Il mostruoso femminile. Il patriarcato e la paura delle donnedi Jude Ellison Sady Doyle
traduzione di Laura Fantoni
Edizioni Tlon
«Nei momenti cruciali della vita di una donna, quando il controllo e la violenza dell’uomo vengono dispiegati per domarne la sessualità e l’attività riproduttiva, è inevitabile che facciano la loro apparizione alcuni caratteri mostruosi. Tali mostruosità hanno lo scopo di giustificare la sopraffazione maschile mostrando proprio quello che il patriarcato teme: ciò che le donne potrebbero diventare. Questo è un lavoro di apokálypsis, di contromitologia: portare alla luce il potere femminile disintegrando le narrazioni costruite per contenerlo o celarlo. Alla radice di tutte le teorie riguardo la natura maligna delle donne risiede una primordiale forza matriarcale, vasta, oscura e antica come l’oceano. Se esaminiamo i modi in cui le donne sono state demonizzate, allora possiamo raggiungerne le rive.
In questo lavoro ho deciso di includere le donne realmente esistite che sono state definite mostruose e ho inserito anche i mostri più significativi del mito e della letteratura. Ma un altro perno fondamentale attorno cui ruota il libro sono alcuni prodotti culturali di consumo provenienti dal XX e dal XXI secolo: storielle da pigiama party, racconti popolari, documentari true crime e tantissimi film horror. Nel regno del mostruoso, realtà e finzione tendono a mescolarsi. Un libro come questo ha senso solo se si attua un’operazione di assemblaggio in stile Frankenstein: la creatura che goffamente si muove verso di voi è stata messa insieme a partire da leggende metropolitane, deposizioni di serial killer, poesie del IX secolo e blockbuster anni Novanta con aliene sexy: insomma tutto quello che può illuminare l’orribile e spaventoso mondo femminile.
Nell’esaminare come le donne vengano minacciate e costrette ad adeguarsi a determinate norme sessuali, dovremo dedicare molto tempo alle norme stesse. Le tre sezioni – “Figlie”, “Mogli” e “Madri” – sono incentrate sugli unici tre ruoli che una donna può ricoprire all’interno del patriarcato, e sulla violenza necessaria a tenerla inchiodata lì. Viene dedicato molto spazio al sesso eterosessuale e al matrimonio, non perché tutte le donne siano eterosessuali e monogame, ma perché ognuna di noi viene forzata a esserlo. Ci si addentra nel territorio delle mestruazioni, della gravidanza e della maternità, non perché tutte le donne abbiano il ciclo, rimangano incinte o crescano bambini, ma perché quei processi hanno finito per identificare la totalità dell’essere donna.
Lo scopo non è mai quello di esaltare quei processi, e ancor meno dare l’idea che solo dopo averne fatta esperienza si possa essere una “vera donna”, ma piuttosto di chiedersi il perché della loro importanza e di rivelare quanta forza sia necessaria per confinare la vita di qualcuno in un’unica forma prestabilita. Nel libro si alternano i mostri che esistono fuori dal patriarcato e le vittime che vi abitano, le madri cattive che minacciano il dominio maschile e le dead blondes che ne costituiscono il prodotto intenzionale. Se c’è una cosa che ho imparato dallo studio dei mostri è che le fantasie sulle donne violente spesso nascondono le realtà di uomini violenti.»




