Dott. Aldo Spallone, Lei è autore del libro Il sistema accademico scientifico russo edito da Armando: quale rilevanza ha, a livello mondiale, il sistema accademico scientifico russo?
Il sistema accademico scientifico russo, Aldo SpalloneIl sistema accademico scientifico russo da sempre ha avuto rilevanza mondiale soprattutto nei settori vicini a quelli della difesa, come è ben noto, vedi fisica nucleare, meccanica pesante, aerospazio etc. L’implosione dell’URSS ha provocato un’enorme crisi, soprattutto per il fatto che molti scienziati, per ragioni prioritarie di sopravvivenza in quanto ritrovatisi all’improvviso senza stipendio e con un posto di lavoro in rovina, sono emigrati all’estero. Negli ultimi 10-15 anni si è assistito ad una progressiva inversione di tendenza, dovuta all’attenzione diametralmente diversa che l’amministrazione Putin ha dedicato al settore scientifico, e ciò ha permesso alla scienza russa di ritornare ai massimi livelli non solo nei settori in cui essa era tradizionalmente forte, ma anche in altri campi dove non era un tempo molto rappresentata ma adesso comincia ad eccellere, come vari settori della biomedicina il “cultural heritage” e le neuroscienze sia cliniche che sociali. Negli ultimi anni il sistema universitario si è progressivamente adeguato ai criteri dei paesi più avanzati, anche grazie ad una spinta senza precedenti verso l’apertura di collaborazioni internazionali di livello che hanno goduto di finanziamenti speciali erogati in base a criteri strettamente meritocratici.

Come è strutturato il sistema accademico scientifico russo?
Il sistema dell’educazione universitaria russo differisce dal nostro soprattutto per due ragioni: il cursus honorum (Dall’ingresso nel sistema scolastico all’ottenimento di un titolo di studio superiore) dura un anno di meno rispetto al nostro; le figure docenti sono due (professor e dozent in russo), come in Francia, e non tre come da noi, anche se alcune delle università più prestigiose e più strutturate con collaborazioni estere hanno cominciato a riconoscere i propri docenti stranieri il titolo intermedio, quello di professore associato, dopo un periodo di almeno tre anni in cui il candidato si è dimostrato sufficientemente meritevole. È un po’ la copia della situazione che si è concretizzata da noi con l’introduzione della figura del ricercatore di tipo B. L’Accademia delle Scienze rappresenta il referente principale del sistema ed anche se notevolmente ridimensionata nel suo potere dalla riforma del 2014 mantiene il proprio prestigio e di fatto anche il proprio potere in quanto la quasi totalità dei rettori delle università più prestigiose e dei direttori degli istituti di ricerca più importante sono suoi membri.

Quali meccanismi presiedono al funzionamento e finanziamento della ricerca scientifica in Russia?
Dopo la riforma del 2014 che di fatto ha ridimensionato concretamente il potere dell’Accademia delle scienze il governo Russo ha creato un’agenzia preposta specificamente al controllo del finanziamento del settore scientifico con il compito specifico di introdurre strumenti di controllo della qualità del prodotto. Lo stesso è avvenuto quasi contemporaneamente per quanto riguarda il sistema dell’educazione superiore, e ciò ha creato le premesse per avvicinare in modo sensibile la Russia ha paesi più industrializzati, nei quali le università sono il vero motore della ricerca, oltre che luogo dove si insegna.

I finanziamenti vengono erogati su base meritocratica. I criteri di valutazione sono quelli utilizzati internazionalmente: pubblicazioni scientifiche dei proponenti valutate obiettivamente sulla base di H-index; qualità della produzione scientifica valutata attraverso l’impact factor delle riviste in cui vengono pubblicati i lavori quali risultato della ricerca finanziata, rispetto della pianificazione proposta sia in termini di tempistica che il budget, ma anche potenziale impatto sulla società e sulla produzione industriale. Nel contempo sono stati creati due fondi principali per il finanziamento ministeriale della scienza, l’RFF, che finanzia soprattutto la ricerca di base, e l’RNF (fondo Russo per la scienza) che finanzia progetti di rilevanza nazionale, preferenzialmente multidisciplinari. Sono inoltre fondi di finanziamenti ministeriali coordinati dai vari ministeri quali salute, economia, trasporti etc. ed esiste un fondo particolare coordinato dal Minobranauki (il Ministero della Scienza dell’Educazione Superiore Russo) il quale lancia a scadenza annuale un concorso per l’erogazione di Mega Grants (di tre o quattro anni di durata ciascuno) con un budget medio di 30 milioni di rubli – circa €350.000 al cambio attuale – all’anno. Di regola questi progetti finanziati devono essere coordinati da uno scienziato di provenienza estera, e questo sistema ha contribuito notevolmente ad avvicinare la Russia alla realtà qualitativa dei paesi leader.

Quali opportunità offre il sistema accademico scientifico russo per un ricercatore o un docente italiano?
È evidente da quanto detto sopra che la Russia investe in ricerca ed educazione superiore significativamente più che il nostro paese. Questa tendenza si è manifestata negli ultimi 5-6 anni, e continua progressivamente a crescere. Esistono diversi programmi che finanziano le collaborazioni internazionali, e varie università russe lanciano ormai regolarmente concorsi dedicati specificamente a ricercatori stranieri i quali trovano in loco tutti gli strumenti necessari per sviluppare le proprie potenzialità. Le opportunità non sono disponibili ovunque, vanno ricercate con intelligenza, come anche chi si propone viene valutato con la necessaria meticolosità, ragion per cui la Russia offre si opportunità, ma solo a chi le merita e solo, in Russia, chi ha esperienza e mezzi per offrirle. Il mio elaborato serve appunto ad orientare correttamente chi, non sentendosi pienamente realizzato in Italia, vuole provare a costruire almeno una parte della sua carriera nella federazione Russa. Io stesso, forse un po’ tardi – ma non è mai troppo tardi – ho fatto così.

Aldo Spallone è professore aggregato di Neurochirurgia presso il Dipartimento di Biomedicina e Prevenzione dell’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata” e direttore del Dipartimento di Neuroscienze Cliniche presso l’NCL – Neurological Centre of Latium di Roma

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