Il patto col diavolo, Giuseppe PedersoliDottor Pedersoli, il suo romanzo d’esordio, pubblicato da Sovera, si intitola Il patto col diavolo; fa da sfondo al racconto un futuro distopico di stallo politico ed economico, proteste di piazza, scioperi continui e crisi di governo: quanto ritiene reale questo scenario?
Non saprei se Il patto col diavolo meriti la definizione di “romanzo”. È nato come progetto di sceneggiatura per il cinema e probabilmente lo stile di scrittura riflette questa origine nel ritmo e nello sviluppo del racconto ma l’ispirazione nasce come una sentita reazione al modello di società nel quale noi e soprattutto le giovani generazioni ci stiamo abituando a convivere. Non parlerei di uno scenario con un futuro distopico, piuttosto della realtà di un paese che sembra essere ingabbiato in logiche di sistema che continuano a “proteggere” chi, rappresentante politico o anche semplice cittadino, preferisce lavorare ai margini delle regole della convivenza sociale invece di contribuire ad un cambiamento virtuoso anche se complicato. Si parla molto dei giovani che vanno all’estero in cerca di opportunità. Certamente questo fenomeno ha a che fare con le scarse opportunità di lavoro interessanti per i nostri ragazzi ma io sono convinto che ci sia dell’altro. Non sono con quelli che si lamentano sempre del nostro paese e che magari neanche ci provano ma penso che in altri paesi si trovino modalità di inserimento professionale molto più semplici, slegate dalle logiche del clientelismo o del nepotismo e chi ha buone idee o anche semplicemente voglia di lavorare, riesce purtroppo a valorizzare le proprie capacità più fuori dall’Italia che nel nostro Paese. Poi c’e’ il problema fiscale: un ragazzo con un buon progetto in molti casi riesce a svilupparlo con un computer e un cellulare. Come fai a convincerlo che nel caso di successo dovrà pagare il 50 o 60% di tasse?

Sulla scena del Suo avvincente racconto appare un misterioso personaggio, Lo Spagnolo: quali progetti ha per il nostro Paese?
Lo Spagnolo è un misterioso faccendiere che rappresenta enormi interessi finanziari internazionali. Al contrario di come spesso strumentalmente viene rappresentata la situazione economica italiana dalle agenzia di rating, lui è convinto che investire nel nostro Paese sarebbe potenzialmente un affare colossale ed ha un piano ben preciso da mettere in atto partendo dalla soluzione del nostro problema atavico: il debito pubblico. Ma quale prezzo sarebbe disposto a pagare il nostro paese per ricominciare a correre tra le grandi potenze mondiali?

Cosa nasconde questo personaggio misterioso?
Lo Spagnolo nella mia finzione rappresenta il potere economico, al quale sia i politici in generale sia anche noi semplici cittadini sembriamo quotidianamente subordinare i nostri valori sociali più importanti. All’estero spesso sento il peso della nostra etichetta banalmente sintetizzata dal machiavellico “fine che giustifica i mezzi” ma se si studia questo grandissimo fondatore della politica moderna, il suo ragionamento intellettuale mirava sempre e comunque al bene comune della collettività mentre nella società di oggi, certamente non solo italiana, sembra che il fine sia l’arricchimento personale o l’interesse di parte.

In un sofferto monologo, il Primo Ministro realizza l’impossibilità di cambiare e moralizzare il nostro Paese: è possibile a Suo avviso riedificare l’Italia?
Certamente sono convinto che si possa riedificare l’Italia su basi più solide e durature ed è evidente, anche dal risultato delle ultime elezioni, che la spinta verso il cambiamento sia fortissima specialmente tra i giovani che non devono difendere privilegi, monopoli e immunità. Nel capitolo tredicesimo da lei indicato, ho provato a immedesimarmi nella funzione di Primo Ministro, uno dei protagonisti del mio racconto, e pur riconoscendo a quel personaggio integrità morale, onestà e convinta dedizione alla cosa pubblica, mi sono chiesto quanto questo sistema permetta un reale miglioramento che incida sul benessere comune quando invece sembra che la corruzione sia ricompensata e il comportarsi onestamente diventi un sacrificio masochistico. Una società che seguita a privilegiare queste logiche è senza dubbio una società condannata.

Per il suo primo romanzo ha scelto il genere del thriller politico: un mezzo per testimoniare il Suo impegno civile?
Non intendo ergermi a moralista né a giudice in senso biblico o laico però credo che ognuno di noi ogni mattina quando esce di casa abbia il diritto ma anche il dovere di scegliere se fare un piccolo o grande patto col diavolo. Ognuno di noi deve decidere se comportarsi in maniera civile, onesta e rispettosa verso se stessi e gli altri. Altrimenti non c’è più differenza alcuna tra l’uomo probo e il corrotto, tra le persone corrette e i delinquenti. Credo sia l’unico modo per cambiare davvero il paese. Le faccio un esempio che mi ha scioccato e in parte mi ha spinto a scrivere alcuni passaggi del libro: qualche mese fa una campagna pubblicitaria nazionale di telefonia mobile conteneva il seguente messaggio: “Abbonatevi a noi perché siamo gli unici che non vi addebitano servizi che non avete richiesto”. Ecco, se continuiamo a vivere in un paese in cui il sistema protegge gli abusi siamo veramente nei guai.

Cosa significa per Lei l’esempio di quello straordinario personaggio che è stato Carlo Pedersoli, in arte Bud Spencer?
Mio padre non mi ha mai voluto insegnare nulla. Diceva, senza falsa modestia, che non era in grado di insegnare alcunchè. Eppure ha dato a me e alle mie sorelle sempre grandi esempi di integrità, di rispetto per gli altri, di non subordinare i propri principi e valori agli interessi materiali. È stato certamente un uomo fortunato e un vincente ma l’affetto della gente continua a dimostrare che forse quella fortuna e quelle vittorie le ha meritate tutte.

Suo papà ha girato il mondo e lavorato molto all’estero: quale giudizio dava del nostro Paese?
Era orgogliosissimo di essere italiano e avendo rappresentato il suo paese in tante gare internazionali sportive e due olimpiadi aveva per i colori azzurri una dedizione speciale. Certo non gli facevano piacere tanti giudizi superficiali che spesso all’estero esprimono verso di noi e con il suo comportamento ha cercato di incarnare un modello di italiano virtuoso.

Qual è stato l’insegnamento più grande che ha ricevuto da suo papà?
Senza dubbio il senso della famiglia, la non violenza verso il prossimo, l’ascolto più che il giudizio, il fatalismo (non superficialità) verso i problemi e il senso della vita.

Giuseppe Pedersoli, nato a Roma l’11 febbraio 1961, è figlio del famoso attore Bud Spencer e nipote di Giuseppe Amato, produttore de “La Dolce Vita”. Ha studiato Giurisprudenza a Milano e dopo aver lavorato in vari film come assistente alla regia, aiuto regista e produttore con registi del calibro di Sergio Leone, E.B. Clucher e Sergio Corbucci, ha fondato nel 1993 la casa di produzione Smile Production. Il patto col diavolo è il suo primo romanzo.