Dott. Marco Bagozzi, Lei è autore del libro Il socialismo nelle steppe. Storia della Repubblica Popolare di Mongolia pubblicato da Anteo Edizioni: quando e in quale contesto internazionale nasce la Repubblica Popolare di Mongolia?
Il socialismo nelle steppe. Storia della Repubblica Popolare di Mongolia, Marco BagozziLa Repubblica Popolare di Mongolia nasce, dopo un governo provvisorio durato circa un triennio, negli anni immediatamente successivi alla Rivoluzione bolscevica in Russia. Il governo provvisorio infatti è del 1921 e la fondazione della Repubblica è del 1924, dopo la vittoria della linea filo-bolscevica su quella più moderata.

Se dobbiamo analizzare il contesto internazionale dobbiamo limitarci solamente alla situazione interna di Russia e Cina. Se da una parte i bolscevichi portarono la Guerra Civile anche nei confini dello stato mongolo, cacciando fino ad Ulaanbaatar il “barone pazzo” Ungern Khan, quindi legandosi alla lotta di liberazione dei rivoluzionari mongoli guidati da Sükhbaatar, dall’altra la nascita dello Stato socialista in Mongolia è diretta conseguenza anche dell’anarchia e della continua turbolenza che vigeva in quegli anni in Cina.

Qual è l’importanza di Damdinii Sükhbaatar nella storia della Repubblica Popolare di Mongolia?
Ho definito Damdinii Sükhbaatar il “Che Guevara mongolo”. Come il celebre rivoluzionario argentino, infatti Sükhbaatar fu un guerrigliero di primo livello, abile stratega e capo militare, dotato di un carisma eccezionale e rivolto in tutta la sua breve esistenza alla liberazione del suo Popolo e del suo Paese. Come il “Che” anche Sükhbaatar identificava il comunismo principalmente con il concetto di “lotta di liberazione” più che come un’ideologia compiuta. Inoltre, come Guevara, anche il mongolo morì giovane, ad appena trent’anni, non riuscendo a veder realmente compiuta la rivoluzione che aveva contribuito a portare alla vittoria.

Come si svilupparono le relazioni sovietico-mongole?
Fin dai primi governi autonomi della Mongolia, cioè quello di Bogd Khan del 1911, il ruolo dei russi ad Urga (l’allora nome di Ulaanbaatar) e dintorni era di primo piano. I mongoli della Buriazia contribuirono attivamente a formare la classe dirigente del Paese e i russi aprirono le prime scuole e guidarono i primi giornali in Mongolia, un paese che era legato ad una visione drasticamente reazionaria del buddhismo, in cui la classe lamaista occupava una parte importante della popolazione.

In questo contesto i quadri bolscevichi agirono da subito per dare il là ad un focolaio rivoluzionario in Mongolia e fornirono aiuti e supporto ai pochi rivoluzionari, che riuscirono a formare in esilio un esercito di liberazione.

Inoltre le relazioni, già stabili durante i primi anni successivi alla formazione della RPM si fortificarono ulteriormente durante la Seconda Guerra Mondiale, visto che i mongoli contribuirono per quanto nelle loro forze, allo sforzo bellico sovietico e le loro truppe accompagnarono i sovietici durante la breve guerra contro i giapponesi.

Quale ruolo rivestiva la Mongolia nel sistema sovietico?
Molti osservatori definirono la Mongolia la “sedicesima repubblica sovietica”. Per quanto tra Mosca ed Ulaanbaatar non mancarono di manifestarsi alcuni logici screzi sulle prospettive di crescita economica, i due Paesi erano effettivamente legati da un’indissolubile alleanza, che logicamente ponevano la Mongolia in un ruolo di sudditanza, politica ed economica, rispetto al gigante confinante. Seguendo la storia della politica della Repubblica Popolare di Mongolia in effetti l’aderenza storico-ideologica con i vicini sovietici è sorprendente, anche da un punto di vista cronologico. Nel sistema sovietico la Mongolia rivestiva nei primi anni di vita un fondamentale cuscinetto rispetto alle spinte imperialistiche giapponesi e nel dopoguerra rappresentò dal punto di vista ideologico un ruolo di “cane da guardia” nell’Estremo Oriente.

Inoltre, seguendo le direttive “leniniane”, la Mongolia fornì a numerosi alleati sovietici nel Terzo Mondo un esempio da seguire, imponendo una rivoluzione di stampo marxista senza il passaggio intermedio nella “fase capitalista”, grazie al supporto economico e strutturale sovietico.

Come si sono evolute le relazioni tra Mongolia e Repubblica popolare cinese?
Se la rivoluzione maoista garantì negli anni ‘50 un riconoscimento ufficiale ad Ulaanbaatar ponendo fine a una storia fatta di reciproche invasioni ed occupazioni, negli anni ‘60, in seguito allo scisma sino-sovietico, la tensione a cavallo del confine sino-mongolo si fece molto tesa. Tsedenbal, il leader mongolo, divenne un feroce accusatore delle “mire nazionaliste” di Mao e della dirigenza che stava guidando la Rivoluzione Culturale in Cina. Tra i due Paesi, che fino ad allora stavano collaborando su numerosi progetti, iniziarono una lunga “guerra fredda” caratterizzata da espulsioni, accuse reciproche e duri attacchi. Solamente nella seconda metà degli anni ‘80 i due Paesi si riconciliarono, dopo il riavvicinamento tra Mosca e Pechino.

Quali vicende hanno portato alla caduta del socialismo mongolo?
Come ho già detto, la sovrapposizione cronologica tra la storia sovietica e quella mongola è sorprendentemente adiacente. Numerosi leader mongoli che parteciparono ai moti di piazza contro il governo socialista studiarono ovviamente a Mosca e furono formati con la prospettiva della perestrojka e della glasnost. Le rivolte anti-governative in Mongolia, già destabilizzata dalla situazione sovietica e nel blocco socialista, furono una conseguenza logica, per un paese che aveva vissuto per oltre settant’anni in simbiosi con il vicino sovietico, soprattutto considerando la debolezza e lo scarso carisma del Gorbačëv mongolo”, Jambyn Batmönkh.

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