Il taccuino del lettore compulsivo, Carlotta FioreCarlotta Fiore, Lei è autrice del libro Il taccuino del lettore compulsivo edito da Gribaudo: come nascono i Suoi consigli di lettura?
In questo libro/taccuino ho voluto raccogliere romanzi e raccolte di racconti che ho amato e consigliato spesso durante i miei anni da libraia. Ci sono alcuni titoli da scoprire e altri da riscoprire, suddivisi per categorie “insolite”: alcune riguardano il genere (come per esempio “Leggere per ridere”), altre le modalità di lettura e le tempistiche (“Quando avrò un mese di ferie”), altre ancora strizzano l’occhio a chi si lascia guidare solo da titoli e copertine (“Mi piaceva il titolo”). Alcuni consigli sono accompagnati da aneddoti e ricordi, altri contengono spunti di riflessione e citazioni. Volevo che questa fosse una sorta di “mappa” per lettori forti, ma anche per chi desidera avvicinarsi a un mondo che, a una prima occhiata, può sembrare troppo affollato. La letteratura non è un mare difficile da navigare se si ha una buona bussola e spero che questo libro possa essere lo strumento che condurrà il lettore verso titoli che non dimenticherà mai.

Come definirebbe la Sua passione per i libri: bibliofilia, bibliomania, o come?
Non colleziono esemplari rari o prime edizioni, ma sicuramente mi capita di acquistare e accumulare compulsivamente. Se dovessi scegliere una parola per descrivere il mio amore per i libri forse quella parola sarebbe “necessità”. Ogni “lettore compulsivo”, ogni appassionato di letteratura sa che tutto sembra funzionare meglio quando sul proprio comodino c’è un libro che, la sera prima, non si voleva lasciar chiudere.

Quando è nato il Suo amore per i libri?
Se davvero esistono le passioni innate, allora io credo di essere nata con l’amore per i libri o, più in generale, per le parole. Uno dei miei primi giocattoli è stata una macchina da scrivere in plastica e sono cresciuta in una casa piena di libri. Accompagnarmi in libreria era l’unico modo con cui mia madre riusciva a convincermi ad andare dal dentista, di solito tornavamo con un romanzo di Roald Dahl: avevo sei o sette anni, ma le cose non sono cambiate tanto da allora. Ho capito di amare la narrativa già da piccola. Il primo romanzo che ricordo interamente e che cito nel libro è Principessa Laurentina di Bianca Pitzorno, ma altri l’hanno preceduto e presto sono passata ai libri che leggeva mia madre: ho tentato una coraggiosa lettura di Cent’anni di solitudine intorno agli undici anni. Potremmo dire, insomma, che con i libri è stato amore a prima vista.

Come si diventa scrittori?
Questo è il mio primo libro da autrice, perciò non posso definirmi una scrittrice: sono innanzitutto editor e redattrice, ma occupandomi anche di valutazione romanzi e avendo trascorso dieci anni nella redazione di una rivista letteraria, La Luna di Traverso, che si dedicava principalmente agli autori esordienti posso provare a rispondere. Credo che impegno e dedizione siano le basi fondamentali, è necessaria una buona dose di testardaggine, ma non deve mancare una vera necessità di comunicare, perché tutto non si riduca a un esercizio di stile e perché abbiamo ancora (e avremo sempre) un grande bisogno di storie. In un periodo in cui sembrano esserci più scrittori che lettori è il caso di seguire due consigli che cito anche nel libro: «leggere molto e scrivere molto» e «non accostatevi a una pagina bianca con leggerezza». Non sono parole mie, arrivano da un certo Stephen King quindi direi che faremmo bene a tenerle sempre a mente.

Viene prima la passione per la lettura o quella per la scrittura?
Nel mio caso è arrivata prima la passione per la lettura, ma quella per la scrittura l’ha seguita senza farsi attendere troppo. Sono amori che spesso camminano fianco a fianco e credo sia giusto così, perché non penso si possa essere buoni scrittori senza essere buoni lettori. Detto in altre parole: può esistere la lettura senza scrittura, ma non la scrittura senza lettura.

Le capita mai di fare tsundoku, acquistare cioè compulsivamente libri senza però poi trovare il tempo o la voglia di leggerli?
Sia io che mio marito – che ho conosciuto nella redazione della rivista letteraria di cui parlavo precedentemente e che lavora in campo editoriale – non sappiamo resistere all’acquisto compulsivo di libri. Lui ha anche una tradizione a cui non si sottrae mai: quando visita la libreria di una coppia di amici bolognesi, oppure quando incontra un libraio per la prima volta, si fa consigliare almeno due titoli e li acquista senza leggere nemmeno la quarta di copertina. Questo per dire che a casa nostra la pila dei libri non letti per mancanza di tempo libero è sempre, inesorabilmente, in crescita. Anzi, siamo sinceri: si tratta di più pile, in più stanze.

I dati Istat evidenziano come oltre il 60% degli italiani non legga: quali a Suo avviso le cause e quali le possibili soluzioni?
Credo che molto dipenda dalla visione che si ha (e che si trasmette) della letteratura. Mi riferisco specialmente agli anni della formazione. La causa è spesso un fraintendimento: «per compito leggete…» e così leggere diventa solo quel compito da svolgere controvoglia e frequentemente riguarda titoli che lo studente in autonomia non sceglierebbe mai. Titoli necessari, certo, ma che è altrettanto necessario accompagnare – in classe oppure a casa – con letture che rispettino i gusti e le inclinazioni. È una soluzione apparentemente semplice che però fatichiamo a mettere in pratica.

Può dare a chi non legge una ragione per farlo?
Spero di averlo fatto con il mio libro, anzi spero che le ragioni da ritrovare tra le righe siano molte. Dovendo sceglierne una mi permetto di prendere in prestito poche parole da Neil Gaiman: «leggere cambia tutto». E se proprio non lo si vuole fare per piacere o per passione, possiamo riflettere su quello che Chiara Valerio ha ricordato in questi giorni e che sta riecheggiando sui social: «leggere non serve, leggere comanda».

È possibile educare alla lettura? Se sì, come?
Come testimoniano i buoni risultati della letteratura per l’infanzia, che per anni è stato l’unico settore editoriale a non risentire della crisi, i bambini hanno un ottimo rapporto con i libri, ma crescendo a volte capita che lo trascurino o che lo interrompano del tutto. Genitori e insegnanti, come accennavo in precedenza, hanno un grande potere e il dovere morale di esercitarlo: hanno la possibilità di mostrare che leggere è divertente, che nulla deve piacere “per forza”, che esiste un libro per tutti. Bastano pochi consigli al momento giusto per creare tra libro e lettore un legame che non si lascerà recidere. Un’altra figura molto importante, che andrebbe tutelata e protetta e sempre debitamente formata, è quella del libraio. Perché non solo i ragazzi, ma anche noi adulti, possiamo essere educati o meglio “guidati” verso la lettura giusta. Un vero libraio può diventare l’amico che conosce i tuoi gusti alla perfezione, ma naturalmente spero che anche il mio libro possa essere d’aiuto.

La tecnologia fatta di tablet ed e-book reader insidia il libro cartaceo: quale futuro per i libri?
In base alla mia esperienza personale e alle conversazioni con gli amici lettori che frequento abitualmente, se proprio dovessi azzardare una previsione allora direi: non credo che tablet e reader soppianteranno il libro cartaceo. In parte perché per molti leggere è un’azione che coinvolge tutto il corpo, un gesto fatto non solo dagli occhi, ma anche dalle mani: siamo in tantissimi ad avere la necessità di sentire la carta sotto i polpastrelli, di sfogliare le pagine o di sottolineare le nostre righe preferite a matita. Gli e-book sono, a mio avviso, un buon completamento per chi viaggia, per chi comprerebbe intere librerie e non sa più dove sistemare i volumi, ma non sono una sostituzione. Pensando alla letteratura per la prima infanzia, poi, mi sento di essere particolarmente fiduciosa: libri tattili, pop-up, illustrati. Forse verrò smentita, ma per il momento punto tutto sulla vittoria del cartaceo.

Quali provvedimenti andrebbero a Suo avviso adottati per favorire la diffusione dei libri e della lettura?
Alcune idee interessanti sono nate spontaneamente e da una necessità di condivisione: pensiamo ai tanti angoli dedicati al BookCrossing, in strada, nei locali e nelle altre attività commerciali. Come spesso accade anche una singola persona può fare la differenza, per esempio creando un gruppo di lettura e chiedendo ospitalità alla propria libreria di fiducia. Per quanto riguarda i più giovani esistono già alcune iniziative di successo, una delle più riuscite è sicuramente #ioleggoperché, progetto organizzato dall’Associazione Italiana Editori che finora ha portato alla donazione di più di un milione di libri alle biblioteche scolastiche. Ma donare non è sufficiente: come ho scritto in precedenza è necessario che si mostri agli studenti quanto leggere sia – innanzitutto – divertente, abbracciando la narrazione in tutte le sue forme, perché se è vero che il primo amore non si scorda mai, allora credo valga davvero la pena di innamorarsi di un libro.

Carlotta Fiore è nata a Parma, nel 1983. Ha fatto parte per dieci anni della rivista letteraria La Luna di Traverso, mentre svolgeva i più svariati lavori: dalla receptionist d’albergo alla libraia. Oggi è autrice, editor e redattrice. Collabora con case editrici e riviste di settore. Non può fare a meno di letteratura contemporanea e serie TV. Il taccuino del lettore compulsivo è il suo primo libro. Carlotta Fiore non è uno pseudonimo. Il suo sito: carlottafiore.it

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