Il morso della reclusa, Fred Vargas, trama, recensioneCon Il Morso della Reclusa Fred Vargas torna alla scrittura con un nuovo appuntamento del Commissario Adamsberg, a capo della squadra Anticrimine del XIII Arrondissement di Parigi. Non c’è mai pace per l’indolente ispettore che questa volta deve vedersela con un caso che sembra risolto ma che in realtà nasconde oscuri segreti. Anche in questo romanzo Fred Vargas – pseudonimo dietro cui si nasconde la scrittrice Frédérique Audouin-Rouzeau – conferma la sua ambientazione preferita, quegli oscuri luoghi parigini e francesi più in generale che fanno da sfondo ad una serie di misteri che solo il cacciatore di nubi Adamsberg potrà riuscire a dipanare.

Jean-Baptiste Adamsberg è finalmente in vacanza in Islanda quando viene ricontattato dalla centrale di polizia: è necessario il suo rientro immediato a Parigi perché c’è un caso spinoso da risolvere. I suoi uomini – 27 agenti scelti fra i quali spiccano il fedele e furbo comandante Danglard e la giunonica signorina Retancourt – devono riuscire a capire chi abbia investito con il proprio suv una donna e soprattutto quali siano i motivi di questo incidente. Il caso viene presto risolto e chiuso come incidente ma nel corso della breve indagine escono fuori alcuni elementi che fanno pensare. Adamsberg infatti si rende ben presto conto che alcuni morti naturali che sono avvenute nel sud della Francia, in particolare nella regione della Linguadoca-Rossiglione, di naturale hanno ben poco. Infatti da un primo – ed unico – esame autoptico sembra che i tre vecchietti, che in comune non hanno alcun legame, siano deceduti a causa del morso di un particolare ragno appartenente alla famiglia dei Loxosceles ma che viene comunemente chiamato Reclusa. Non si tratta di animali nocivi ma in particolari soggetti allergici può causare necrosi, convulsioni e portare anche alla morte. Questo ragno è molto comune negli Stati Uniti ma è praticamente sconosciuto in Europa. Che cosa ci fa, dunque, questo aracnide in Linguadoca? Al commissario Adamsberg qualcosa non quadra ma questa volta viene lasciato solo da molti membri della squadra che considerano le sue teorie solo vaneggiamenti. Anche il comandante Danglard, che solitamente rappresenta la sua controparte dialettica e che con gli scontri verbali e i ragionamenti contraddittori riesce sempre a spingere Adamsberg al ragionamento, questa volta prende le distanze dal Commissario.

Celebre la scena del romanzo nella quale proprio Danglard tenta di riportare Adamsberg alla ragione pronunciando queste dure parole: “Non ci posso credere, non ci voglio credere. Torni fra noi, commissario. Ma in quali nebbie ha perso la vista, porca miseria?”. Ma Adamsberg non si lascia toccare da questi commenti e risponde “Nella nebbia ci vedo benissimo, meglio che altrove. Non credo a una moltiplicazione delle recluse. Non credo a una mutazione del loro veleno, cosi grave e cosi improvvisa. Credo che quei tre uomini siano stati assassinati.”. In effetti mentre nella Regione si scatena la psicosi Reclusa, Adamsberg inizia le sue indagini, anche aiutato da un’intuizione di Mathias, l’archeologo protagonista del ciclo di romanzi dei Tre Evangelisti. Durante l’indagine viene fuori un dato molto interessante: non è vero che i tre anziani non hanno alcun elemento in comune. I tre invece si conoscevano e anche molto bene: erano tutti e tre cresciuti nel famigerato orfanotrofio della Misericordia, un luogo che rappresentava l’inferno nei loro ricordi. Starà al commissario Jean-Baptiste Adamsberg riuscire a ricostruire i legami che uniscono i tre anziani e risalire ai responsabili di quello che solo ai suoi occhi appare come un omicidio. Ma il Commissario Jean-Baptiste Adamsberg non si arrende davanti alle apparenze e continuerà dritto per la sua strada.

Il Morso della Reclusa è forse uno dei romanzi più belli di Fred Vargas. Numericamente si classifica come il nono romanzo del Commissario Adamsberg, il secondo dopo il cambio di casa editrice. Come in tutti gli altri romanzi della serie, anche in questo caso l’autrice vuole abbandonare i luoghi comuni dei romanzi noir, ossia sesso e sangue, per concentrarsi invece sulle trame, gli intrecci, i ragionamenti mentali che portano il Commissario e i suoi uomini ad individuare sempre la soluzione anche più nascosta dentro tutti i casi. E di nuvole di dubbi questa volta Adamsberg ne dovrà spazzare tante perché in questa avventura avrà anche i suoi uomini contro, convinti che la vacanza in Islanda abbia avuto effetti deleteri sul loro capo. Ad accendere la spia del dubbio – e la fiamma del ragionamento – come al solito piccole coincidenze che nella maggior parte dei casi vedono come teatro la gendarmeria del XIII Arrondissement. A condire il tutto ci sono sempre i dialoghi quasi surreali di Adamsberg e dei suoi uomini che conquistano i lettori con il loro essere delle persone normali, con una loro etica e moralità anche molto alta ma soggetti anche a numerosi errori in quanto esseri umani spinti dalla passione e talvolta anche dalla paura. Tutti elementi indispensabili e assolutamente necessari per spingere il lettore a sfogliare le pagine e lasciarsi conquistare dalla storia.