla globalizzazione, alla crisi climatica. Piรน in concreto, ogni giorno sperimentiamo questa trasformazione sulla nostra pelle. Cambia lโorganizzazione, cambiano gli strumenti, cambiano i rapporti di forza. A dire il vero, essere in perenne evoluzione รจ una caratteristica intrinseca, e affascinante, del lavoro. Eppure, la velocitร , la portata e la varietร di alcuni vettori dellโaccelerazione in corso, quali automazione, intelligenza artificiale e piattaforme, ci pongono al cospetto di sfide in parte nuove, per le quali siamo scarsamente equipaggiati. Per orientarsi, sosteniamo nel libro, cโรจ bisogno di un cambio di passo. โIl tuo capo รจ un algoritmoโ adotta una prospettiva inedita, rinunciando allโidea che lo stato del progresso tecnologico sia โ come troppi sostengono โ inevitabile. Sostiene che, per governare la trasformazione digitale, sia necessario scegliere non quanto, ma quale lavoro vogliamo.Il caso del lavoro da remoto รจ in questo senso emblematico. Anzichรฉ disegnare schemi flessibili, improntati alla collaborazione e alla responsabilizzazione, molto spesso si replicano logiche gerarchiche di controllo che beneficiano dellโabbondanza di โsoftware spiaโ e strumenti collaborativi, finendo di fatto per sprecare questa occasione. Lโevoluzione tecnologica, infatti, porta a fare i conti con noi stessi โ e piรน precisamente con le nostre prioritร .
Nel libro scriviamo che โla tecnologia รจ un alleato imprescindibile, dalla fabbrica alla scrivania, dal magazzino allโufficio. ร essenziale, perรฒ, sfidarla continuamente sul terreno della convenienza sociale e politica, prima ancora che economicaโ. Il testo intende vuol far riflettere su come la tecnologia possa essere utilizzata per migliorare la vita e il lavoro, a patto di non lasciare che il settore del tech si auto(de)regolamenti pretendendo di reggere le decisioni pubbliche quale unico arbitro del nostro destino. Vogliamo anche raccontare come i nuovi strumenti di lavoro ci permetteranno di risparmiare fatica e noia, rimpiazzando lavori pericolosi, duri o ripetitivi. Allo stesso tempo, ci sforziamo di mettere in guardia su come alcune applicazioni tecnologiche tendano a essere usate per sottoporre tutti a regimi di sorveglianza invasiva e continua, anche sul lavoro (accrescendo il livello di stress e annullando gli spazi piรน intimi di riservatezza). Anzichรฉ semplificarci la vita, cโรจ il rischio che la tecnologia replichi errori del passato, mai davvero archiviati. Dagli algoritmi (usati per selezionare i candidati a una posizione lavorativa) che incorporano pregiudizi e disparitร , alle piattaforme online della gig-economy (che in molti usano per ordinare una pizza in una sera di pioggia) che esercitano poteri robusti rinunciando alle responsabilitร che ne conseguono, fino allโintelligenza artificiale usata per sorvegliare al millimetro il comportamento dei lavoratori, cosรฌ comprimendo ogni spazio di autonomia e creativitร . Ma non siamo condannati a questa realtร . Il testo offre gli strumenti per godersi il meglio dellโinnovazione, senza abdicare ai valori fondamentali.
Quali rischi comportano per il lavoro umano lโelevata automazione e la sempre maggiore innovazione tecnologica?
Per troppo tempo siamo stati bombardati da tesi molto avventurose sul rischio che i robot ci rubassero il mestiere, lasciandoci disoccupati o sul lastrico. Solo per citare un caso emblematico, qualche anno fa, sulla copertina del New Yorker campeggiava a tutta pagina un robot dalle fattezze umane intento a fare lโelemosina a un mendicante barbuto o trasandato. Sullo stesso numero della rivista americana, tuttavia, si poteva leggere un lungo articolo dal titolo โLa fabbrica oscuraโ, a firma di Sheelah Kolhatkar. Il pezzo passava in rassegna le diverse implicazioni dellโintroduzione di moderni processi industriali nei luoghi di lavoro, e si concentrava, tra le altre cose, su unโanalisi approfondita della relazione tra lavoro umano e macchine intelligenti. Il pezzo ruotava attorno alla testimonianza diretta di alcuni operai che hanno sperimentato picchi, crolli e poi risurrezioni, legati ai fenomeni di globalizzazione e digitalizzazione che hanno investito la manifattura statunitense. Nel complesso, lโarticolo trattava si premurava di affrontare in maniera scrupolosa lโimpatto dellโautomazione sui posti di lavoro che sopravvivono alla crisi economica, alle delocalizzazioni e allโinstallazione di apparati automatizzati. Il messaggio รจ che non ci si deve far distrarre dal feticcio della โrobocalisseโ, lo scenario distopico che va tanto di moda. Il lavoro non finisce, semmai in larga parte cambia. Per questo servono competenze nuove, regole certe e investimenti corposi. ร stato dimostrato da studi molto piรน attendibili di quelli allarmistici che un lavoro รจ fatto di tante mansioni diverse, di queste solo alcune possono essere sostituite da dispositivi automatizzati (quelle piรน monotone e ripetitive, sia manuali che di concetto). In molti casi, lโuomo mantiene una posizione di vantaggio imbattibile: destrezza, pensiero critico, flessibilitร โ sono doti umane che non possono essere โcodificateโ e per questo รจ pressochรฉ impossibile insegnarle ai robot. Questa notizia ci rincuora fino a un certo punto. Dโaltra parte, come scriviamo nel libro, non รจ detto che lโautomazione sia lโunico rischio che corriamo. Il lavoro precario, povero, svuotato del contributo astratto individuale รจ spesso piรน conveniente della stessa automazione di massa โ che comporterebbe esosi investimenti su larga scala. Di questo dovremmo occuparci, anzichรฉ rincorrere i profeti di sventura. Il rischio รจ che, assunta a piccole dosi, lโautomazione imperfetta svilisca lโapporto umano e renda le attivitร fungibili, appaltabili al ribasso. Esiste un filo rosso che collega la retorica della โfine del lavoroโ e la perdita di qualitร di molte mansioni. In una battuta, รจ piรน probabile che gli umani vengano condannati a fare i lavori che neanche le macchine si sognerebbero di fare. Ci sembra un terreno poco esplorato e con il libro proviamo ad accendere un faro sulla questione. Sarebbe interessante aprire un dialogo con i lettori su questa prospettiva.
Come cambia nellโera digitale il diritto del lavoro?
โIl tuo capo รจ un algoritmoโ รจ un libro che parte da questioni di natura giuridica per occuparsi prioritariamente di temi che investono lโintera societร e riguardano ognuno di noi. Come ammettiamo nel prologo, รจ un libro anche di diritto, ma parla la lingua di tutti e si avvale di esempi tratti dal quotidiano, di casi concreti (talvolta anche ironici) e di aneddoti ispirati a casi comuni. Se proprio occorresse incasellarlo in un genere letterario, ci piacerebbe considerarlo un dispaccio dal fronte del lavoro che cambia, senza alcuna velleitร da manualistica. ร vero, perรฒ, il diritto del lavoro รจ al centro della nostra analisi. Noi sosteniamo che il diritto un alleato dellโinnovazione autentica, dacchรฉ fornisce soluzioni credibili ad esigenze genuine. Troppo spesso si sente dire che le regole esistenti finiscono per ammazzare la modernitร nella culla. Eppure, lo stato di salute dei paesi in cui le istituzioni sociali sono solide รจ ottimo, si pensi alla Germania. Chi si lamenta delle regole poco al passo con i tempi, spesso ha in mente un modello in cui si compete in maniera sleale โ i cui successi tardano ad arrivare.
- Editore: Laterza
- Autore: Antonio Aloisi , Valerio De Stefano
- Collana: Tempi nuovi
- Formato: Libro in brossura
- Anno: 2020
Il caso del lavoro tramite piattaforma รจ in questo senso emblematico. Autisti, fattorini, traduttori, manutentori, giardinieri, camerieri, baby-sitter, spedizionieri, artisti, revisori. Per anni abbiamo dovuto subire le sirene del โlavorettoโ, del passatempo in un regime di quasi gratuitร . Passata questa illusione, si รจ fatto ricorso al tema della flessibilitร oraria che un rapporto di lavoro avrebbe giocoforza annullato, a scapito dei lavoratori con esigenze discontinue e intermittenti. Il tutto allโombra di un modello fortemente gerarchico e rigidamente standardizzato, in cui si annullano le tutele e trionfa la deresponsabilizzazione. Anni e anni di sofismi sbriciolati di fronte alle sentenze, compresa quella autorevolissima della Corte di Giustizia dellโUnione Europea, che sancisce che il controllo esercitato da molti sedicenti intermediari รจ in tutto simile, se non piรน penetrante, di quello che si manifesta in un rapporto di lavoro โclassicoโ. Che dire? Nonostante gli allarmismi sullโobsolescenza del rapporto di lavoro sulla scia delle perturbazioni tecnologiche, nel libro sosteniamo che le istituzioni sociali possono benissimo coesistere con la modernizzazione. Non รจ vero che la flessibilitร di decidere quando e se lavorare sia inconciliabile con il lavoro subordinato, tanto piรน quando a dominare sono algoritmi, manager in carne e ossa attivi via chat o via telefono e sistemi di valutazione affidati ai consumatori. Anche in questo caso, abbiamo perso troppo tempo. Di recente, nonostante confuse fughe in avanti, molte piattaforme hanno annunciato di voler ricorrere a rapporti stabili per garantire servizi di qualitร , allโaltezza delle attese e dei volumi che sono aumentati anche per via del lockdown da pandemia. Checchรฉ ne dicano le cheerleader dellโinnovazione โche spaccaโ, รจ importante notare che moduli organizzativi flessibili sono perfettamente compatibili con il contratto di lavoro subordinato, come hanno dimostrato decenni di innovazioni aziendali e pronunce giurisprudenziali.
Per sua natura, il diritto del lavoro ha attraversato grandi mutazioni e non manca certo di adattabilitร . Grazie alla sua anima flessibile รจ in grado di offrire strumenti in linea con i bisogni del contesto produttivo, anche in epoche mercuriali come quella attuale, mediando tra interessi contrapposti. In questo senso, nel libro offriamo un catalogo di soluzioni su cui รจ oggi urgente confrontarsi. Prima di tutto, attraverso lโazione collettiva. Sebbene vissuta come un relitto del passato, la contrattazione collettiva fornisce strumenti rapidi ed elastici per affrontare la trasformazione in atto, dal governo degli algoritmi alla gestione del tempo di lavoro passando per la formazione costante e le premialitร rispetto ai risultati conseguiti. Cโรจ bisogno perรฒ che tutte le parti scommettano su questa opportunitร , costruendo strategie nuove e imparando a maneggiare le tecnologie.
Quale futuro per il lavoro?
Il nostro tentativo รจ proprio quello di uscire dallo stato di eccezionalitร riconosciuto al tech. Il lavoro del futuro รจ senzโaltro piรน tecnologico di quello presente, allo stesso tempo, le tecnologie del futuro saranno usate in modo piรน umano-centrico di come facciamo oggi.
Ne โIl tuo capo รจ un algoritmoโ scriviamo che โla tecnologia e le sue conseguenze sono il frutto di azioni umane, o ancora di strategie aziendali, e in quanto tali dipendono strettamente dal tessuto sociale e regolamentare su cui si riverberano. La tecnologia e i suoi effetti possono, insomma, essere governate ed รจ bene che lo si faccia in fretta. Gli strumenti ci sono giร , oppure si possono individuare in modo corale. Lโimportante รจ non dare lโinnovazione per scontata nรฉ temere di contestarla, quando necessario, per indirizzarla verso il progresso a beneficio di tuttiโ.
Ciรฒ che contrastiamo, infatti, รจ un utilizzo poco critico del digitale, tanto nel privato quanto sul posto di lavoro e, piรน, in generale nella societร . Da un mercato del lavoro in trasformazione ci si aspetta un contributo in termini di inclusione, uguaglianza, accesso diffuso alle opportunitร , concorrenza, ma anche efficacia nellโallocazione delle prestazioni sociali, nel contrasto alle frodi e al malaffare. Alle macchine va affidato il compito di liberarci dai lavori meno stimolanti e piรน faticosi. Agli algoritmi selezionatori lโaspirazione di riuscire ad assumere decisioni piรน giuste di quelle prese oggi, scrostando ogni scelta dalle scorie che minacciaยญno la dignitร umana. Alle piattaforme la capacitร di favorire lโincontro di domanda e offerta di lavoro in modo intelligente e sostenibile, evitando la precarizzazione e lโimpoverimento. Ci serve una tecnologia che sia in grado di produrre risultati migliori di quelli finora ottenuti a mani nude. Per realizzare in concreto la promessa emancipatrice che oggi tarda a materializzarsi. Questo รจ lโauspicio con cui concludiamo il testo, sperando di mettere queste idee a disposizione di un pubblico ampio e interessato.
Antonio Aloisi insegna Diritto del lavoro allโUniversitร IE di Madrid, dove รจ anche Marie Skลodowska-Curie Fellow. ร stato Max Weber Fellow allโIstituto Universitario Europeo di Firenze, ha insegnato allโUniversitร Bocconi di Milano e ha svolto attivitร di ricerca presso la Saint Louis University negli USA. Ha collaborato a ricerche promosse da istituzioni internazionali e ha scritto articoli divulgativi per โil Mulinoโ, โLinkiestaโ e โpagina99โ.
Valerio De Stefano insegna Diritto del lavoro allโUniversitร di Lovanio (KU Leuven) in Belgio, dove coordina anche un gruppo di giovani ricercatori. Ha insegnato presso lโUniversitร Bocconi di Milano, ha fatto lโavvocato giuslavorista e ha lavorato presso lโOrganizzazione Internazionale del Lavoro, agenzia specializzata delle Nazioni Unite con sede a Ginevra. Ha scritto articoli divulgativi per โil Mulinoโ, โil Manifestoโ e โlavoce.infoโ.
