Il Santo traditore. Vita e opere di Flavio Giuseppe, Giambattista CairoDott. Giambattista Cairo, Lei è autore del libro Il Santo traditore. Vita e opere di Flavio Giuseppe edito da EDB: quale importanza riveste lo storico romano di origine ebraica?
Flavio Giuseppe è personaggio essenziale per chiunque si accosti alla storia, non solo del giudaismo, ma romana in genere. La sua importanza deriva prima di tutto dal suo coinvolgimento nella guerra combattuta dai Giudei contro Roma che si concluse con la distruzione del Tempio di Gerusalemme nel 70 d.C.; evento di cui fu testimone oculare e che costituisce una svolta epocale nella storia del giudaismo – basti pensare al significato che rivestono ancora oggi per gli Ebrei il Muro del Pianto e la spianata del Tempio. Di queste vicende, a cui partecipò attivamente, il nostro storico fornisce una descrizione dettagliata e rappresenta su questo argomento di fatto la nostra unica fonte. Anche su altri aspetti della storia giudaica e romana, sia di età ellenistica che dei primi secoli dell’impero, Flavio Giuseppe costituisce una fonte per noi imprescindibile. Le sue, infatti, sono tra le poche opere giunteci dall’antichità pressoché integralmente.

Flavio Giuseppe ha un’importanza fondamentale poi per la storia del cristianesimo. Egli visse, infatti, una generazione dopo Gesù di Nazaret e nelle sue opere ritroviamo l’ambiente in cui Gesù visse. Non solo. Vi troviamo anche i riferimenti più antichi di un autore non cristiano a Gesù. Mi riferisco alla menzione dell’assassinio di Giacomo, fratello di Gesù detto il Cristo, e al tanto discusso Testimonium Flavianum, a cui dedico nel mio libro una delle due appendici finali.

L’importanza di Flavio Giuseppe non si ferma però alla storia cosiddetta evenemenziale. Risiede anche in due discorsi riportati nelle sue opere e frutto della sua personale elaborazione. Alludo al discorso attribuito ad Erode Agrippa II all’inizio della rivolta e a quello che l’autore fa pronunciare a Eleazar poco prima della caduta di Masada, l’ultima roccaforte in mano ai ribelli. Mentre Agrippa II sottolinea quanto sia vano opporsi ai Romani una volta che se ne è accettato il dominio, fornendo il giudizio di un non romano sull’imperialismo romano, Eleazar esalta il martirio, dichiarando preferibile la morte alla rinuncia alla libertà. In particolare l’episodio di Masada, col suicidio in massa dei ribelli e delle loro famiglie, ha avuto un notevole impatto sull’immaginario degli Ebrei, contribuendo a definire, in certa misura, la stessa identità storica dell’odierno Stato d’Israele. Non a caso si è parlato e si parla al riguardo del mito di Masada. A contribuire alla sua creazione è stato il generale israeliano Yigael Yadin che ha scavato per primo il sito agli inizi degli anni Sessanta del secolo scorso, ma non avrebbe potuto farlo se non avesse avuto alle spalle il nostro autore.

Quali vicende hanno contrassegnato la vita di Flavio Giuseppe?
Come già detto, la vita di Flavio Giuseppe è stata contrassegnata dalla grande ribellione dei Giudei contro Roma. Prima di allora il principale intervento pubblico del nostro storico era consistito in un viaggio a Roma per impetrare la liberazione di alcuni sacerdoti giudei in attesa di giudizio. Qui aveva conosciuto Poppea Sabina, la moglie dell’imperatore Nerone, e grazie a lei aveva potuto condurre felicemente a termine la sua missione. Ritornato a Gerusalemme si trovò davanti i prodromi della rivolta. Al riguardo, bisogna subito precisare che i ribelli non presentarono mai un fronte compatto contro Roma. La rivolta ebbe sempre diverse anime, spesso confliggenti, tanto che a mio parere si può parlare, usando un’espressione un po’ forte, di guerra civile. Sarebbe poi sbagliato, sempre a mio parere, cercare all’origine della rivolta una sola motivazione. Essa non fu causata solamente dal desiderio di liberarsi dalla dominazione romana, né ebbe motivazioni esclusivamente religiose – è questa un’epoca connotata da una forte attesa messianica – e neppure ebbe cause esclusivamente sociali. Penso che tutti questi motivi, e non uno solo tra essi, abbiano contribuito alla rivolta e spieghino sia la sua estrema frammentarietà sia perché essa attraversi le diverse classi, ponendo a volte membri di una stessa classe, se non famiglia, in schieramenti opposti. In questo quadro, Flavio Giuseppe si colloca nell’ambito della classe dirigente moderata, quella che, trascinata dagli eventi, si trovò suo malgrado a guidare la ribellione, col segreto intento di depotenziarla dall’interno per addivenire a un accordo con i Romani. In tutto questo Flavio Giuseppe ebbe un ruolo di primo piano, perché il governo rivoluzionario affidò a lui la Galilea, regione chiave poiché, in quanto posta al confine con la provincia romana di Siria, era destinata a essere investita per prima dagli eserciti romani condotti alla riconquista del Paese. Il problema per il nostro storico nacque quando, trovandosi di fronte all’alternativa tra il suicidio, per cui avevano optato i suoi commilitoni, o la resa ai Romani, optò per quest’ultima soluzione. Una volta passato nell’accampamento romano si prodigò poi per indurre i ribelli asserragliati a Gerusalemme ad arrendersi. Da qui quell’accusa di tradimento rivoltagli dai suoi connazionali dalla quale cercò di difendersi a più riprese nelle opere scritte dopo la conclusione del conflitto, una volta giunto a Roma. La seconda parte della sua vita Flavio Giuseppe la trascorse infatti a Roma, sotto i Flavi. Tito Flavio Vespasiano era stato il generale incaricato da Nerone di reprimere la ribellione. Durante la spedizione, Nerone era morto ed era scoppiata una guerra civile fra diversi pretendenti all’impero da cui era uscito vincitore proprio Vespasiano. Fu per questo motivo che l’assedio decisivo a Gerusalemme venne condotto dal figlio di Vespasiano, Tito, destinato a succedergli a sua volta nell’impero. Flavio Giuseppe dopo la sua resa fu favorito dai Flavi, che non solo lo liberarono, ma gli concessero anche diversi benefici, tra cui la cittadinanza romana. Fu allora che Giuseppe assunse il nome romano di Tito Flavio, in onore dell’imperatore.

Quali sono le opere di Flavio Giuseppe?
Flavio Giuseppe ha scritto un primo resoconto della guerra in aramaico che non ci è pervenuto. Questo scritto era probabilmente rivolto ai Giudei della diaspora e aveva forse come scopo di evitare, ora che il Tempio era stato distrutto, una loro sollevazione contro Roma. In seguito, una volta giunto a Roma, Flavio scrisse in greco un nuovo resoconto della guerra, che aveva soprattutto lo scopo di difenderlo dalle accuse rivoltegli dai suoi nemici. È lo stesso scopo che ha la sua autobiografia, che tratta in particolare del suo governo in Galilea per conto dei ribelli. L’autobiografia venne pubblicata in appendice alle Antichità Giudaiche, in cui Flavio ripercorre la storia del suo popolo fin dalle origini e che per noi rappresenta una fonte importantissima, in quanto si pone in parallelo alla Bibbia. Infine, Flavio scrisse un’opera polemica, il cosiddetto contro Apione, contro quegli autori che denigravano il suo popolo mettendone in dubbio l’antichità. Con queste due opere, Antichità e Contro Apione, Flavio dimostra chiaramente, a mio parere, quale fosse la dedizione e l’amore per il suo popolo.

Le opere ci sono state conservate dai cristiani. Molto spesso Flavio Giuseppe accusa i ribelli di aver attirato su Gerusalemme l’ira di Dio col portare le stragi e la violenza all’interno del Tempio. I Romani sarebbero stati lo strumento di cui Dio si sarebbe avvalso per punirli. Queste accuse sono state riprese dai primi cristiani, che le hanno rielaborate collegandole alla vicenda di Gesù. La sorte toccata a Gerusalemme fu reinterpretata come punizione inferta da Dio ai Giudei per aver ucciso Gesù e la distruzione del santuario fu vista come adempimento della profezia di Gesù sulla distruzione del Tempio. Da qui l’importanza attribuita dai cristiani alle opere di Flavio Giuseppe, che contenevano già accuse di empietà rivolte ai Giudei e menzionavano Giacomo e lo stesso Gesù, se non in termini positivi, quantomeno neutri.

Queste stesse opere, in particolare la Guerra, le Antichità – che nell’ultima parte riprende le vicende descritte nella Guerra – e la Vita, scritte in epoche e sotto imperatori diversi, sono anche le nostre uniche fonti per ricostruire la vita di Flavio Giuseppe. Per questo il mio libro premette alla ricostruzione della sua vita la genesi delle sue opere alla luce degli studi più recenti. Ricostruire il contesto di queste opere, il motivo per cui furono scritte e i destinatari a cui erano rivolte è fondamentale per una corretta interpretazione degli eventi che vi sono narrati. Il compito non è facile in quanto stessi fatti, soprattutto quelli che lo videro personalmente coinvolto, sono presentati da Flavio Giuseppe a volte in modo differente. Sulle ragioni di queste discrepanze gli studiosi si sono a lungo interrogati e il mio libro riassume le loro conclusioni, a volte avanzando idee nuove.

Quale giudizio storico su Flavio Giuseppe è più veritiero: traditore della sua patria o eroe?
Direi né l’uno né l’altro. Semplicemente Flavio Giuseppe fu un uomo del suo tempo, un uomo cioè che riflette l’epoca di contraddizioni in cui visse. Se però vogliamo proprio dare un giudizio, direi che, paradossalmente, Flavio Giuseppe si può considerare traditore del suo popolo quando militava come generale affianco ai ribelli, soprattutto per la non trasparente gestione finanziaria della sua amministrazione in Galilea – questa è una mia idea che motivo nel corso del libro -, mentre una volta arresosi ai Romani, ritengo che Flavio Giuseppe si sia adoperato sinceramente per la salvezza del suo popolo e dello stesso Tempio di Gerusalemme; prima del 70 d.C. perché non fosse distrutto, dopo perché fosse ricostruito, o quantomeno fosse ripristinata la classe dirigente sacerdotale che ne era stata alla guida.