Prof. Tommaso Braccini, Lei è autore con Silvia Ronchey del libro Il romanzo di Costantinopoli. Guida letteraria alla Roma d’Oriente edito da Einaudi: da cosa è composto il “romanzo” di Costantinopoli?
Il romanzo di Costantinopoli. Guida letteraria alla Roma d'Oriente, Tommaso BracciniIl “romanzo”, che io e Silvia Ronchey abbiamo costruito, è un mosaico composto da tessere che provengono da tempi e luoghi diversi, combinate non cronologicamente ma per temi e argomenti, lasciandole libere di parlarci. Nel corso dei secoli Costantinopoli è stata vista, visitata, descritta, amata e ammirata, ma anche detestata e disprezzata, da una folla di uomini e donne provenienti da ogni parte del mondo. Dagli stessi bizantini innanzitutto, ma anche da pellegrini, guerrieri, diplomatici, turisti che giungevano dall’Asia, dall’Africa, dall’Europa e dall’America… Molti hanno lasciato una testimonianza scritta, e così facendo ciascuno di essi ha contribuito a scrivere un grande romanzo.

Bisanzio, Costantinopoli, Istanbul: mai nessuna città ha avuto così tante identità.
Da colonia greca tutto sommato appartata, a capitale di due imperi universali, fino alla megalopoli odierna, specchio delle tensioni e delle contraddizioni della nostra epoca: questo è lo straordinario percorso della città che, secondo la tradizione, sarebbe stata fondata per la prima volta da Byzas nel VII secolo a.C. E c’è ancora un’altra identità da ricordare: quando Bisanzio fu rifondata da Settimio Severo e Caracalla, ebbe il nome di Colonia Antoniniana. L’attuale Istanbul racchiude i resti, e non solo in senso fisico, di tutte le città che l’hanno preceduta.

Cosa rimane nell’odierna Istanbul dell’eredità storica, artistica e culturale bizantina?
Dal punto di vista culturale, la presenza di Bisanzio è pervasiva quanto inaspettata: recandoci in uno dei tanti hammam, i “bagni turchi”, oppure al Bazar delle Spezie, ripetiamo gesti che erano familiari anche agli abitanti di Costantinopoli. La tenace presenza del Patriarcato ortodosso, inoltre, costituisce un elemento di continuità e di testimonianza rispetto al passato imperiale della città. A Istanbul, peraltro, sono ancora molti i monumenti bizantini: alcuni notissimi, come Santa Sofia o le Mura Teodosiane, altri più appartati e fuori dai giri turistici, come le chiese e chiesette ubicate presso il Corno d’Oro, per non parlare del Museo Archeologico, presso il quale tra l’altro sono custoditi alcuni sarcofagi imperiali di porfido, tra cui probabilmente quelli di Giuliano l’Apostata, di Teodosio II, e forse un frammento di quello di Costantino. Molto spesso il tempo e gli uomini non sono stati clementi con questi resti; in altri casi sono stati effettuati restauri fin troppo radicali, al punto che si è parlato di “disneyficazione”. Anche per questo abbiamo voluto corredare il libro con riproduzioni di disegni e incisioni dal Quattrocento a oggi, che aiutano a vedere la Istanbul bizantina con gli occhi dei viaggiatori del passato.

Il Suo libro contiene anche una mappa-itinerario ai monumenti e ai luoghi descritti.
Il nostro intento era quello di permettere anche al viaggiatore odierno di costruire il proprio “romanzo” tra le strade di Costantinopoli, per metterlo a confronto con quello degli autori del passato. Ma anche di consentire agli armchair travellers, i “viaggiatori da divano”, di visualizzare i percorsi all’interno della Città per antonomasia. Perché come diceva già nel Trecento un pellegrino russo, Stefano di Novgorod, “entrare a Costantinopoli è come entrare in una grande foresta: è impossibile percorrerla senza una buona guida”.

Quali autori hanno meglio raccontato la grandezza e lo splendore dell’antica Bisanzio?
Si potrebbero fare molti nomi, tanto più che di Costantinopoli hanno parlato alcuni tra i più noti scrittori di ogni tempo, compresi Hans Christan Andersen, Melville, Lord Byron, Casanova, Jean Cocteau, Mark Twain… Tra tanti forse spiccano un bizantino, Niceta Coniata, che raccontò le bellezze distrutte dai Crociati che conquistarono la capitale bizantina nel 1204; un pellegrino russo, Antonio di Novgorod, al quale si deve una descrizione mistica, estatica, visionaria di Santa Sofia; e infine Edmondo de Amicis, che al proprio viaggio a Costantinopoli dedicò un intero libro, forse la sua opera migliore.

In che modo la Roma d’Oriente ha influenzato ed ispirato l’arte e la cultura?
In primo luogo, proteggendo e continuando a leggere e studiare per mille anni autori come Omero, Platone, Eschilo, Sofocle, Euripide, Aristofane… se non ci fossero state le biblioteche e le scuole di Costantinopoli, oggi non li potremmo leggere. E negli ultimi anni di Bisanzio furono proprio questi testi, portati in Occidente dai dotti in fuga, a fornire il “carburante” indispensabile per far sbocciare il Rinascimento.

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