“Il romanzo storico intorno a Manzoni: d’Azeglio, Grossi, Guerrazzi, Cantù” di Roberto Risso

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Prof. Roberto Risso, Lei è autore del libro Il romanzo storico intorno a Manzoni: d’Azeglio, Grossi, Guerrazzi, Cantù, pubblicato dalle Edizioni dell’Orso: quale espansione e successo conobbe il genere del romanzo storico italiano nel primo Ottocento italiano?
Il romanzo storico intorno a Manzoni: d'Azeglio, Grossi, Guerrazzi, Cantù, Roberto RissoGrazie per l’attenzione e per l’interesse nei confronti del mio libro sul romanzo storico italiano del terzo decennio dell’Ottocento. Ho lavorato a questo saggio durante il Dottorato americano, in anni – mi riferisco agli anni Dieci del Duemila – in cui sia in Italia che negli Stati Uniti erano molto intense le difficoltà economiche causate dalla crisi del 2008 e in entrambi i Paesi si è assistito a un rifiorire di studi sull’identità e sulla formazione di nazionalismo, sciovinismo ma anche di un sentire intenso di amor patrio non pervaso da troppi risvolti negativi come estremismo e razzismo. Occupandomi di letteratura italiana la riflessione sul romanzo storico patriottico fiorito negli Stati Italiani fra la Ventisettana e la Quarantana è stato un passo naturale, dovuto alla realizzazione che lo stesso Manzoni, e molti dei suoi accoliti, fra cui gli amici fraterni Dossi e Massimo d’Azeglio, risentivano di un clima di fervidissime letture e riscoperte causate dalla diffusione delle traduzioni e rimaneggiamenti in italiano dei romanzi di Walter Scott, tradotto da Barbieri. Le centinaia di romanzi e novelle (e subito anche melodrammi, arie, tragicommedie e commedie) fioriti e diffusi sul triplice modello scottiano, manzoniano e balzachiano non sono che gli effetti di un rinnovato interesse alla spettacolarizzazione della storia remota italiana alla luce dei non peregrini sommovimenti politici e culturali degli anni Trenta e Quaranta dell’Ottocento.

Il successo e la diffusione delle opere fiorite in quel periodo sono eccezionali: decine di riedizioni, edizioni pirata, riedizioni, adattamenti teatrali, penetrazione nella cultura popolare, circolazione libraria e aumento della consapevolezza storica sono tutti risultati che accompagnarono e seguirono la fase propulsiva del romanzo storico di quel periodo, appunto, fra Manzoni e Nievo.

Quale idea e immagine di Italia emergono dalle pagine dei romanzi storici del primo Ottocento italiano?
Fase storica e letteraria importante non solo per il romanzo ma anche e soprattutto per la tumultuosa storia italiana, nell’arco di tempo compreso fra il 1827 e il 1838 si ha il fiorire e il diffondersi di un gusto e di una consuetudine per la narrazione avventurosa e sentimentale innestata su eventi e periodi remoti della storia italiana: si va da un Medioevo comunale a un Cinquecento di lotte e prevaricazioni dove al compito di insegnare al lettore storia e tradizioni del passato si aggiunge una multiforme e spesso disordinata volontà di risvegliare in chi legge un senso di appartenenza e di fierezza in funzione patriottica. La mia indagine si è soffermata sui meccanismi fondamentali che compongono e muovono le leve profonde della scrittura e sulla fruizione di una serie di romanzi storici rappresentativi – per valore artistico, area geografica, funzione all’interno della produzione dell’autore – che, muovendo dal duplice magistero scottiano e manzoniano, raggiungono per strade diverse e con esiti differenti la via italiana al romanzo storico.

Nei romanzi storici dei primi tre decenni dell’Ottocento è fondamentale la rappresentazione dell’Italia divisa in fazioni armate le une contro le altre, il conflitto permanente in ogni comune, in ogni famiglia. Stigmatizzando gli odi fratricidi – desunti dalle cronache dei tempi e narrate con dovizia di particolari e di dettagli – gli autori si erano proposti di far emergere un’idea potente della ricchezza di cultura e di potenziale in seno agli italiani prima che l’Italia esistesse come realtà nazionale. Al topico binomio delectando-docere si unisce la volontà di movere attraverso la riscoperta di eroi, miti, situazioni, luoghi caratterizzanti e momenti altamente problematici. Scegliendo momenti di crisi profonda quali guerre, assedi, duelli, ingiustizie e prepotenze, ribellioni e tradimenti, gli autori s’imponevano di realizzare la raffigurazione della crisi e del suo superamento, tramite la fittissima trama di riferimenti al presente, resa possibile dalla presenza di una o più voci narranti onniscienti e da interventi autoriali a tutti i livelli.

Quali sono gli autori e le opere più rappresentative del periodo e quali i temi trattati?
I romanzi che ho analizzato nel mio studio sono: Massimo D’Azeglio, Ettore Fieramosca ossia La disfida di Barletta, (1833 e 1850), Tommaso Grossi, Marco Visconti (1834); Gian Domenico Guerrazzi, L’assedio di Firenze (1836); Cesare Cantù, Margherita Pusterla. Racconto (1838).

La storia patria, medievale o cinquecentesca è il fulcro del romanzo storico del primo Ottocento: Manzoni stesso aveva ambientato le sue opere teatrali nel Medioevo e il romanzo nella Lombardia della prima metà del Seicento, alla ricerca di un passato congeniale e funzionale al presente, dove la frammentazione e la divisione restano invariate ma a cambiare è lo spirito, la consapevolezza di un risorgimento imminente, prossimo, inevitabile, di cui si debbono però costituire i presupposti, le basi concettuali, metodologiche ed empiriche, da accostare alle opere dei politici, dei maestri, da diffondere capillarmente e soprattutto da usare per educare i giovani, gli spiriti ardenti, i patrioti futuri.

Si tratta di romanzi d’azione, in cui intrighi, peripezie e combattimenti hanno un ruolo di rilievo sia per le possibilità narrative che offrono ma anche per il potere caratterizzante – tempi e personaggi sono descritti in azione – la narrativa storica del periodo non rifugge inoltre dalla descrizione, anche minuta e disturbante, di atrocità e crudeltà. Nei romanzi di Guerrazzi questo elemento è molto marcato, in Cantù è più limitato e in D’Azeglio non inesistente. Non mancano tuttavia interessanti spunti di scavo psicologico, di nuovo l’introspezione di Manzoni è fondamentale, come nella Margherita Pusterla di Cantù che spicca per analisi psicologica e morale del cuore femminile e delle dinamiche di innamoramento e gelosia; Grossi intitola il suo romanzo con nome e cognome di un tiranno, uomo, per soffermarsi poi a lungo, e con rara sensibilità, sulla rappresentazione dei sentimenti e delle azioni di una donna.

In che modo, attraverso la rappresentazione di momenti storici fortemente critici, di mutamento e crisi, si sviluppa la narrazione storica italiano del primo Ottocento?
Nel mio libro ho inteso svolgere una lettura filologicamente attenta e criticamente impegnata dei testi, svolgere un’interpretazione di queste opere in funzione e attraverso il loro contesto storico, artistico, letterario e politico. Ho voluto suggerire una chiave di lettura basata sull’impegno degli autori nel contesto politico del Risorgimento e in quello, altrettanto rilevante, del tessuto letterario italiano ed europeo dei decenni centrali della prima metà dell’Ottocento.

Comune agli autori scelti è l’impegno politico, con ruoli di primo piano per D’Azeglio, presidente del Consiglio del Regno di Sardegna, ma anche per Cantù che subì non lievi carcerazioni, persecuzioni ed esili, e Guerrazzi, anch’egli coinvolto nel governo di Livorno, poi incarcerato ed esiliato in Corsica, e Tommaso Grossi, redattore del documento di unificazione di Piemonte e Lombardia. Il nucleo dei loro romanzi si distingue inoltre per uno strettissimo rapporto con Manzoni e con le stesure dei Promessi sposi e degli scritti teorici sul romanzo storico e sul Romanticismo con cui Tommaseo, Guerrazzi e Cantù a loro volta dialogarono nei loro non effimeri scritti teorici sui medesimi argomenti, anche se con prospettive molto distanti e a volte divergenti. Basilare è la presenza di un ragionamento sulla storia, la compresenza nei romanzi di narrazione storico-avventurosa e di riflessione sul presente ottocentesco, ovvero narrazione della storia in chiave attuale. L’attualizzazione di eventi e personaggi del passato è sistematica e argomentativa. Scegliendo momenti di crisi profonda quali guerre, assedi, duelli, ingiustizie e prepotenze, ribellioni e tradimenti, gli autori s’imponevano di realizzare la raffigurazione della crisi e del suo superamento, tramite la fittissima trama di riferimenti al presente, resa possibile dalla presenza di una o più voci narranti onniscienti e da interventi autoriali a tutti i livelli.

Una disfida ‘punitiva’, tradimenti fra conterranei, fra familiari, assedi di città e castelli, dedizione alla propria fazione e non all’interesse collettivo sono i cardini usati dagli autori per problematizzare la separazione e le faziosità della loro epoca, rivendicando allo stesso tempo il diritto – spesso sentito ed eseguito come un dovere – d’indagare sulla storia patria e fornire un nuovo, sorprendente bagaglio di conoscenze al nuovo e crescente pubblico borghese, femminile, giovanile ma anche maschile.

Come si espresse il confronto con il modello manzoniano sui temi letterari e patriottici?
Cesare Cantù era un frequentatore abituale di Casa Manzoni e allo stesso tempo autore di opere divulgative a tutto campo, compresa una guida ai tempi e ai personaggi dei Promessi Sposi. D’Azeglio s’imparentò con Manzoni sposandone una figlia, Grossi visse in Casa Manzoni per anni, solo per limitarci agli autori analizzati nel mio saggio. Il rapporto era di profonda ammirazione e rispetto, spesso tradotti in dediche al ‘maestro’ (come fece Grossi) non sempre gradite da Manzoni stesso. Anche il più distante dal gusto manzoniano, Guerrazzi, non entrò mai in polemica né criticò le opere di Manzoni in anni in cui le polemiche su riviste furoreggiavano. Gli autori che ho analizzato seppero cogliere il momento favorevole per imitare Manzoni nel metodo di studio e di scrittura, non tanto nei contenuti: spronati dall’esempio sincero e potente di Manzoni ebbero l’umiltà di documentarsi a fondo – anche se d’Azeglio si vanta del contrario – e quindi di procedere a un lavoro intenso, rigoroso, rispettoso della storia.

Il mio studio non si occupa direttamente dei due colossi del romanzo storico ottocentesco in quanto si focalizza sulle opere meno note, minori, ora semisconosciute, della loro evoluzione fra e attorno a Manzoni e Nievo. I due grandi romanzi storici non vengono analizzati in quanto tali ma come punti di riferimento per le opere di altri autori che, mossi da ideali e progetti politici, usarono forme e strumenti comuni per raggiungere esiti difficilmente prevedibili. È con lo scopo di colmare una lacuna che ho progettato la realizzazione di una monografia sul romanzo storico minore del primo Ottocento italiano.

L’arco temporale della produzione di queste opere, compreso fra la stesura del Fermo e Lucia e Le confessioni d’un italiano, si presta a un approccio critico interpretativo particolarmente rilevante proprio in rapporto ai capolavori del romanzo storico ottocentesco: la scelta di alcuni romanzi di determinati autori è il risultato di una selezione di opere che si trovano a dialogare con Manzoni da un lato, e che da Manzoni non possono prescindere anche quando se ne vogliono allontanare, e si differenziano da Nievo, concludendo un’epoca della narrativa ottocentesca italiana. Nievo, aprendo il suo romanzo al presente di una vita che attraversa due secoli è altra cosa rispetto al romanzo storico a lui precedente e contemporaneo, è, stendhalianamente, chronique, narrazione ormai lontana e inconciliabile con il travestimento storico-narrativo.

Roberto Risso, laureato in Lettere, ha conseguito un Dottorato di Ricerca in Italianistica presso l’Università di Torino nel 2010 e un Ph D in Italian Literature presso la University of Wisconsin-Madison nel 2015, è Assistant Professor of Italian presso la Clemson University nella Carolina del Sud (USA). Ha pubblicato una monografia sul romanzo epistolare italiano del Cinque e Seicento nel 2013, una monografia su Edmondo De Amicis nel 2018 e una quarantina di saggi in volumi e riviste accademiche. Si occupa prevalentemente di prosa narrativa italiana dal Cinquecento al Duemila e sta lavorando a progetti sulla narrativa ottocentesca.

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