Dott. Sergio Miracola, Lei è autore del libro Il sovrano militare ordine di Malta all’ONU. Stato Sovrano o O.N.G. Lo S.M.O.M. dagli splendori del XX secolo alla crisi odierna, pubblicato da Dario Flaccovio Editore: quali conseguenze ha prodotto, nelle relazioni tra l’Ordine e la Comunità Internazionale, l’ammissione del Sovrano Militare Ordine di Malta alle Nazioni Unite in qualità di Osservatore Permanente?
Il sovrano militare ordine di Malta all'ONU. Stato Sovrano o O.N.G. Lo S.M.O.M. dagli splendori del XX secolo alla crisi odierna, Sergio MiracolaLa domanda è molto pertinente. L’ammissione del Sovrano Militare Ordine di Malta all’ONU ha rappresentato un passaggio fondamentale non solo per l’Ordine stesso, ma anche per l’ONU nel suo complesso. L’ammissione, che ricordiamo è avvenuta nel 1994, ha contribuito all’evoluzione istituzionale dell’ONU stesso. La Guerra Fredda si era conclusa da poco e nuovi scenari internazionali stavano per materializzarsi all’orizzonte. Uno fra tutti: il continuo profilarsi di guerre civili, che hanno richiamato all’attenzione dell’opinione pubblica mondiale il valore dei diritti umani. L’ONU, all’epoca – e in un certo qual modo tutt’oggi – continua ad essere carente degli strumenti effettivi che le possano permettere di intervenire tempestivamente in aree di crisi. Non solo per le inevitabili ragioni di realpolitik che governano il Consiglio Permanente di Sicurezza, ma anche per la mancanza di una governance che possa agire anche attraverso decisioni prese a maggioranza semplice, anziché assoluta in seno al Consiglio. Ciò, quindi, pone in seria difficoltà il suo operato umanitario.

L’Ordine, sotto questo punto di vista, in qualità di Osservatore Permanente, è stato in grado di sollevare importanti questioni riguardo alla stabilità della pace in zone particolarmente sensibili del pianeta. Inoltre, ha fatto sì che non si spegnessero i riflettori su zone colpite da gravissime condizioni umanitarie. Ma, al di là del suo comportamento diplomatico, che ha contribuito a rendere l’ONU un’assemblea dove poter discutere davvero di temi su cui molti stati preferirebbero tacere, l’Ordine è stato in grado di aumentare la propria operatività umanitaria grazie alle fondazioni e alla stretta collaborazione con l’ONU. Dalla fine degli anni ’90 in avanti, infatti, l’Ente è stato sempre presente nelle regioni gravemente colpite da calamità naturali (come per esempio il caso del famigerato tsunami in Indonesia del 2004), oppure colpite da fenomeni bellici apparentemente difficile da arginare, come per esempio le guerre in Afghanistan e Iraq, oppure il caso della Siria degli ultimi anni.

Qual è stata la più recente evoluzione istituzionale dell’Ordine?
L’Ordine ha subito una forte mutazione interna e internazionale negli ultimi decenni che ne ha alterato i suoi aspetti istituzionali. Al livello interno, come avevo sottolineato a suo tempo nel mio libro, l’Ordine si sta ridimensionando, soprattutto a livello patrimoniale con vaste dismissioni, avviatesi a partire dal 2002. Anche a Roma, sede operativa dell’Ordine, alcuni spazi istituzionali si stanno progressivamente riducendo, sia per mancanza di attenzione verso ciò che l’Ordine fa (gli Stati nazionali stanno via via agendo in prima persona nelle operazioni umanitarie, mettendo in secondo piano enti umanitari quale lo SMOM), sia per i rapporti un po’ delicati che esso sta vivendo con la Santa Sede. E questa è la parte, oserei dire, “internazionale” che l’Ordine sta vivendo in queste ultime fasi concitate. Infatti, dopo l’arrivo di Papa Bergoglio, l’Ente ha subito dei contraccolpi istituzionali. Nell’aprile del 2017, per esempio, Papa Francesco ha proibito all’ex Gran Maestro dell’Ordine, Matthew Festing, di partecipare al conclave dell’Ente melitense dopo averlo spinto alle dimissioni nel gennaio dello stesso anno; chiaro segno di una profonda ingerenza della Chiesa negli affari dell’Ordine. Seppur storicamente e giuridicamente il Sovrano Militare Ordine di Malta risponda alla Santa Sede, dall’altro versante va ricordato che l’Ordine negli ultimi vent’anni è riuscito a ritagliarsi fette sempre più ampie di “sovranità” grazie al fatto che esso intrattiene veri e propri rapporti diplomatici (con l’uso di ambasciate) con oltre cento paesi.

Il ridimensionamento istituzionale dell’Ordine di Malta, infatti, sembra inquadrarsi in una prospettiva di riforma più ampia all’interno del quale Papa Francesco ha posto le basi per un cambio di direzione; cambio che ha investito inevitabilmente anche gli equilibri istituzionali dell’Ordine stesso. Non a caso, infatti, dalla crisi istituzionale degli inizi del 2017, si è progressivamente preparato il terreno per un aggiornamento della Carta Costituzionale dell’Ordine e dello statuto melitense. Un aggiornamento che si intreccia con le vicissitudini scaturite all’interno della Santa Sede. Per esempio, tra la fine del 2016 e l’inizio del 2017 all’interno del Vaticano sono stati avanzati i dubia sull’interpretazione di Amoris laetitia, ossia il documento di Papa Francesco volto al rinnovamento della Chiesa. Uno dei cardinali firmatari, Raymond Leo Burke, è stato nominato delegato pontificio del Vaticano presso l’Ordine per comprendere come riportare il Sovrano Militare Ordine di Malta in linea con la i principi spirituali della Chiesa.

Questa revisione costituzionale e quindi istituzionale dell’Ordine avviene per due motivi sostanziali: da un lato il Vaticano vorrebbe che lo SMOM torni ad abbracciare completamente il ruolo storico che gli è stato assegnato, ossia la funzione religiosa, espletata attraverso i carismi “tutio fidei et osequium pauperum”, ossia difesa della fede e rispetto per i poveri e i sofferenti. Mentre dall’altro, a causa di lotte interne tra i cavalieri stessi (la fazione britannica contro quella tedesca), si sta cercando di rimodellare la costituzione, così da garantire ad un maggior numero di laici la possibilità di poter ambire ad occupare posizioni istituzionali all’interno dell’Ordine.

Qual è attualmente lo status giuridico internazionale dell’Ordine?
In relazione alla risposta precedente, questa è una domanda che merita particolare attenzione, poiché non esiste una facile risposta. Proverò a dare una spiegazione che sia la più esaustiva possibile, anche se la complessità del tema non garantisce una risposta secca e senza contraddizioni.

Se affrontiamo il tema da una semplice e cruda visione del diritto internazionale, l’Ordine non è uno Stato, bensì un’organizzazione internazionale statuale, se così possiamo definirla. Ciò per due motivi. Uno Stato, per ottenere il riconoscimento in ambito internazionale, necessità di due condizioni fondamentali: un territorio dove esercitare sovranità (e quindi indipendenza) e un popolo che si identifichi nelle sue leggi e costumi. L’Ordine è carente di questi due elementi, anche se non lo era in tempi molto lontani. Esso, infatti, non possiede un territorio effettivo su cui esercitare la propria sovranità e non governa un popolo che si identifichi nelle sue leggi. Sul primo punto, infatti, la Santa Sede, per esempio, rappresenta la guida politico-diplomatica dell’Ordine e quindi, esso ne è in qualche modo dipendente. Nonostante gli spazi politico-istituzionali che l’Ordine possiede a Roma ne aumentino sicuramente l’efficacia istituzionale, allo stesso tempo ciò non permette all’Ente di poter vantare un controllo territoriale effettivo. Quindi, ad una lettura molto rigida di ciò che le norme internazionali ci dicono dell’Ordine, esso non è uno Stato, e questo spiega perché l’Ente sia stato inglobato all’interno dell’ONU in qualità di Osservatore Permanente, ossia uno status che viene concesso alle organizzazioni internazionali governative.

Ma allo stesso tempo l’Ordine ha dimostrato nel corso degli anni di possedere una grande forza istituzionale. Per esempio fino a dieci anni fa, l’Ente emetteva francobolli e persino una sua valuta. Condizioni che ne avevano potenziato lo spessore istituzionale, al punto che per alcuni giuristi, l’Ordine poteva configurarsi come stato sui generis, quasi al pari dell’OLP (Organizzazione per la Liberazione della Palestina) che sedeva anch’esso all’interno dell’ONU in qualità di Osservatore Permanente; posizione adesso tramutata in Stato Osservatore.

Con l’evoluzione degli ultimi quattro anni, invece, soprattutto alla luce del contrasto con la Santa Sede, l’Ordine sta cambiando pelle, ridimensionando la sua caratura istituzionale degli ultimi decenni, diventando sempre di più un’organizzazione governativa a tutti gli effetti.

Quale futuro per l’Ordine di Malta?
Per rispondere a questa domanda non esistono formule corrette, dato che l’evoluzione dell’Ordine dipende direttamente dai suoi rapporti con la Santa Sede e dall’inevitabile evoluzione degli equilibri internazionali, sia in campo diplomatico che geopolitico. Tuttavia, in base alla sua storia ed evoluzione istituzionale si può ipotizzare che la revisione costituzionale, attualmente in corso, inevitabilmente contribuirà a delineare il futuro assetto dell’Ordine. Per esempio, non è un caso che la prima costituzione del 1961 pose le basi per un Ordine progredito, che rispondesse alle necessità del momento. La successiva modifica costituzionale avvenne nel 1997, esattamente tre anni dopo il riconoscimento giuridico di Osservatore Permanente, proprio per adattare l’Ordine all’avvenuto cambiamento istituzionale ed internazionale, soprattutto alla luce dell’accresciuto peso diplomatico dell’Ente che ha sviluppato rapporti diplomatici con oltre cento paesi. Quindi, adesso, nel 2018, nello specifico a partire da febbraio, sicuramente si porranno le basi di quella che sarà la struttura giuridica, e non solo, dell’Ordine e dalla quale potrà emergere un nuovo profilo politico oltre che, inevitabilmente, giuridico. Inoltre, il ruolo della Santa Sede non può essere sottovalutato per gli eventi futuri, dato che esercita ancora, sia per ragioni giuridiche che politiche, una certa influenza sul ruolo religioso dell’Ordine. Di conseguenza, la sfida sul futuro del Sovrano Militare Ordine di Malta oscillerà inevitabilmente tra il proprio ruolo politico, che sicuramente soddisfa alcuni importanti requisiti di sovranità, e quello religioso, che invece risulta essere fortemente condizionato dalla Santa Sede nonché inevitabilmente subordinato ad esso.

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