Il peso dei numeri. Teorie e dinamiche della popolazione, Daniela DannaProf.ssa Daniela Danna, Lei è autrice del libro Il peso dei numeri. Teorie e dinamiche della popolazione edito da Asterios: quali sono le principali teorie a proposito di ciò che determina gli andamenti nel tempo della popolazione umana e quali i loro limiti?
Nel mio lavoro mi sono occupata di “principali teorie” in un senso sostanziale, cioè quelle che sono più interessanti per la loro capacità di spiegazione dei dati storici nella lunga durata. Importantissima è la riflessione intorno alla domanda di lavoro come “traino” per l’aumento della popolazione, cosa che una scuola di antropologi ha indagato negli anni ’70, mostrando questa dinamica in molte società venute a contatto con la nostra, capitalistica, attraverso le conquiste imperiali.

Cosa significa descrivere sia dal punto di vista macrostorico che microstorico le dinamiche della popolazione?
Queste espressioni sono di Charles Tilly, che vuole rimarcare il fatto che non esistono piani di analisi di ciò che accade nella società (il micro e il macro) che prescindano dalla storia, in implicita polemica con l’impostazione positivista specialmente degli economisti, ala ricerca di leggi assolute. Sono gli economisti infatti a parlare di livelli micro e macro (e a volte meso), a cui dare spiegazioni con teorie diverse. Le espressioni micro e macro suggeriscono anche l’indipendenza dei due livelli, mentre l’analisi dei sistemi-mondo privilegia le interrelazioni tra le scelte individuali e le influenze sociali, derivanti da quelli che possiamo chiamare gli imperativi del potere. Comunque anche se i due livelli interagiscono, vanno considerati – analiticamente – in modo separato, a livello microstorico indagando chi siano i decisori della procreazione, e a livello macrostorico individuando le spinte alla riproduzione generale del sistema.

Quale quadro teorico vede nel “sistema-mondo” e non negli stati-nazione l’unità di analisi fondamentale per la scienza sociale?
L’analisi dei sistemi-mondo è una prospettiva, e un metodo, inaugurata dal lavoro “Il sistema mondo moderno” di Immanuel Wallerstein (1974). Oggi conta quasi mezzo migliaio di scienziati sociali aderenti (secondo le cifre dell’apposita sezione della American sociological association). Gli stati-nazione sono immersi in rapporti economici e di potere internazionali, lo vediamo anche con le vicende della politica italiana, che – malgrado le promesse di chi vuole essere eletto – nei fatti ripropone i diktat capitalistici. Perdite collettive e guadagni privati, c’est à dire.

Quali motivazioni stanno alla base delle decisioni procreative?
È una domanda a cui non si può rispondere in modo assoluto. Uno dei concetti dell’analisi dei sistemi-mondo è appunto che i sistemi innanzitutto sono diversi, e poi hanno delle logiche di funzionamento che devono trasmettere ai singoli agenti, individuati da Wallerstein e dalla sua scuola come “gruppi domestici” (ma anche le scelte degli altri attori sociali sono rilevanti: sistema interstatale, stati, imprese etc). In aggiunta a questo c’è un conflitto sottotraccia all’interno dei gruppi domestici (cosa mai affrontata da Wallerstein e dai suoi gruppi di ricerca) tra uomini e donne, perché il costo fisico della procreazione, nonché di fatto dell’allevamento dei figli, è sostenuto solo da queste ultime (solo ultimamente i padri sono un po’ più presenti nelle cure da prestare nei primi anni di vita dei figli – e meno nel nostro paese – a causa degli impegni delle donne sul mercato del lavoro). Nella teoria sociale viene solitamente “naturalizzato”, cioè considerato un fatto di natura, indiscutibile e invisibile, la procreazione, che è in realtà uno sforzo e un impegno, nonché un rischio femminile. Ideologicamente la procreazione è stata considerata dal potere maschile come l’adempimento del destino delle donne.

Quale rilievo ha la teoria della domanda di lavoro nel sistema capitalistico come base per l’accrescimento demografico?
Questa teoria, avanzata dal marxista Simon Coontz alla fine degli anni ’50, ha un’enorme rilevanza. Le politiche che tendono all’accrescimento demografico, così come al contrasto a quello che enfaticamente e allarmisticamente viene chiamato “declino demografico”, rispondono in realtà a un bisogno profondo della società capitalistica. Questo modo di organizzare la vita sociale, in cui siamo immersi come pesci nell’acqua e che solo poche voci mettono in questione sia sul piano politico che sul piano dell’analisi, è caratterizzata dalla spirale D-M-D’ – si investe una certa quantità di denaro per produrre una merce, che deve rendere una quantità maggiore di denaro, pena la bancarotta della ditta e la sua uscita dal mercato e dalla scena sociale. Il modo più semplice perché aumenti sia la domanda che la produzione di merci è l’aumento della popolazione, che come Marx ha scritto, tiene bassi i salari e assicura più sbocchi commerciali.

Quali sono i limiti della teoria della transizione demografica e dell’ideologia della crescita infinita?
La teoria della transizione demografica suppone che la natalità e la mortalità nelle società tradizionali fossero indipendenti, mentre è molto più verosimile che l’alta mortalità, in particolare infantile, fosse strettamente legata all’alta natalità. questo non solo tra i popoli considerati primitivi e barbari, ma anche in Europa, dove si registravano non solo gli abbandoni dei neonati ma anche misteriose morti per soffocamento nel letto dei genitori. Dato il quadro patriarcale di questo lungo periodo, non sempre ci si sforzava di evitare le gravidanze, cui abbandoni e infanticidi ponevano un crudele e necessario rimedio.

L’ideologia della crescita infinita in un mondo circoscritto è evidentemente un’assurdità – ma questa assurdità rimane l’orizzonte politico di questo capitalismo ormai sull’orlo del disastro ambientale – e quindi anche sociale, per quanto forse la maggior parte di noi pensi di poter fare a meno della Natura per vivere. Si tratta invece di sogni, non della realtà della specie umana.

Daniela Danna, PhD, sociologa all’Università del Salento. Si è occupata di questioni di sesso e genere, lesbismo e omosessualità, violenza contro le donne, politiche sulla prostituzione, maternità surrogata, analisi dei sistemi-mondo e teorie sulla popolazione. Gli ultimi suoi lavori sono Dalla parte della Natura. L’ecologia spiegata agli esseri umani (2018); Maternità. Surrogata? (2017); Né sesso né lavoro. Politiche della prostituzione (curatela, 2019); Il peso dei numeri. Teorie e dinamiche della popolazione (2019); L’amore tra donne nella storia (autunno 2019).